Colleferro. La vittoria al Tar contro il ricorso. «Se Italcementi vorrà andare avanti, dovrà venire in conferenza dei servizi dove ribadiremo il nostro NO al Css…»

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COLLEFERRO – Ha suscitato particolare attenzione, ed anche qualche polemica, la notizia relativa al respingimento del ricorso al Tar presentato dall’Italcementi… [qui l’articolo •>]

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La questione relativa al progetto di Italcementi – prima italiana di Pesenti e poi tedesca del gruppo Heidelberg Cement – di utilizzare combustibili prevenienti da rifiuti nei propri impianti è iniziata circa 10 anni fa.
Al di là della discutibile opportunità di utilizzare il Css come combustibile alternativo al petcoke – apparentemente più utile dal punto di vista dei costi (a favore l’Italcementi), che dal punto di vista dell’inquinamento ambientale (a sfavore della nostra martoriata comunità) – la controversia tra azienda e istituzioni ha segnato negli ultimi giorni la vittoria di questa “battaglia” amministrativa: il rigetto da parte del Tar del Lazio del ricorso di Italcementi contro la decisione della Regione Lazio che ha opposto la necessità di una revisione complessiva del progetto.

Sulla questione abbiamo rivolto alcune domande al Sindaco Pierluigi Sanna, al Vicesindacoo Giulio Calamita, con delega all’Ambiente, ed al Presidente del Consiglio Comunale di Colleferro Emanuele Girolami.

  • Qual è lo scenario che si prospetta per il futuro? Quali ulteriori azioni si pensa di mettere in campo?

«Innanzi tutto – ha esordito l’Ass. all’Ambiente Calamita – grazie per averci dato l’opportunità di raccontare questa vicenda molto delicata e particolarmente sentita dai cittadini e l’Amministrazione comunale che guido da più 7 anni.
Colleferro è sempre stata città della fabbrica e del lavoro ma ricordo anche l’importanza delle battaglie ambientali che hanno caratterizzato l’ultimo periodo della storia della città.
Quelle battaglie che sembravano così distanti dall’avere un legame solido col mondo del lavoro in realtà sono entrate a far parte del dialogo instaurato ad ogni livello lavorativo, dalla base operaia alle sigle sindacali.
Sul tema dell’incenerimento di rifiuti per produrre energia la nostra posizione non è una novità: semplicemente siamo contrari.
Lo siamo per tanti motivi, etici, ambientali, sanitari, sociali che qui, in questa Valle, segnano il passo di una storia drammatica e delle condizioni difficili che tutt’oggi caratterizzano ambientalmente i luoghi che viviamo.
Questo episodio recente è secondo noi il frutto di un’incomprensione».

«L’Italcementi sa benissimo – precisa il Sindaco Sanna – che l’Amministrazione è contraria all’uso del Css: come lo era all’epoca del car fluff, lo è oggi.
Nel corso degli anni, ogni qual volta se ne parlava, sia nelle interlocuzioni che negli scambi pubblici, noi dicevamo che eravamo contrari e l’attenzione si concentrava sulla ricerca di altre tecniche innovative, come la realizzazione di forni capaci di catturare tutta la CO2 emessa e trasformarla in un bene da vendere.
Ecco, questa strada maestra che poteva guidare ad una transizione ecologica, che la città avrebbe compreso ed accettato, è stata smarrita con una richiesta di modifica autorizzativa, fatta in via semplificata, che arriva come un fulmine a ciel sereno.
Come molti sanno, abbiamo una lunga esperienza di procedimenti amministrativi e ricorsi».

«Da subito – ha aggiunto il Presidente del Consiglio Girolami – abbiamo compreso, confrontandoci con gli istituti regionali preposti, che Italcementi non poteva non passare per un iter che non prevedesse l’istituzione di una conferenza dei servizi.
Quando la Regione ha fatto notare questo aspetto, Italcementi ha fatto ricorso al Tar.
Ovviamente insieme alla Regione Lazio ci siamo difesi e siamo riusciti a costruire la strategia che ci ha permesso di vincere questa “battaglia”.
Risultato: se Italcementi vorrà andare avanti si dovrà tenere una conferenza dei servizi, lì rappresenteremo la contrarietà del territorio all’uso di Css e proseguiremo col percorso di riduzione delle emissioni dell’impianto, che, ricordiamo, avevamo già iniziato ed ha prodotto i suoi effetti migliorativi sulla qualità dell’aria e che secondo noi è bene proseguire in maniera più marcata.
Alla contesa amministrativa si affiancherà quella sociale, quella delle piazze, dei consigli comunali e del coinvolgimento della città, portando ad esempio ciò che è avvenuto allo scalo, ancora forte nell’immaginario collettivo».

  • Quale sarà il rapporto con Italcementi e come si intende contrastare l’eventuale messa in campo di un “ricatto occupazionale”?

«Noi crediamo che la risposta migliore ai cambiamenti sia quella di innovare ed investire in scelte che nascano da una sana forma di condivisione delle strategie in modo da renderle solide e radicate.
Crediamo che la cementeria di Colleferro svolga ancora un ruolo importante nel panorama italiano e che sia importantissimo far si che rimanga e si integri sempre meglio col tessuto ambientale ed urbano della città. Riteniamo che un ricatto su un tema del genere non sarebbe una bella mossa da parte di Italcementi.
Un cementificio che sta ad un passo dalla piazza principale di una città inevitabilmente deve fare i conti con ciò che c’è intorno.
I lavoratori lo sanno, come sanno che lavorare in un ambiente sano è importante tanto quanto lavorare.
Credo che un ricatto del genere ci troverebbe inevitabilmente dalla stessa parte dei lavoratori che non so quanto potranno essere d’accordo affinché si brucino rifiuti sulle loro teste mentre lavorano.
Ricordiamo che la nostra sensibilità sul tema ci ha permesso di ottenere gli importanti risultati ambientali, di chiudere discarica ed inceneritori e che neanche un lavoratore ha perso il suo posto…».

  • Un comitato locale ha rivendicato la “paternità” della bocciatura del ricorso al Tar di Italcementi affermando che l’amministrazione sarebbe stata “silente” sul tema…

«Mah. La questione è semplice: noi ci siamo difesi al Tar insieme alla Regione.
Quel comitato, che pratica lo sport della mistificazione della realtà, probabilmente avrà mandato una nota, che neanche è riportata negli atti ufficiali.
Certe cose che si leggono lasciano un po’ il sorriso amaro della furbizia di chi, di fronte ad un lavoro serio e dedito alla nostra comunità, si lancia in affermazioni vuote, false e intrise di disonestà intellettuale.
Ormai ci siamo abituati e cogliamo l’occasione per ribadire che questo comitato, formato, se tutto va bene, da un paio di persone, come al solito ha dato un contributo che considerarlo marginale sarebbe già tanto.
Fortunatamente non sono tutti così e durante questa vicenda il conforto vicendevole con le associazioni sane, che sono abituate alla concretezza, è stato molto utile per arrivare a questo risultato, con un lavoro corale che non ha neanche bisogno di essere pubblicizzato perché da sempre si è tradotto in grandi risultati e traguardi che abbiamo ottenuto e che parlano per atti e fatti che sono sotto gli occhi di tutti…».