Segni. Il pittore Attilio Bedini ricordato in un incontro dei “Caffè Letterari” organizzati dall’Associazione Culturale ItineSegni

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SEGNI (Eledina Lorenzon)L’Associazione ItineSegni, è attiva dal 2015 con lo scopo di far conoscere la città di Segni ed il suo territorio in relazione agli aspetti storici, archeologici ed ambientali al fine di una rivalutazione e promozione turistica.

Sono state tante le iniziative messe in campo nel corso degli anni con grande successo, ed in questa estate della “rinascita”, dopo una pandemia che ci ha lungo costretti all’isolamento ed a mantenere le distanze, presenta i “Caffè Letterari”, presso il Bar Lettrica in Corso Vittorio Emanuele, 46 a Segni, una serie di incontri dedicati ai suoi artisti: pittori, scrittori, poeti e musicisti che nel passato hanno lasciato il segno e ai i giovani emergenti che confermano la “perla dei Lepini” una vera fucina d’arte.

Protagonista dell’incontro – che si è tenuto nel pomeriggio di Giovedi 22 Luglio – è stato il pittore “Attilio Bedini: l’artista e l’uomo”, scomparso nell’agosto del 2018, ma il cui ricordo è ben tangibile in quanti lo hanno conosciuto.
Erano presenti Valentina Corsi, Giusi Lorenzi, Camillo Sbarzella, il Sindaco di Segni Piero Cascioli, parenti, amici, conoscenti e tanti estimatori della sua attività artistica.

Marchigiano di nascita (nasceva ad Ostra nel 1933) ma segnino d’adozione, Attilio Bedini era artista a 360°, la pittura era nel suo dna, era infatti nato in una famiglia ricca di artisti e sin da piccolo accompagnava il padre Michelangelo, pittore, decoratore, mosaicista e restauratore.

Commosso ed emozionante l’intervento di Giusi Lorenzi, nipote dell’artista e pittrice a sua volta, che ha dato rilievo non solo all’artista, ma alla grande umanità dell’uomo, sottolineando come fosse determinante per Bedini il desiderio che il pubblico comprendesse le sue opere, ne gioisse insieme a lui.
Il disegno ed il colore erano “mezzi per una comunicazione semplice ed accessibile a tutti”, come ebbe a dichiarare in una intervista per poi aggiungere “La pittura deve essere l’occasione dell’incontro tra l’uomo (l’artista, il pubblico/ e a “res”, l’oggetto, il tema).
E nessun incontro è tale se non lascia un segno comprensibile di corrispondenza”.
Egli, cosa assai rara per un’artista di oggi, realizzava le sue opere in tantissime tecniche, dipingeva ad olio, ad acquerello, acrilico, a carboncino e non ultimo si era dedicato al mosaico.

L’arte di Attilio Bedini ha saputo coinvolgere anche i visitatori più distratti, le sue mostre, ricordiamo l’ultima nella splendida location di Palazzo Rospigliosi a Zagarolo nel Settembre 2017, hanno regalato emozioni uniche dove perdersi tra magiche visioni: dalla Parigi di Notre Dame alla Venezia misteriosa e sognante, dall’atmosfera fiabesca dell’Olanda al caldo abbraccio del Danubio dove scopre l’intensità di due colori quali il verde ed il blu che tanto incideranno nella sua pittura. – Le sue donne, ora allegre, ora malinconiche, ora testimonianza delle atrocità della guerra (Dolore in Vietnam, 1978), esprimono il senso innato della libertà, ne è esempio il bel quadro “Donne in cerca di libertà” (2001) in bella mostra nella Sala da the dove si è svolto l’incontro.

Un’analisi attenta dell’opera di Beghini è stata oggetto dell’intervento del Presidente dell’Associazione Camillo Sbarzella, ricordando anche la sua attività di docente e di autore di alcuni testi di Educazione Artistica e Storia dell’Arte. Grande l’umanità e l’altruismo che lo hanno portato a collaborare con l’Ass. Monte Campazzano realizzando le quattordici formelle in mosaico della Via Crucis installate lungo il percorso, riunendo intorno a sé tanti giovani che scoprirono così la magia di quest’arte antica, nonché il bellissimo mosaico all’interno della Chiesetta. Ha poi lanciato l’iniziativa di intitolare, in accordo con i Responsabili Cai, il sentiero di Monte Campazzano ad Attilio Bedini.

Il Sindaco Sindaco Piero Cascioli ha concluso l’incontro, esprimendo il desiderio di porre in essere iniziative che diano risalto all’opera di questo artista che ha onorato con la sua attività la città di Segni, proponendo una mostra permanente o più mostre a tema, così che soprattutto le nuove generazioni possano avvicinarsi alla sua arte, ricordando quanto Attilio Bedini si sia dedicato con grande passione ai giovani nei suoi trentadue anni di insegnamento in varie scuole medie ed istituti superiori del Lazio.

Chiudo questo articolo con un suo pensiero, riportato nell’intervista pubblicata nel libro “La consapevolezza del mutare”, testo di Elda Campori, che ben identifica il suo fare arte: «Cerco di presentare un quadro che sappia farsi guardare, farsi leggere e concorrere all’appagamento sentimentale e culturale dell’animo».

 

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