17 Maggio 2026
Città Metropolitana di Roma

Ospedale di Colleferro. Vitto immangiabile servito ai pazienti. I sanitari segnalano, i dirigenti scrivono alla ditta fornitrice, che non risponde, e tutto rimane com’è…

Nola FerramentaNola Ferramenta

COLLEFERRO – «Mi hanno servito una minestrina come primo piatto ed un purè come secondo… La minestrina (brodo più pasta di piccolo taglio) era salatissima, immangiabile… Il purè invece era completamente senza sale… Ho lasciato la pasta ed ho sciolto il purè nel brodo…».

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Ce lo ha raccontato una paziente ricoverata presso l’Ospedale di Colleferro.

Giulio Calamita SindacoGiulio Calamita Sindaco

Abbiamo approfondito la cosa ed abbiamo scoperto che le lamentele – sulla qualità del cibo somministrato ai malati in ospedale – sono molto diffuse e soprattutto che non si tratta di mere “pretese” da parte degli utenti desiderosi di vedersi serviti lasagne o cannelloni…

Ad aver verificato la pess… discutibile qualità del vitto, sono stati gli stessi operatori sanitari incaricati di servirlo ai pazienti ricoverati…

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Addirittura qualche primario avrebbe segnalato la questione ai vertici dell’Asl Roma 5 responsabili del settore, denunciando il rischio di stato di “inanizione” (=Progressivo indebolimento dell’organismo per mancanza o insufficienza di alimentazione) per i pazienti che rifiutano il pasto.

Si rammenta che i pazienti ricoverati in ospedale sono sottoposti a regimi dietetici specifici – correlati alla patologia per la quale sono ricoverati – ed impossibilitati ad organizzarsi “privatamente”…
Ferma restando, in capo all’azienda fornitrice, la responsabilità della sicurezza dei propri prodotti – che deve essere garantita predisponendo ed attuando procedure operative predefinite – qui non si discute la scelta del menù, ma la “mangiabilità” del piatto previsto dalla dieta, in mancanza della quale, per il paziente l’unica alternativa è il digiuno.

Aggiungiamo pure che nel caso riferito (uno dei tantissimi verificati), l’eccessiva presenza di sale nei pasti ha effetti negativi sull’organismo di chiunque, ed a maggior ragione su un’utenza complessa, con esigenze peculiari, come quella dei pazienti ricoverati in ospedale.

Le segnalazioni dei primari sono arrivate al Responsabile Unico del Procedimento (Rup), dr. Mario Petrucci, ed al Direttore dell’Uoc Appalti e Contratti Dott. Francesco De Santis (in qualità di Direttore dell’Esecuzione del Contratto – Dec).
Quest’ultimo – già a conoscenza della problematica – avrebbe inoltrato «contestazioni scritte con successive penalità» all’azienda che ha vinto l’appalto e che gestisce la fornitura, ma senza avere risposta…
E senza – almeno per quanto ci risulta al momento – alcuna azione risolutiva, se non ammettere impotentemente che «l’azienda interessata non risponde…».

Un caso analogo ha visto coinvolte le mense scolastiche di Colleferro. L’argomento lo abbiamo trattato ad inizio settimana [qui l’articolo •>], ma in questo caso il Sindaco Sanna è intervenuto immediatamente mettendo l’azienda fornitrice di fronte alle proprie responsabilità [qui l’articolo •>].

Chi dovrebbe fare altrettanto per la refezione ospedaliera nell’interesse degli utenti dell’Asl Roma 5, se non il Rup e/o il Dec?
Lo deve fare il Direttore Generale?

In un caso verificatosi a Monterotondo ad inizio settimana in una mensa scolastica – con il ritrovamento di una vite di 5 cm. nel piatto di un alunno – la refezione scolastica è stata sospesa…

Non crediamo sia possibile sospendere la refezione ospedaliera, ma il protrarsi della situazione è assolutamente inaccettabile, oltre che pericolosa…

Per la cronaca: abbiamo verificato che l’azienda che cura la refezione per la Asl Roma 5 è la stessa che cura la refezione scolastica di Colleferro… (ma non è quella di Monterotondo…)