Libri. Quella inesplicabile avventura della vita, “Venga pure la Fine”. Considerazioni sul recente romanzo di Riccardi

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L’autore del libro, Roberto Riccardi
L’autore del libro, Roberto Riccardi

Al di là dell’Adriatico, nella travagliata ex Jugoslavia, c’è stato uno dei più efferati genocidi dei tempi moderni.

La copertina del libro
La copertina del libro

La diabolica perfidia dell’animo umano ha avuto modo di rivelarsi ancora, nel giro di pochi decenni dallo scempio della seconda guerra mondiale. E in questa atmosfera si impianta la narrazione di Roberto Riccardi in una complessa sinfonia infernale intitolata “Venga pure la fine” (edizioni e/o), in cui il protagonista, tenente dei carabinieri Rocco Liguori, chiamato dal Comando Generale, deve andare all’Aia, in opera all’interno del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia: c’è un problema di fondo da risolvere, che innesca reazioni a catena nel complicatissimo quadro di disvelamento di una verità nascosta (Dragojevic, massacratore di Srebenica, è in coma per avere ingerito farmaci neurolettici; Liguori lo aveva arrestato sette anni avanti in Bosnia, per questo viene richiamato al lavoro, in quanto non è chiaro né il movente né l’autore di quel tentato suicidio).
Qui le cose si intersecano come le vie di un labirinto, dal quale si uscirà a parabola conclusa, fra un amore forte e celato, una matassa di menzogne, una disperata serie di ipotesi fallite, e la speranza e la tenacia di questo uomo forte, pensoso e sensibilissimo (Rocco Liguori), sprezzante del pericolo e talvolta in guerra con le sue intuizioni e l’esperienza.
I tranelli della vita coinvolgono tutti: vittime e carnefici, fino a che una conclusione impensabile, ancorché sperata, chiarisce gli avvenimenti oggettivi, lasciando però la tragedia dell’esistenza singola e collettiva aperta.
Cioè, la vicenda interna al romanzo è conclusa, ma i tempi della filosofia della vita sono dilatati, grazie alle continue, pertinenti considerazioni fuori campo, che commentano i fatti e li sigillano in luce di dolorosa constatazione sulla condizione umana, il che rende credibile l’intelaiatura della trama (scritta da maestro della scena “mascherata” del mondo), concreti i personaggi, incontestabili le contraddizioni che un’inconoscibile mano istrionica e crudele gioca con astuzia le pedine d’una dama che è la Storia. E’ questo un libro di altissima osmosi fra pensiero e scavo psicologico, ove il tutto si immerge nei fatti, e il lettore si trova alla fine delle pagine con un senso di vorace desiderio di ripercorrere a ritroso, proprio dopo il finale, il flusso degli accadimenti collegati da lacerti che potrebbero salire a saggezza di proverbio.
Siamo di fronte a una narrazione antifrastica, polisemica, che non lascia spazio alle illusioni: la voce di commento staglia gli orizzonti del destino e vi inserisce la nostra miseria, in un dramma che si fa universale per la intrinseca suggestione delle cose, per l’imprevedibile, la doppiezza degli attori, degli antagonisti, e, su tutti e su tutto, l’onnipotente, inafferrabile, inconoscibile azione di una forza indomabile, la quale, pur risiedendo in parte nella nostra volontà, è solo speculare a una sorta di destino comune che non domeremo mai.
Un romanzo perfetto negli equilibri delle trame, dei colpi di scena, dei personaggi scolpiti a bassorilievo, nella tristezza –ancorché tenuta sotto un vigile rigore mentale – della vita: la vita, pur nel dolore e nell’ambiguità, non di rado qui si fa poesia, grazie anche a uno stile (impulso biologico inconscio) suggestivo e lapidario.

ALDO ONORATI