Colleferro. La Parrocchia di San Bruno ha festeggiato degnamente Sant’Antonio Abate

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COLLEFERRO (RM) – Tantissimi fedeli hanno affollato, nella mattinata di Domenica 19 Gennaio, il sagrato della Chiesa di San Bruno a Colleferro per la festa di Sant’Antonio Abate, monaco eremita egiziano, fondatore del monachesimo cristiano e primo degli Abati. Nato intorno al 250 in Egitto, a Coma, oggi Qemans„ morì ultra centenario (356). La sua vita fu dedica totalmente alla fede, all’età di vent’anni abbandonò la sua vita agiata e si rifugiò dapprima in una zona deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita di eremita. Per la sua straordinaria esperienza spirituale del “deserto”, accorsero a lui da tutto l’Oriente, monaci, pellegrini, sacerdoti, vescovi, infermi e bisognosi, per ricevere consigli e conforto. La sua festa fu istituita nel V secolo in Palestina.

La forte tradizione legata al santo ha fatto sì che quest’ultimo entrasse nel cuore della gente sia come testimone di fede che come difensore degli animali. Universalmente noto come protettore contro i contagi, reputato un potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili, è raffigurato come un vecchio dalla lunga barba, appoggiato ad un bastone terminante con una campanella, accompagnato da un maialino nero. Altra tradizione, profondamente legata alla devozione di Sant’Antonio Abate, è quella di accendere fuochi in suo onore.

Il Parroco Don Augusto Fagnani, dopo una breve preghiera comunitaria, ha impartito la benedizione, accompagnato dai canti del Coro Parrocchiale, ad ognuno dei tantissimi animali presenti con i loro padroni, soprattutto bambini: moltissimi cani di diverse taglie, ma anche gatti, pesciolini, tartarughe, criceti, uccellini e bellissimi cavalli del Comitato Quarticciolo Ippoterapia di Artena. Ha poi benedetto il fuoco, accesso al centro del Sagrato, che ha funzione purificatrice e fecondatrice, a ricordo del racconto che vedeva Sant’Antonio Abate recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. Infine una particolare benedizione anche alle tante cinquecento parcheggiate nel Sagrato.

E’ stato poi i benedetto e distribuito, a cura dei volontari, il pane, segno della provvidenza, dono prezioso di Dio con l’auspicio che, nonostante la grave crisi economica che stiamo vivendo, non manchi mai a nessuno. Poi tutti in Chiesa per la celebrazione della Santa Messa, a cui ha fatto seguito un momento conviviale con “polenta e salsicce” per tutti.

 Eledina Lorenzon