Spostata la data del ritrovamento del “Laocoonte”. L’incunabolo scoperto all’Archivio Storico di Segni verrà presentato il 3 Novembre in un Convegno ai Musei Vaticani [Video]

 

SEGNI (RM) – In quale giorno e mese del 1506 fu rinvenuto il gruppo marmoreo “Laocoonte ed i suoi figli”?

Del fatto in sé abbiamo trattato a suo tempo, ed in maniera approfondita, con diversi articoli (qui •>, e maggiormente in questo: Scoperto a Segni un incunabulo con una sorprendente nota sul ritrovamento del Laocoonte nel 1506 •> ), ma l’effetto di quella scoperta è ora prossimo ad assurgere agli onori delle cronache internazionali… A noi può restare l’orgoglio di averne parlato per primi al grande pubblico…

Stiamo trattando del gruppo scultoreo del Laocoonte, capolavoro dell’arte ellenistica custodito oggi nel Museo Pio-Clementino, e considerato il “reperto primo” che diede origine ad una delle più grandi collezioni della storia: i Musei Vaticani.

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Il Gruppo del Laocoonte (Laocoonte e i suoi figli). Gruppo scultoreo attribuito agli scultori Agesandro, Atanodoro e Polidoro risalente al I sec. d.C. (Custodito nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani)

Intorno a questa opera, negli anni, gli studi effettuati sono stati molteplici: sull’attribuzione agli autori (Agesandro, Atanadoro e Polidoro di Rodi), sulla datazione (che dovrebbe risalire al I sec. d.C.), sull’originalità (se non si tratti di una copia di un gruppo scultoreo più antico), sul luogo esatto del suo rinvenimento (la vigna di Felice de Fredis che era ubicata alle pendici orientali del Colle Oppio) ed anche sulla stessa data del ritrovamento (il 14 Gennaio 1506).

E proprio su quest’ultimo elemento – la data del ritrovamento -, dall’Archivio Storico “Innocenzo III” di Segni è arrivata la scoperta che – dopo oltre 500 anni – sposta quella data al 10 Gennaio.

Infatti in una edizione della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, stampata a Venezia nel 1491, di proprietà di tale Angelo Recchia de Barbarano (1486-1558) (scoperta e custodita presso l’Archivio), lo stesso proprietario – in una nota manoscritta – datava il ritrovamento dell’opera a quattro giorni prima delle idi di Gennaio e cioè al 10 Gennaio 1506 (ne abbiamo trattato in maniera approfondita qui •>).

E tale scoperta – per gli appassionati di arte e soprattutto per gli studiosi – non è cosa di poco conto se “Studi Romani”, la rivista trimestrale dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, ospitò già nel 2013 un dettagliato articolo firmato da Luca Calenne (Storico dell’Arte) e da Alfredo Serangeli (Direttore dell’Archivio Storico “Innocenzo III” di Segni) dal titolo “Una nuova datazione per il ritrovamento del Laocoonte da un incunabolo conservato a Segni (consultabile qui •>).

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E proprio di questa scoperta – che corregge tutto quanto scritto negli anni sul gruppo scultoreo del Laocoonte (un esempio qui •>  • un altro esempio qui •>) – si parlerà il 3 Novembre in occasione di un importantissimo Convegno (Conferenza) appositamente organizzato dai Musei Vaticani, intitolato proprio “Una nuova datazione per il ritrovamento del Laocoonte da un incunabolo conservato a Segni”, che si svolgerà nella Sala Conferenze il giorno Giovedì 3 Novembre alle ore 16 (con ingresso a partire dalle ore 15,30).
Tra gli interventi vi saranno quello del Direttore dei Musei Vaticani, il prof. Antonio Paolucci, quello del Direttore dell’Archivio Storico “Innocenzo III”, il prof. Alfredo Serangeli nonché quello dello Storico dell’Arte prof. Luca Calenne.
A seguire è prevista una visita al gruppo scultoreo del “Laocoonte e i suoi figli”.

Si tratta di un evento che spinge la Città di Segni ad uno dei livelli più alti della sua notorietà, su un piano internazionale.

Del resto Segni con la sua storia ultramillenaria, con i suoi reperti, con il suo Museo Archeologico e con l’Archivio Storico “Innocenzo III” ha ricchezze di valore assoluto – pessimamente “gestite” dalla politica – e che per emergere possono contare solo ed esclusivamente sulle grandi capacità e professionalità degli operatori, e sui fondi provenienti da enti terzi, in questo settore, spesso, la Banca di Credito Cooperativo di Roma…

Lo stesso Archivio Storico “Innocenzo III” è propriamente un archivio ecclesiastico della Diocesi Suburbicaria di Velletri-Segni in cui sono state riunite le carte degli archivi della Cancelleria Vescovile di Segni, del Capitolo della Cattedrale, del Seminario nonché i registri anteriori al XX secolo delle parrocchie del territorio che hanno lasciato le vecchie sedi, a volte poco accessibili, per entrare in una nuova realtà sicuramente più consona.

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L’edificio che ospita l’archivio è quello del Seminario Vescovile di Segni, sorto nel XII secolo come palazzo apostolico sulle rovine dell’acropoli: vi abitarono, seppure per brevi periodi, oltre ad Eugenio III che lo fece costruire, anche Lucio III, Alessandro III e lo stesso Innocenzo III.

seminario-segni-630Dopo varie vicissitudini fu adibito a seminario dal vescovo Ph. M. Ellis, cappellano dell’ultimo re cattolico d’Inghilterra Giacomo II Stuart, su espresso mandato di Clemente XI. Più particolarmente i locali dell’archivio occupano una parte dell’ala costruita nella prima metà del secolo XIX, all’imbocco di via San Pietro, che già ospitò la scuola dei seminaristi.

L’Archivio è operante dal 1998, dopo una profonda ristrutturazione succeduta ad un cinquantennio di abbandono e degrado, svolgendo una intensissima attività che ha visto un impegno su due fronti: da un lato il lungo e difficile riordino dei documenti per la loro fruizione (che ha portato peraltro alla realizzazione fino ad oggi di più venticinque tesi di laurea), dall’altro l’attività di promozione culturale. Quest’ultima si è realizzata con l’organizzazione in proprio di alcune mostre e la partecipazione ad altre tenutesi a Roma. A tutto ciò si è unita l’attività scientifica vera e propria, con numerose pubblicazioni a firma dei curatori dell’archivio.

L’Archivio ha dunque fatto in questi anni un lungo cammino, confermato, tra l’altro, da alcune importanti donazioni, quale il caso delle Religiose del SS.mo Sacramento con il loro archivio dei Secc. XVIII-XX o di alcuni privati con manoscritti e opere d’arte di varie epoche, come il caso dello scultore Giuseppe Cherubini.

Quale logica estensione della documentazione cartacea, nel 2004 fu costituito un archivio fotografico con un sofisticato software in grado di recepire ad altissima definizione le immagini di fotografie, cartoline, incisioni, ecc. relative al territorio lepino, trasformandole, con l’inserimento automatico in una scheda creata di volta in volta dallo stesso software, in altrettanti documenti in cui è possibile aggiungere notizie, eventuali riferimenti bibliografici ed archivistici, senza alcun limite quantitativo.

In seguito, nell’Ottobre 2007, gli eredi del Card. Angelo Felici hanno donato all’Archivio la biblioteca personale del loro illustre congiunto, che consta complessivamente di circa 2mila unità, tra volumi, opuscoli e fascicoli.
Più recentemente c’è stata la donazione del pronipote di Aminta Milani, archiatra di Pio XI, che ha lasciato all’istituzione preziosissimi documenti e reperti appartenuti al suo avo.

  • 25 Novembre 2011. Il prof. Mike Widener (a destra), bibliotecario della Yale University, visita l’Archivio Storico “Innocenzo III”. Con lui il direttore dell’Archivio Alfredo Serangeli

 

Diocesi di Velletri-Segni • Archivio Storico “Innocenzo III”
Piazza S. Pietro, 3 – Segni – 06.9766794

Giorni e orari di apertura : lunedì e mercoledì: 9,30-12,30 (a breve l’apertura avverrà anche il pomeriggio dalle 15,00 alle 16,00) 

www.archivioinnocenzo.it • e-mail: montefortino@tiscali.it

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