Ospedale di Colleferro. Pronto Soccorso: «Adesso ci pensa il medico di base…». Il paziente è morto. «Siamo persone, non siamo bestie…»

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COLLEFERRO – Riceviamo e pubblichiamo – in uno stillicidio che avvilisce le coscienze – un’altra lettera giunta in redazione da una nostra lettrice che racconta la sue esperienza al Pronto Soccorso dell’Ospedale Parodi Delfino di Colleferro.

Estate a Teatro

«Gentile Direttore di Cronache Cittadine, mi chiamo Mara e sono di Colleferro, ho letto i vostri articoli pubblicati nei giorni scorsi sul nostro Pronto Soccorso, anche io ho da raccontare e far conoscere ai nostri concittadini e cariche politiche, la mia esperienza da figlia al pronto soccorso.

Il giorno 13/05/2021 alle ore 14,15 ho chiamato il 118 per mio padre che accusava dolori addominali e febbre. premetto che mio padre aveva 91 anni e un pò di patologie pregresse. Mio padre è stato vaccinato per il covid a Marzo 2021, arrivati al pronto soccorso di Colleferro, viene effettuato un tampone rapido all’interno dell’ambulanza con esito negativo. Viene portato dentro alle ore 15.47, da quel momento io e la mia famiglia non abbiamo avuto più notizie sullo stato di salute di mio padre.

Passate 5-6 ore, mio fratello si è rivolto al triage chiedendo informazioni, l’infermiere di turno con un certo disinteresse ha risposto dovete attendere. Dopo altre tre ore, quindi verso le 24, vista la nostra insistenza il medico di turno della notte si è degnato di darci notizie frammentarie rinviandoci al giorno seguente. In mattinata del 14 Maggio, siamo tornati per avere notizie ma ci hanno comunicato di telefonare al numero esposto al triage dopo le 16, sono tornata alle 16 ho chiamato il numero corrispondente alla sala visite 2, mi ha risposto una dottoressa dicendomi che sarebbe uscita dopo 10 minuti invece passata un’ora e trenta mi sono rivolta al triage, l’infermiere di turno nel pomeriggio molto gentile, mi ha fatto entrare dentro il Pronto Soccorso per parlare con la dottoressa della sala 2, nei corridoi non ho visto mio padre da nessuna parte. Quando la dottoressa mi ha visto davanti la porta con modo scocciato mi ha detto se stavamo al mercato e mi ha buttato fuori, non avendo notizie neanche questa volta. Alle ore 17.30 è uscita la dottoressa, parlando con me e mia madre nella sala di attesa del p.s. senza nessuna privacy.

La dottoressa mi ha riferito con modo scocciato che la situazione di mio padre era grave, e che era stato messo nel percorso grigio, covid, con un tampone molecolare fatto all’interno con esito negativo. Quando ho chiesto per quale motivo, mi ha risposto che io non dovevo dichiarare al 118 che aveva la febbre. Ho chiesto alla dottoressa di spostare mio padre dal percorso grigio perché li era abbandonato e senza assistenza, premetto che mio padre è invalido al 100% con Legge 104, lei mi ha risposto che prima delle 20 lo avrebbe spostato.

Alle ore 22 ho telefonato di nuovo, alla sala visite 2, il dottore di turno della notte mi ha detto di richiamare dopo le 24.30. Richiamo e chiedo se mio padre è stato spostato dal percorso grigio covid e mi viene detto di si, mi da anche notizie sullo stato di salute, mi comunica che hanno effettuato una tac all’addome con diagnosi testa del pancreas appare di dimensioni aumentate e densità disomogenea necessario per corretto inquadramento diagnostico una Rmn. Inoltre hanno effettuato una trasfusione perché il livello di emoglobina era al di sotto della media.

Il sabato mattina alle ore 9,15, mi chiama il dottore di turno dicendomi di andare subito al p.s. perché mio padre non era più collaborativo. Arrivata sono entrata nel p.s. sala visite 2 cercando il medico che mi aveva chiamata e ho chiesto di vedere mio padre, mi ha risposto che non potevo vederlo perché si trovava nel percorso grigio. Mi sono arrabbiata perché presa in giro dai suoi colleghi del giorno prima e uscendo fuori al piazzale del p.s. ho chiamato i carabinieri, che non mi hanno dato ascolto, così mi sono recata presso la caserma ma è stato uguale.

Verso le 12 di sabato Maggio, mi hanno fatto vedere mio padre da una finestra esterna del pronto soccorso, mio padre era terrorizzato, piangeva dicendomi di riportarlo a casa. Quando l’ho visto aveva le labbra spaccate perché nessuno per 2-3 giorni gli aveva dato dell’acqua, il vitto gli veniva lasciato ai piedi del letto e lui invalido al 100% non poteva muoversi e non ha mangiato, non sono riusciti a mettere un catetere e mio padre tornato a casa ha avuto problemi in infezione urinaria. Il pannolone non è stato mai cambiato per tutti i giorni di permanenza e il sabato mattina lo ha tolto da solo, chiedendo un pappagallo non gli è stato portato e si è urinato nel letto.

Alle ore 13.30 mio padre è stato dimesso, con questa diagnosi “Si consiglia esecuzione Rmn addome per approfondimento diagnostico della lesione pancreatica riscontrata in tc-terapia assegnata lassativo 1-2 misurini, clistere la mattina”. Premetto che le analisi del sangue erano tutte con valori molto alterati.
Mia madre ha chiesto al medico che lo ha dimesso se poteva essere ricoverato, ma la sua risposta è stata: l’urgenza è stata sistemata, adesso ci pensa il medico di base.

Il 24 Maggio mio padre ha fatto di nuovo gli esami del sangue e siamo stati chiamati dal medico di base per portarlo di nuovo a fare una trasfusione di nuovo emoglobina sotto il valore minimo. Alle 12.05 chiamo di nuovo il 118, arrivano alle 12,50, portano mio padre al pronto soccorso di Colleferro, di nuovo tampone rapido, mentre aspetto l’esito del tampone mi chiama al telefono il 118, dicendomi che l’ambulanza era sotto casa di mio padre ma non c’era nessuno, io ho risposto che già si trovava al pronto soccorso e loro mi hanno risposto chi lo avesse portato e io ho detto il 118.

Dalla trasfusione siamo tornati a casa il 25 Maggio alle ore 12.
E non è finita, il 29 maggio ho chiamato un’ambulanza privata e ho portato mio padre in un ospedale di Roma, quando è arrivato il medico del pronto soccorso mi ha chiesto per quale motivo a Colleferro vista la gravità della situazione non fosse stato ricoverato, io e mio fratello non abbiamo avuto nessuna risposta da dare, solo che secondo i medici del P.S. di Colleferro se ne doveva occupare il medico di base.
Mio padre purtroppo il 4 Giugno ha perso conoscenza e l’8 Giugno è deceduto nell’ospedale di Roma.
Faccio una premessa il 18 Maggio ho chiesto un appuntamento tramite email con la Direttrice Sanitaria Dottoressa Donatella Battaglia, mi è stato risposto dall’Urp dell’ospedale che dovevo esporre a loro i fatti telefonicamente, MI SONO RIFIUTATA.

Ho raccontato questa mia esperienza dolorosa, con la speranza che le persone con eventi drammatici avvenuti al nostro Pronto Soccorso, si facciano avanti per denunciare una situazione che non è né giusta né accettabile, per nessuno a nessuna età.
Siamo persone e non bestie…»

F.to Mara Maggi

 

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