Colleferro. “Ninetta e le altre (Le Marocchinate del ’44)” in scena al Teatro “Vittorio Veneto” Sabato 18 alle ore 21 [FotoeVideo]

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COLLEFERRO (RM) – Dopo la conferenza stampa di presentazione di Venerdì 3 Novembre, ci sembra fuori luogo “liquidare” la notizia pubblicando il comunicato stampa “ufficiale”…

Stiamo trattando dello spettacolo teatrale “Ninetta e le altre (Le Marocchinate del ’44)” che andrà in scena al Teatro “Vittorio Veneto” di Colleferro Venerdì 17 Novembre in matinée per le scuole, ed il giorno successivo, Sabato 18 alle ore 21 (costo del biglietto: interro 10€, ridotto 8€ per studenti e over 65).

L’argomento trattato riguarda gli avvenimenti della primavera del 1944 nella bassa Ciociaria allorquando i goumier (reparti marocchini del Corpo di spedizione francese in Italia) aggirarono le linee difensive tedesche consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe tedesche.

In seguito a questa battaglia si ritiene che il generale Alphonse Juin abbia dato ai suoi soldati marocchini cinquanta ore di “libertà”, durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi liberati, le violenze sulla popolazione e gli stupri di guerra denominate appunto “marocchinate”.

Intorno a quest’ultimo termine ruota l’ispirazione dello spettacolo teatrale “Ninetta e le altre”.
Un dramma in cui quel termine perde il “comune” senso attivo delle scorrerie dei mercenari marocchini, ed assume l’“innominabile” senso passivo delle violenze subite dalle donne ciociare (e non solo – non solo ciociare e non solo donne), appunto “marocchinate”.

Per chi fosse interessato ad approfondire il fatto storico segnaliamo questa pagina di wikipedia •>.

Tornando alla piece teatrale, lo spettacolo è stato proposto dall’Associazione “Plan B” – Active Learning, rappresentata in conferenza stampa da Marco Noro, mentre l’autrice dei testi, la regista e l’attrice protagonista è Damiana Leone, anch’ella presente in conferenza stampa insieme al Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna.

«È un lavoro nato 10 anni fa – ha spiegato la regista – frutto del desiderio di parlare della mia terra (io sono di Frosinone) e tra le cose potevo e dovevo fare era raccontare questa tristissima storia delle marocchinate. Ne ho sentito parlare fin da quando ero piccola, ma sempre in modo indiretto. La volontà di approfondire l’argomento ha prodotto la nascita di un grande progetto: “Racconta la guerra”, il più grande progetto mai realizzato sullo stupro di guerra.
Lo spettacolo è un atto d’amore. Ha l’obiettivo di far conoscere questa storia dal punto di vista emotivo, dall’interno, raccontando chi sono le vittime: le nostre nonne.
Dal punto di vista storico, lo scopo è quello di chiarire cos’è realmente accaduto, parlando di donne e di quello che rappresenta l’orrore della guerra in generale…
Il luogo in cui si svolge la vicenda è San Giovanni Incarico, ma non viene mai evidenziato nel corso della rappresentazione anche perché sono molti i Comuni che furono coinvolti in questa triste vicenda».

 

“Ninetta e le altre (Le Marocchinate del ’44)” è stato replicato fino ad oggi una settantina di volte.
Nel 2010 lo spettacolo è arrivato in finale al Festival “Donna Mostra Donna” e ha vinto il Festival “Chimere” a Padova con il patrocinio di Amnesty International e l’Università di Padova. Sempre nello stesso anno è stato prodotto dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Frosinone nell’Ambito del progetto “Racconta la Guerra” in collaborazione con l’Archivio di Stato, la Prefettura di Frosinone, l’Università degli Studi di Cassino e lo storico Antony Santilli.
Il progetto, a metà tra storia orale e teatro, è il più grande progetto di storia orale e teatro mai realizzato sullo stupro di guerra ed in evoluzione continua fino a trasformarsi in un progetto internazionale nel 2014, a 70 anni dai fatti narrati nello spettacolo.
Nel 2010 lo spettacolo è stato anche realizzato come radiodramma su Radiondarossa e tra il 2010 e il 2011 è stato replicato nei luoghi più significativi per la memoria storica della II Guerra mondiale su quella che era la Linea Gustav (Provincia di Frosinone, Cassino, Gaeta, Montelungo sacrario di guerra, Ortona), nell’ambito del Festival internazionale di Guerra di San Pietro Infine, nel Festival Internazionale “Conflitti”, presso l’università di Salerno, a Padova, Carrara, La Maddalena, a Roma presso il Teatro Orologio, e sempre a Roma all’interno della rassegna “Sguardi S-velati” del Teatro Due e presso la Città dell’Altra Economia.
Nel 2011 lo spettacolo è stato citato nella bibliografia del libro di Luigi Di Fiore “Controstoria della Liberazione – Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del sud”.
All’estero è stato rappresentato nel 2013 presso l’Università di Stoccolma e nel Maggio 2015 a New York per il “Festival In Scena”.

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NINETTA E LE ALTRE – Le Marocchinate del ‘44

Autore: Damiana Leone
Anno di produzione: 2010
Durata: 85 minuti
Tecnica utilizzata: Teatro antropologico, Teatro civile (lo spettacolo è completamente in dialetto ciociaro)
Compagnia: Errare Persona
Testo e regia: Damiana Leone
Attori: Damiana Leone, Anna Mingarelli e Francesca Reina

 

LA TRAMA

Siamo nei primi anni quaranta. Sulla scena tre donne, Ninetta, Celeste e Maria.
Si celebra il matrimonio di Ninetta, che rimane immediatamente sola perché il suo amore parte per combattere per la patria.
La vita delle tre donne allora è alternata da rituali identici a sé stessi, arcaici e mistici: lavare i panni al fiume, lavorare i campi, avere le visioni, guarire le malattie con le preghiere, prendere il chinino contro la malaria, aspettare i loro uomini, scrivere lettere d’amore pensando ad un fronte di guerra lontano e per la loro vita assolutamente incomprensibile. Improvvisamente la guerra si sposta nel loro mondo ameno: i tedeschi occupano la loro casa per farvi la cucina del fronte della linea Gustav.
Avviene allora il confronto con il diverso, con una lingua straniera mai sentita prima, e Celeste si innamora di un tedesco che verrà ucciso davanti ai suoi occhi. I bombardamenti continui e la fame che avevano messo in ginocchio la popolazione civile, prima di allora avvezza solamente alle adunate fasciste e alle processioni dei santi, sono solo il preambolo della tragedia.
Ninetta, Maria e Celeste corrono con le corone di fiori incontro ai loro liberatori, gli alleati, perché la guerra è finita, ma verranno tutte violentate dalle truppe coloniali francesi. Inizia il pianto e il canto rituale delle donne, con il racconto di quelle brutalizzazioni sulla popolazione civile già duramente colpita (in meno di un mese vennero violentate e brutalizzate più di 20.000 mila di tutte le età, più una cifra indefinita di bambini, uomini e animali).
Un racconto di violenze di enorme ferocia e dolore, racconto delle conseguenze degli stupri: aborti, abbandoni, malattie, suicidi, invalidità, emarginazione e follia. Ninetta, incinta, decide di non abortire per dimenticare rassegnata una tragedia che altrimenti non avrebbe mai fine.
Come lei ne verranno violentate ancora tante di donne nelle guerre, troppe, perché lo stupro alla donna è lo stupro alla terra.
Ma anche una tragedia può essere trasformata in un gesto d’amore e di speranza, anche se uno stupro di massa rimane nella terra e nelle generazioni future come un segno indelebile.
La violenza, compiuta dalle truppe coloniali francesi, sarà un marchio. Da ora in poi loro saranno chiamate per sempre “Marocchinate”.

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