Colleferro. Discarica chiusa all’indifferenziato. Che fine faranno i rifiuti non più conferibili?

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Colleferro - Discarica di Colle Fagiolara

COLLEFERRO (RM) – E’ forse troppo presto per “gridare vittoria” a proposito della chiusura della discarica di Colle Fagiolara…
Per meglio dire: “sic et simpliciter” la chiusura della discarica di Colle Fagiolara al conferimento del rifiuto “tal quale”, NON È la soluzione dei problemi
Anzi forse, per come stanno le cose, tale provvedimento sarà IL PROBLEMA

Sì perché, se non vogliamo fare lo stesso errore di chi in passato ha incastonato “a caso”(?), sul nostro territorio, solo alcune delle tessere costituenti il puzzle raffigurante un rispettabile ciclo completo dei rifiuti, sarà bene approfondire l’argomento, e seguire attentamente quanto sta accadendo, e verso quale direzione sta andando il processo che, giustamente e (ci auguriamo) finalmente, oggi viene messo in discussione.

Per puntualizzare a proposito delle tessere messe “a caso”…
1) Sono state realizzate due linee di termovalorizzazione senza poter contare, IN LOCO, su una congrua produzione di cdr adatto (prodotto dai rifiuti locali), da dargli in pasto;
2) Si è “discaricato” senza limiti facendo diventare Colle Fagiolara sempre più capiente senza nemmeno iniziare, nei Comuni che vi conferiscono i propri rifiuti (29 oggi, 45 ieri), una vera e propria campagna informativa ed attuativa della raccolta differenziata; e non ci riferiamo a quella in strada, ma a quella porta a porta…;
3) Si è ostacolato in tutti i modi il trattamento del rifiuto indifferenziato; e non pensiamo solo a quello “meccanico-biologico”, ma anche ad altri tipi di trattamento, quale la bioessiccazione e la digestione anaerobica…
Come dire… dell’intero ciclo dei rifiuti ci siamo dotati solo di alcune… “tappe” del processo:
1) di Rifiuti – poco differenziati, ne abbiamo a volontà (quelli si producono da soli);
2) di Termovalorizzatori – che, allo stato attuale delle cose, sono costretti ad “incenerire” più che a “termovalorizzare”;
3) di Discarica – sempre più capiente per … fare cassa, con i Comuni che non pagano…

La diffida “distribuita” il 4 Febbraio scorso dalla Regione Lazio (a proposito del conferimento in discarica del rifiuto indifferenziato) a tutte le aziende che si occupano della raccolta e della gestione del ciclo dei rifiuti sul territorio regionale, con particolare riguardo a quelle che gestiscono discariche di rifiuti non pericolosi nel medesimo territorio, è il frutto di un effetto “domino” che parte da una lettera di costituzione in mora [SG(2011)D/9693 C(2011)4113], per violazione della direttiva 1999/31/Ce •> e della direttiva 2008/98/Ce •>, che la Commissione Europea ha inviato, con nota del 17 Giugno 2011, alla Repubblica Italiana.

Altro non è che una Procedura d’Infrazione, la n. 2011/4021, con la quale la Commissione Europea, con il parere motivato prot. 9026 del 1/06/2012, ha fornito dei chiarimenti sui contenuti minimi essenziali che le attività di trattamento devono osservare per essere conformi al dettato comunitario e, con il ricorso depositato il 13 giugno 2013 contro la Repubblica Italiana – registro della Corte numero causa C— 323/13 – ha, tra l’altro, rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti da raccolta differenziata.

E’ da quest’ultimo atto (il ricorso depositato il 13 giugno 2013 contro la Repubblica Italiana) che ha preso spunto il Ministero dell’Ambiente che, nel giro di meno di due mesi (con le vacanze “augustine” alle porte), il 6 Agosto 2013, ha emanato una circostanziatissima circolare

(Ammissibilità in discarica dei rifiuti tritovagliati – Superamento circolare del 30 giugno 2009 •>),

con la quale hanno dovuto fare i conti gli enti subordinati: tutte le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

… E così ha fatto la Regione Lazio, emanando la diffida del 4 Febbraio… fatta pervenire a tute le discariche disseminate sul suo territorio.

Qualcuno ha osservato che la Regione Lazio ci ha impiegato troppo tempo
Sì forse è vero… Ma la cosa che ci sembra più grave non è tanto che sia passato del tempo prima di intervenire, ma più che altro abbiamo la sensazione che questo tempo sia passato inutilmente.

Siamo tutti d’accordo, anche senza l’Europa, che non si può e non si deve conferire il “tal quale” in discarica senza che il rifiuto abbia attraversato tutto un ciclo virtuoso di pretrattamento (dal riuso, alla differenziazione, alla produzione di cdr, al pretrattamento vero e proprio), ma consideriamo anche che al momento, nel territorio di riferimento, la raccolta differenziata rappresenta il 15% dei rifiuti, ben distante dal 65% richiesto (ad oggi) dalla normativa nazionale ed europea…

Colleferro. Piazza Gobetti - Immondizia nei cassonetti
Ci auguriamo di non dover più affrontare simili emergenze…

Cosa significa? Che oggi l’85% dei nostri rifiuti finisce in discarica…
E cosa significa, oggi, chiudere la discarica ai rifiuti non pretrattati? Significa avere l’85% dei rifiuti che produciamo, sulle strade…
Cosa si farà ora? Si correrà ai ripari in fretta e furia senza andare troppo per il sottile?
Da una parte i Comuni proprietari di discariche vedranno decimati i loro incassi, e loro stessi non sapranno dove mettere l’immondizia, dall’altra sarà necessario attivare in fretta le altre fasi del ciclo dei rifiuti…

La cosa che preoccupa di più è che forse il tempo non sia passato inutilmente per aziende di dubbia provenienza che nel frattempo hanno potuto organizzarsi per… essere immediatamente pronte a risolvere il problema… Anche perché allo stato attuale non ci sembra possibile che il “pubblico” (la Regione) sia in grado di farsi carico dell’emergenza… Nè ci sembra il caso di dispensare a pioggia, data l’urgenza, deroghe, autorizzazioni e quant’altro per mettere una “toppa” alla situazione…

Teniamo conto anche del fatto che, con una scusa o con un’altra, negli ultimissimi giorni, sono state chiuse le discariche di: Civitavecchia, Cupinoro e Guidonia.

No. La prospettiva futura davvero non ci sembra rosea… ma più che altro… maleodorante…

Giulio Iannone