Successo per “Ninetta e le altre (Le Marocchinate del ’44)” al Teatro Vittorio Veneto di Colleferro. Uno spettacolo forte interamente recitato in dialetto ciociaro

Nola Ferramenta UtensileriaNola Ferramenta Utensileria

COLLEFERRO (RM) – Durante la seconda guerra mondiale, le donne del basso Lazio, e parte della popolazione civile, furono vittima delle cosiddette marocchinate, ovvero stupri, torture, uccisioni di massa ad opera dei reparti coloniali del corpo di spedizione francese in Italia con il beneplacito dei loro comandanti, col fine di conquista.

A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da sifilide, gonorrea e altre malattie a trasmissione sessuale.
Molte donne rimasero incinte e altrettante abortirono od ebbero aborti spontanei; diversi i casi di suicidio tra le donne violentate nonché molti casi di infanticidi della prole nata dagli stupri.

 

Lo spettacolo “Ninetta e le altre (Le Marocchinate del ’44)” [•>], vincitore del Festival Chimere, scritto, diretto ed interpretato da Damiana Leone, con Anna Mingarelli e Francesca Reina, portato al Teatro Vittorio Veneto di Colleferro (lo scorso Sabato 18 Novembre) da Marco Noro dell’Associazione Plan B, con il patrocinio del Comune di Colleferro, racconta di questa truce pagina della nostra storia, frutto di un lungo lavoro d’inchiesta, durato un anno circa ad opera dell’autrice, con la raccolta di documenti e testimonianze dirette, tra le quali, quelle orali delle nonne delle protagoniste.

Una scena povera come le vite di queste donne, rese più povere dalla guerra, ritmate da riti giornalieri, stagionali come la mietitura del grano, e di vita come il matrimonio di Ninetta. Tra lenzuola da lavare in riva al fiume, i canti che scandiscono il lavoro, raccontando i sogni e le speranze delle donne in un intreccio di coreografie e ritmi creati con gli oggetti a loro uso: lenzuola bianche, un filo per stenderle e le conche di rame per la raccolta dell’acqua che ben rappresentano metaforicamente la donna, quale contenitore di vita e quale creatura terrena, troppe volte profanata allora, come oggi.

Il tema è lo stesso del noto film di De Sica: “La ciociara” del 1960, ma in questo spettacolo non si evoca, ma si ricorda fatti realmente accaduti e messi pudicamente a tacere, per vergogna forse o per altre ragioni incomprensibilmente maschili, come quelle della guerra che, come dice la regista, la fanno gli uomini e le donne sono costrette a subirla.

Uno spettacolo forte, uno scorcio di vita appena passato reso mirabile dalla bravura delle attrici cantanti e dalla direzione della regista Damiana Leone, che le ha viste misurarsi col dialetto ciociaro in azioni puntuali e precise.
Chi non l’ha visto, ha perso un bellissimo spettacolo.

Romina Carnevale

Potrebbero interessarti anche...

Top