Omicidio Willy Monteiro Duarte. I Pm chiedono l’ergastolo per i fratelli Bianchi e 24 anni per Pincarelli e Belleggia. Le considerazioni del Sindaco Pierluigi Sanna

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COLLEFERRO | ARTENA | PALIANO – Per la morte di Willy Monteiro Duarte, avvenuta la notte tra il 5 ed il 6 Settembre 2020, la Procura ha chiesto la condanna al massimo della pena, l’ergastolo, per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Chiesta una condanna a 24 anni per Francesco Belleggia e Mario Pincarelli.

Sarà molto difficile, per tre intere comunità (quelle di Artena, Colleferro e Paliano) dimenticare che alle 3,23 del 6 Settembre 2020 [qui tutti gli articoli •>] all’interno dei giardini di Largo Oberdan a Colleferro il giovane cuoco capoverdiano di Paliano si trovò al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Ora è il momento del giudizio, quello della giustizia terrena.

Siamo davanti alla Corte d’Assise di Frosinone. Per la prima volta sono presenti in aula, nella cella degli imputati, anche i fratelli Bianchi, dopo i collegamenti dal carcere per le restrizioni Covid.

È il 12 Maggio 2022, siamo alla requisitoria dei Pm Francesco Brando e Giovanni Taglialatela.
Taglialatela: «Stiamo per chiedere le pene, ma qualunque sia la pena, se ci sarà, è solo un aspetto. La pena anche più severa deve contenere anche una speranza, che riguarda loro stessi, un cambiamento, un rinnovamento, una redenzione e un pentimento autentico».
Poi, rivolto agli imputati: «Cambiate, pentitevi, non solo per la vittima, che lo reclama, ma per voi stessi e per chi ci sarà ad aspettare».

La ricostruzione
Una lite tra gruppi antagonisti di ragazzi, che forse stava volgendo al termine, è stata interrotta da un «Stanno arrivando i Bianchi».
E sono arrivati!
Poi 50 secondi di pestaggio puro, con accanimento quasi esclusivo sul povero ed esile Willy.

«I Fratelli Bianchi – afferma nella requisitoria il Pm Francesco Brando – volontariamente trasformano una banale lite in una aggressione becera e selvaggia» di Willy Monteiro Duarte «un ragazzino che non ha fatto neanche in tempo a difendersi dalla raffica di colpi, come un sacco da pugilato».
«L’azione è partita dai fratelli Bianchi ma poi si salda con l’azione di Belleggia e Pincarelli e diventa un’azione unitaria»
«La morte di Willy può definirsi casuale solo per l’identità della vittima. Era certo che prima o poi sarebbe capitato un episodio simile, viste le condotte di Marco e Gabriele Bianchi. È un caso anzi che non sia morto anche l’amico che ha provato a soccorrerlo.
Quello che è successo a Willy poteva capitare a chiunque altro si fosse trovato di fronte al branco».
Poi il riferimento alla MMA che è stata utilizzata come arma per «annientare il contendente» e di «farlo senza considerare le conseguenze dei colpi, colpi tecnici dati per fare male, violentissimi per causare conseguenze gravissime…».
Willy «non aveva alcuno strumento di difesa, mentre uno gli schiacciava il diaframma, due lo pestavano. È stato ucciso senza motivo, perché si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Non ci sono elementi che possano dire che Willy si sia difeso. Il suo corpo, che presenta lacerazioni ovunque, è stato usato come fosse un sacco da pugilato.
Willy è stato accerchiato, uno di fronte e due ai lati, è stato preso a calci, schiacciato. Quante gambe devono avere i fratelli Bianchi se sono stati solo loro? Portatemi le prove che abbiano 4 gambe e 8 braccia, ma non è così».
«Sulla scarpa di Belleggia ci sono tracce biologiche di Samuele Cenciarelli che aveva provato a difendere Willy».
Willy è morto «per l’azione sinergica di più soggetti, sopraffatto dai 4 imputati che lo hanno picchiato selvaggiamente con colpi micidiali, lui con le braccia scese, dicono i testimoni, non tentava nemmeno di reagire, preso a calci e pugni mentre boccheggiava e annaspava a terra, da solo per 50 eterni secondi prima di morire».

«Willy – prosegue la requisitoria dei Pm – era un ragazzo nel pieno della gavetta e quella sera, alla fine della giornata lavorativa, era andato a prendersi una cosa da bere.
Quando l’amico Federico Zurma è stato aggredito, lui è andato a chiedere cosa fosse successo insieme a Cenciarelli. Lo avrebbero fatto tutti e quando capiscono che la situazione si è tranquillizzata, stanno per andare via.
Sono le 3.23. I fratelli Bianchi stavano arrivando, lo sapevano anche gli altri imputati.
Come sapevano che la situazione si stava mettendo per il peggio.
Tutto parte da un calcio violento dato con la pianta del piede a Willy che lo fa finire contro una macchina.
E un calcio professionale devastante. Quando il ragazzo prova a rialzarsi gli si scagliano contro e non ha più la possibilità di fare niente.
La ricostruzione è frutto anche di quanto detto da Vittorio Tondinelli, amico stesso dei Bianchi e poi considerato ‘infame’. Un “teste perfetto”, che dice anche di aver visto Belleggia colpire la testa di Willy con un calcio come fosse un pallone…».
Con riferimento agli imputati, i Pm affermano che sono «soggetti al centro in passato di vicissitudini processuali, conosciuti come pericolosi e perché praticano Mma, il più violento tra gli sport di contatto che richiede una certa accortezza da chi lo pratica e conosce le conseguenze dei colpi.
La prestanza fisica, la preparazione atletica acquisita vengono utilizzate come arma per imporsi e prevaricare sugli altri soggetti coi quali entravano in contatto per annientare il contendente e metterlo in una condizione di impossibilità di reagire, senza pensare alle conseguente dei colpi e indifferenti alla minorata difesa della vittima».

Così l’Avv. Domenico Marzi, difensore della famiglia di Willy Monteiro Duarte, parte civile nel processo per l’omicidio di Willy: «Oggi con la richiesta di pene così alte della Procura non possiamo parlare di risultato ottenuto. Non solo perché bisogna attendere la sentenza, ma anche perché come rappresentanti della società civile non possiamo che soffrire per quanto accaduto.
La prossima udienza ascolteremo i difensori – ha aggiunto il penalista – poi toccherà alla Corte decidere. In ogni caso perderà la società in generale. Quando avvengono certi fatti ci si deve interrogare. È la politica per prima che dovrebbe farlo. Perché questi ragazzi che invece di fare l’amore vanno ad uccidere sono l’espressione di una malattia che chiama in causa tutti. Perché vanno sterilizzati prima certi comportamenti violenti, estremi. Per questo mi auguro che la lunga detenzione porti agli imputati l’occasione di una rieducazione, di un ravvedimento reale».
A proposito della Famiglia Duarte, Marzi aggiunge: «Si deve fare omaggio ad una famiglia perfetta, che si era integrata in Italia, che era riuscita a cogliere tutte le occasioni per poter costruire un futuro. Ed invece dall’altra parte ci sono soggetti che vivevano di espedienti, con l’abitudine per la droga. Nella bilancia c’è da una parte il mondo della trasparenza e dell’onestà e dall’altra la realtà dei non integrati, dei violenti senza giustificazione. E quello che è successo a Willy per mano di queste persone sarebbe potuto succedere ai nostri figli».

Così la difesa dei fratelli Bianchi, l’Avv. Massimiliano Pica, intervistato da Fanpage.it: «La richiesta dell’accusa è un poco eccessiva. Per loro si tratta di omicidio volontario quando secondo me non ci sono proprio gli estremi giuridici: lo farò presente e cercherò di mettere in evidenza tutte le contraddizioni dell’accusa. Si sono basati sulla personalità e hanno dichiarato che sono andati lì per uccidere: ma non è così, assolutamente…».

A fine udienza, vissuta per lo più ad occhi chiusi, la mamma di Willy, Lucia Monteiro Duarte, ha dichiarato con semplicità: «Voglio solo giustizia per mio figlio, le pene le decide il giudice».

Di seguito le considerazioni del Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, presente in aula con l’Avv. Maurizio Frasacco in rappresentanza della parte civile Comune di Colleferro.
«Dall’inizio del processo Willy mi sono sempre sentito in dovere di essere presente in udienza.
Non sono mancato quasi mai. La mia presenza, irrilevante ai fini processuali, ho sempre pensato servisse a far sentire meno soli i famigliari ed i ragazzi che in aula hanno dovuto rivivere sulla pelle quei momenti drammatici, uno per uno.
Stamane ero nel dubbio se andare o meno, i ragazzi avevano finito con le testimonianze ed avrebbe parlato l’accusa.. alla fine il mio “doverismo” mi ha imposto di andare. La mia presenza sarebbe servita a testimoniare la presenza della comunità di Colleferro mi sono detto, una comunità che unanimemente chiede giustizia.
Aula zeppa, poca stampa, molti giovani; i pm in prima fila come sempre, in seconda gli avvocati. I giudici sui banchi, autorevoli, con le toghe e le fasce tricolori; gli imputati in aula per la prima volta, nelle gabbie come nei processi visti in tv.
Ho fatto fatica a sedermi, mi sembrava quasi una scortesia verso l’aria tersa attraverso la quale la voce del pm passava come una lama, fino alla corte, portando con se gli accadimenti fatto per fatto, testimone per testimone, passaggio per passaggio con una capacità impressionante di rendere quasi visibili le scene. Pelle d’oca e fitte alla bocca dello stomaco, ricordi.
Appoggiato a metà dell’aula, presso il transetto di passaggio che divide il pubblico dagli attori del processo, ostacolavo quasi il passaggio degli agenti della penitenziaria talmente ero preso da quello scandire vivido che non può non sconvolgere una persona normale e per bene.
Ho pensato più volte alla banalità del male.. poi mi sono seduto vicino a Lucia ed ho percepito di nuovo che solo una grande forza può sopportare un dolore così devastante. Non so in quanti l’avremmo avuta.
L’accusa chiede l’ergastolo per due imputati e 24 anni per gli altri due. La difesa parlerà alla prossima. Poi ci sarà la sentenza.
“La legge è uguale per tutti” è la scritta che troneggia in aula, noi rispettiamo la legge ed attendiamo la sentenza. La sentenza non ci ridarà Willy e non cancellerà quanto accaduto ma sappiamo che la legge serve a regolare i mali, anche i peggiori, che possono affliggere la società.
Colleferro non vuole forche, vuole giustizia. La vuole perché quanto accaduto non succeda mai più e perché i giovani, soprattutto i giovani, imparino da questa immane tragedia quanto valore ha la vita umana».

Ci piace chiudere l’articolo nel modo seguente.

Medaglia d’oro al valor civile (alla memoria)
«Con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione, dando prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo, interveniva in difesa di un amico in difficoltà, cercando di favorire la soluzione pacifica di un’accesa discussione.

Mentre si prodigava in questa sua meritoria azione di alto valore civico, veniva colpito da alcuni soggetti sopraggiunti che cominciavano ad infierire ripetutamente nei suoi confronti con inaudita violenza e continuavano a percuoterlo anche quando cadeva a terra privo di sensi, fino a fargli perdere tragicamente la vita.

Luminoso esempio, anche per le giovani generazioni, di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all’estremo sacrificio. 6 Settembre 2020 – Colleferro (RM)»