Colleferro. “Baratri Tiburtini”. Presentata alla Biblioteca comunale “R. Morandi” la silloge poetica di Ilaria Petriglia

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COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Un nuovo appuntamento culturale alla Biblioteca R. Morandi di Colleferro, tutto dedicato alla poesia, è stato la presentazione dell’opera di Ilaria Petriglia dal titolo “Baratri tiburtini”, edito L’Erudita di Giulio Perrone.

Erano presenti oltre all’autrice, il Consigliere Umberto Zeppa, la relatrice Gisa Messina che, con Leonardo Romboli, ha anche letto, nel corso della presentazione, alcuni componimenti.

L’autrice è nata a Colleferro, dove vive e lavora presso una scuola Primaria.
La passione per la scrittura la porta a scrivere poesie, racconti e storie per bambini.Ama dipingere quadri in cui è solita utilizzare le lettere ritagliate dai quotidiani. Sua la copertina della silloge.

Per lei, come riportato in quarta di copertina “Le parole sono spazio. Oltre la materia, le parole aprono la luce al buio e il buio alla luce”.

“Baratri tiburtini” è, come ha ben evidenziato la relatrice, una silloge e come tutte le opere poetiche non è un libro che leggi e dimentichi, un libro di poesie deve essere una presenza costante sul comodino e va letto e riletto, in diversi momenti o circostanze di vita, perché ogni volta si evince qualcosa di diverso, che regala sensazioni nuove.
Come ebbe a dichiarare l’attrice Monica Vitti: “La poesia è una grazia, una possibilità di staccarsi per un po’ dalla terra e sognare, volare, usare le parole come speranze, come occhi nuovi per reinventare quello che vediamo”. 

Lo stile di Ilaria Petriglia è molto particolare, assai elegante e capace di intrecciare armonicamente il linguaggio aulico e prosaico rendendo il componimento unico, oltretutto il grande uso di metafore e di analogie conferiscono al verso il potere di donare emozioni, verso che rende protagonista la mera parola, che campeggia nei vari componimenti e che fa dell’amore il file rouge di questa raccolta, amore per la persona amata, per la famiglia, per i luoghi che ci restano nel cuore e per se stessi, amore come ancora di salvezza o causa del nostro perderci.

“Baratri tiburtini”, un titolo che riporta alla mente le splendide immagini dell’anfiteatro naturale formato dallo scorrere millenario dell’Aniene, l’antico Anio dei Latini, nel centro urbano della città di Tivoli, luogo di grande bellezza e suggestione, meta preferita di Goethe, Andersen e altri scrittori e artisti nel loro Grand Tour. Baratri è, nel contempo, parola forte capace di trasmettere la visione dell’abisso, della voragine, con un’eccezione quindi tutta negativa, ma la silloge di Ilaria Petriglia è permeata da un senso di resurrezione che anima i personaggi che nell’attraversamento dei baratri, che anche ognuno di noi si trova ad affrontare nel corso della vita, riscoprono la forza del riscatto, il desiderio di ricominciare, quel rinascere sempre perché

“Il mio sole tramonta ogni giorno

per ridestarsi da un gesto

o da una parola”