Segni. Il 15 Luglio un’udienza sulla capacità di intendere e di volere di chi uccise Maria Manciocco. Le considerazioni del cugino, Flavio Gizzi

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SEGNIRiceviamo e pubblichiamo un testo con alcune considerazioni di Flavio Gizzi, cugino di Maria Manciocco, l’insegnante uccisa a martellate dal marito Eraldo Marchetti il 16 Marzo del 2014 [qui l’articolo •>].

«Il 15 Luglio ci sarà ancora un’udienza per stabilire se chi ha ucciso Maria Manciocco, fosse capace di intendere e di volere, al momento dell’efferato omicidio, commesso a Segni, il 16.03.2014.

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In realtà il coniuge della Sig.ra Maria Manciocco è già stato dichiarato capace di intendere e di volere, dopo un’accurata perizia di un illustre psichiatra forense, ma non è stato sufficiente.

Ci sarà una ulteriore valutazione e una ulteriore interpretazione da parte di chi, non lo sappiamo.
Sappiamo che Maria non c’è più, brutalmente ammazzata dal marito con una mazzetta da muratore, alle 08.30 di una domenica mattina, quando da brava madre stava preparando la colazione ai bambini, che all’epoca avevano 9 anni.

E questo fa male.

Abbiamo profondo rispetto dell’operato della magistratura e riteniamo che le sentenze non debbano essere oggetto di un commento superficiale e privo dei necessari strumenti di comprensione, tuttavia, negli ultimi mesi, abbiamo riscontrato pronunce tese a giustificare, in qualche modo, femminicidi e stupri, con motivazioni sinceramente di difficile comprensione.

Commettere un efferato omicidio per eliminare una donna che è stata fidanzata, moglie, madre, solamente per l’impossibilità di accettare la decisione della vittima di porre fine ad una relazione, e giustificare tale brutale gesto con un black-out emotivo, non è condivisibile.
Le perizie sugli imputati di omicidio avvengono, spesso, a distanza di molto tempo dal compimento del crimine, e sono assolutamente variabili nei risultati, che dipendono da chi esegue tali perizie.

Quello che osserviamo, tuttavia, è una totale assenza di attenzione nei confronti della vittima.
Tutto ruota attorno al colpevole, ai suoi sentimenti, ai suoi umori.
Ci chiediamo se tutto ciò sia accettabile e se sia rispettoso di ogni donna che ha perso la vita per mano dell’uomo che avrebbe dovuto proteggerla ed amarla.
Continuiamo a credere nella giustizia».

F.to Flavio Gizzi

 

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