Colleferro. Domani Sabato 16 Novembre l’ultimo saluto a Giuseppe Sinibaldi, il dipendente di Lazio Ambiente morto in discarica una settimana fa

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COLLEFERRO – Si svolgeranno domani, Sabato 16 Novembre, alle ore 15 nella Chiesa di San Bruno a Colleferro, i funerali di Giuseppe Sinibaldi lo sfortunato dipendente di Lazio Ambiente, morto tragicamente in un incidente sul lavoro una settimana fa nella discarica di Colle Fagiolara [qui l’articolo •>].

L’autopsia di stamattina ha individuato coma causa della morte un “trauma fratturativo vertebrale ed intercostale” – evidente effetto della rovinosa caduta tra i rifiuti – caratterizzando l’incidente come un infortunio sul lavoro a carattere accidentale.

Giuseppe Sinibaldi era nato a Gavignano il 4 Maggio del 1966, da anni viveva a Colleferro ed era dipendente di Lazio Ambiente, dapprima impiegato presso i termovalorizzatori e solo in tempi più recenti, in attesa del suo pensionamento, era stato trasferito presso la discarica di Colle Fagiolara dove per un infausto destino ha trovato la morte, a poche settimane dal congedo…

La sua morte ha scosso la collettività. Lo stesso sindaco Pierluigi Sanna ha decretato il lutto cittadino [qui l’articolo •>] per la giornata di Lunedì 11 Novembre scorso. A celebrare i funerali sarà il Parroco Don Augusto Fagnani, mentre i servizi funebri saranno a cura di Floris Arte.

Nell’annunciarne le esequie, ci piace riportare qui di seguito lo sfogo del figlio Mirko, pubblicato sul suo profilo social.

«No Papà non riesco ad accettarlo.
No non così.
No non per un incidente dove sei stato ingiustamente coinvolto. Non per incidente a lavoro. Non per un incidente a lavoro di sabato. Non per un incidente a lavoro un mese prima della finalmente aspettata, guadagnata, sudata, e sofferta pensione. No non riesco ad accettarlo.
No non riesco ad accettare che pochi minuti prima che accadesse ci siamo sentiti per telefono e mi avevi detto “appena stacco da lavoro andiamo a fare spesa insieme” ed io ti ho anche risposto male prima di riattaccare. No non riesco ad accettarlo. Non riesco ad accettare che sei andato via così tutto ad un tratto senza neanche il tempo di dirti ti voglio bene, e perdonami per non avertelo detto mai, perdonami per tutte le volte che ti ho risposto male, non ti ho dato le attenzioni che volevi. No non riesco ad accettarlo sto male.
Non riesco ad accettare che sei dovuto morire li in quel posto schifoso da solo, non riesco ad accettare che non ero li accanto a te come in vita tua sei sempre stato accanto a me.
No non riesco ad accettarlo che a 63 anni dovevi ancora lavorare. Lavorare sotto la pioggia a fare un lavoro duro per poter campare, campate te e campare me.
Per la prima volta in vita mia questa volta ho veramente paura. Non ero pronto a tutto questo, non ero pronto a rimanere solo in casa, non ero pronto per affrontare le giornate lavorative tornare a casa e non trovare nessuno, no non ero pronto! Da quando mamma é volata via sei stato tu la roccia che mi ha sorretto, che si é occupato di tutto, ti devo la mia vita.
Ti credevo indistruttibile Papà. Credevo di avere più tempo per dimostrarti il mio amore e ricambiare in qualche modo una vita di sacrifici che hai fatto per noi.
Papà non riesco ancora a dire riposa in pace, vorrei che fosse solo un incubo. Papà mi manchi. Sono stato forte molte volte ma questa volta la vita mi ha proprio buttato a terra, non ho più forze e coraggio.
Papà saluta Mamma.
Ti amo, e mi sento un vigliacco a dirtelo solo ora.
Abbiamo una spesa in sospeso da andare a fare».

 

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