Processo per l’omicidio Willy Monteiro Duarte. Le difese di Pincarelli e Belleggia, che chiedono l’assoluzione, vanno per le lunghe: rinviate quelle dei difensori dei fratelli Bianchi

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COLLEFERRO | PALIANO | ARTENA – Siamo giunti finalmente alle fasi conclusive del processo per la barbara uccisione di Willy Monteiro Duarte.

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Come calendarizzato fin dallo scorso 24 Marzo – a conclusione delle udienze dibattimentali davanti la Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone – dopo la requisitoria dei Pm del Tribunale di Velletri, Francesco Brando e Giovanni Taglialatela, della settimana precedente [qui l’articolo •>], lo scorso 19 Maggio si è svolta l’udienza dedicata alle arringhe della difesa.

La seduta non è stata sufficiente per ascoltare le ragioni delle difese dei Fratelli Bianchi – che avranno modo di esprimersi nella prossima udienza fissata per il 26 Maggio – a causa del prolungarsi delle arringhe dei difensori Loredana Mazzenga di Mario Pincarelli e Vito Perugini di Marco Belleggia.

Delle requisitorie dei Pm Brando e Taglialatela abbiamo riferito quanto alle motivazioni che hanno portato alla richiesta dell’ergastolo per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi e ad una condanna, pur riconoscendo le attenuanti generiche, a 24 anni di reclusione per Francesco Belleggia e Mario Pincarelli.

L’arringa difensiva della legale di Mario Pincarelli, l’avv. Loredana Mazzenga, ha replicato alla requisitoria dei Pm soprattuto con riguardo al livello di attendibilità di alcuni testi, convocati dalla difesa dei Fratelli Bianchi, che in sede di interrogatorio attribuirono al Pincarelli «condotte da lui mai realizzate» aggravandone la posizione.
Più in generale la difesa di Pincarelli ha mirato a smontare, una per una, le testimonianze che chiamano in causa il suo assistito, quantomeno sul piano della chiarezza e della coerenza.
Poi evidenzia l’atteggiamento tenuto da Pincarelli nell’immediato e nei giorni successivi all’evento.
«Pincarelli ha reso due interrogatori di garanzia e spontanee dichiarazioni. È un ragazzo semplice.
Dei quattro è quello che si difende meno. I testimoni dicono che era ubriaco ed è quindi possibile che non avesse ben capito cos’era accaduto.
Quando va in caserma è pronto a prendersi la responsabilità del calcio perché vuole tornare a casa a dormire: se avesse avuto il sentore di ciò che era accaduto, non l’avrebbe mai detto. Lui dice “ero di spalle, non mi sono accorto di nulla”. In tutte le intercettazioni ambientali dice “ho la coscienza pulita”. Pincarelli cerca di avvicinare la famiglia di Willy, scrive lettere e in aula dice “mi dispiace”. Dice al padre “mi si è spezzato il cuore”»…
E poi ancora, a proposito del sangue sulla camicia del suo assistito, afferma che non è né di Willy né di Cenciarelli.
Al termine dell’arringa, l’avv. Mazzenga ha chiesto l’assoluzione del suo assistito con la formula per non aver commesso il fatto o quantomeno la derubricazione da omicidio volontario a preterintenzionale «essendo Pincarelli l’unico dei quattro che non sa fare Mma e non pratica arti marziali. Per giunta era ubriaco ed il colpo da lui sferrato mai avrebbe potuto avere forza letale…». In quest’ultima ipotesi chiede la riduzione della pena per il rito abbreviato.

L’arringa difensiva dell’avv. Vito Perugini, legale di Francesco Belleggia, l’unico tra i quattro imputati che si trova ai domiciliari, tende a minimizzare i rapporti ed i contatti tra il suo assistito ed i fratelli Bianchi.
«Il rapporto con i Bianchi non andava oltre una semplice conoscenza. Francesco Belleggia non ha precedenti penali, nessuna segnalazione di polizia giudiziaria, ed è un volontario in favore delle persone disabili.
Non fa parte della chat della “Gang dello Scrocchio”…
Non c’è prova che Belleggia sapesse dell’arrivo dei Bianchi.
Dirà la verità sin dall’inizio e quella verità non sarà mai cambiata».
Anche Perugini tende ad evidenziare la debolezza delle testimonianze: alcune usano la stessa analogia del “calcio di rigore”, altre raccontano i fatti sulla base di una visibilità intermittente. Anche alcune intercettazioni ambientali vedono gli osservati – consci di esserlo – comportarsi in maniera strumentale nel tentativo di “diluire“ le responsabilità dei Bianchi condividendole con gli altri due imputati.
Al termine dell’arringa, l’avv. Perugini chiede l’assoluzione di Belleggia per non aver commesso il fatto e in via subordinata perché non c’è la prova. In caso di derubricazione, anche Perugini chiede la riduzione della pena per il rito abbreviato.

In aula erano presenti gli imputati, le parti civili, Maria Lucia Duarte, madre di Willy, circondata da numerosi amici di Willy e la fidanzata di Gabriele Bianchi, anche lei presente a tutte le udienze, sempre in disparte.
Le arringhe difensive di Pincarelli e Belleggia vanno per le lunghe e, dopo circa sei ore di udienza, la Corte d’Assise decide di rinviare al prossimo Giovedì 26 Maggio le arringhe degli avvocati Mario e Massimiliano Pica in difesa dei fratelli Bianchi.

Rispetto al calendario previsto quindi, le arringhe difensive non si sono esaurite nell’unica udienza del 19 Maggio.
Il prossimo 26 Maggio dunque sarà il turno delle arringhe difensive dei fratelli Bianchi e delle eventuali repliche dei Pm.
I giudici decideranno se riunirsi quello stesso giorno in camera di consiglio, come previsto inizialmente, oppure posticipare la sentenza fissando una successiva udienza.