Mascherine Ffp2. Sono tutte a norma quelle con certificazione CE 2163 che vengono vendute online, nella grande distribuzione ed anche in alcune farmacie?

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DA QUANDO è iniziata la pandemia, la mascherina è un dispositivo di protezione individuale con il quale, volenti o nolenti, tutti abbiamo dovuto prendere dimestichezza.
Volendo rimanere lontani dalle polemiche relative a massivi incauti acquisti e quant’altro, approfondiamo la questione relativa alla qualità ed all’efficacia delle mascherine che i cittadini possono trovare in commercio.

Se fino a qualche mese fa il mercato delle mascherine chirurgiche aveva trovato una floridità senza precedenti storici, nelle ultime settimane, anche a causa dell’insorgere delle varianti del virus Covid-19, inizia a macinare numeri significativi anche il mercato delle mascherine maggiormente filtranti, le Ffp2.

Un esempio per tutti – e non a caso – è rappresentato dalla Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige dove la mascherina Ffp2 è obbligatoria per entrare nei negozi e nei luoghi chiusi.

Ebbene proprio in questi giorni stanno emergendo notizie preoccupanti sulla circolazione di mascherine Ffp2 irregolari sul mercato nazionale.

Le mascherine “incriminate” sono quelle che riportano il certificato europeo di conformità CE 2163.
Dalle nostre parti si trovano praticamente ovunque, anche in “offerta speciale” a 0,99 centesimi (vedi foto qui sopra) e possono essere considerate le più diffuse. 
Si trovano presso i negozi della grande distribuzione, ma anche in alcune farmacie.
Si aggiunga che sui banconi virtuali della grande distribuzione online tali mascherine sono tra le più presenti.

Si consideri che le medesime mascherine si presentano sotto diverse sigle: Ffp2, K95 e KN95. Chiariamo subito che le mascherine FFP2 hanno certificazione Europea, le N95 hanno certificazione americana e le KN95 hanno certificazione cinese.
Tutte devono anche riportare la corretta dicitura delle normative di riferimento, in questo caso: EN149:2001+A1:2009.

Sul sito dell’Unione Europea, a questo link •>, è possibile, inserendo il numero di certificazione (2163), verificare se il produttore ha completato il necessario iter di certificazione CE.
Eseguendo questa ricerca si giunge al verificatore della mascherina che, nel caso specifico, è l’azienda turca Universal Uygunluk Degerlendirme Hizmetleri ve Tic. A.Ş. con sede ad Istambul e con una sede anche in Cina.

Fin qui, tutto regolare.

Ma, come accaduto per le famigerate U-mask – che pur disponendo di regolare marchio CE, sono state ritirate dal mercato in quanto «potenzialmente rischiose per la salute» [Ministero della Salute] – per le mascherine con certificazione CE 2163 la questione è più complessa.

Essendo la società turca molto veloce nel rilasciare la certificazione CE (20 giorni circa, contro i due tre mesi necessari ad altri enti certificatori), il marchio CE 2163 è senz’altro tra i più diffusi nel mercato europeo delle mascherine Ffp2.
Secondo i test effettuati da una società internazionale di import-export dell’Alto Adige – che ha commissionato una serie di test sui dispositivi di protezione individuale importati dall’Asia – la maggior parte delle mascherine analizzate (riportanti la certificazione incriminata), non avrebbe superato la prova del cloruro di sodio e dell’olio paraffina, per verificarne la capacità di filtraggio, mentre alcune non sarebbero state nemmeno in grado di contenere il respiro. Ma segnalazioni analoghe giungono anche dalla Germania e dalla Spagna.

Dunque, da una parte c’è una società turca che subappalta le analisi dei prodotti in Cina, luogo da dove provengono i prodotti contestati, creando sfiducia da parte dell’acquirente europeo anche di fronte ad un prodotto che potrebbe essere conforme.
Dall’altra un marchio CE 2163 che potrebbe risultare tra i più contraffatti considerati i numerosi certificati rilasciati dalla società turca, preferita dai produttori proprio per la sua velocità.

Risulta lecito, di fronte ad una tale situazione, che un cittadino europeo decida di non acquistare i prodotti con il marchio contestato, così come risulterebbe lecito richiedere un controllo a tappeto – magari su iniziativa della stessa Unione Europea – di tutti i prodotti ad esso associati al fine di far ritirare dal mercato quelle mascherine Ffp2 che rischiano di mettere in pericolo la salute degli acquirenti.

Nel frattempo emergono dubbi – sempre a seguito di test effettuati in laboratori attrezzati – anche sui codici CE 2037 e CE 1282…

Ma nell’attesa che giungano comunicazioni ufficiali (come accaduto per le U-mask), voi le comprereste?

 

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