16 Maggio 2026
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Roma. Antimafia. “Operazione Gerione” dei Carabinieri. Infiltrazioni di “Cosa Nostra” nella Capitale. 11 misure cautelari tra arresti ed obblighi di presentazione alla PG

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ROMA – Nella mattinata di oggi, 15 Gennaio, i Carabinieri del Ros – col supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri territorialmente competenti [Roma, Palermo e Trapani] – hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 11 soggetti, ritenuti responsabili di trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, reati commessi per agevolare l’associazione mafiosa “Cosa Nostra”.

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L’odierna operazione “Gerione” – che ha permesso di cristallizzare una strategia di penetrazione del tessuto economico della Capitale nell’interesse di “Cosa Nostra” – è stata avviata nel novembre del 2018 a seguito della confisca di beni del Tribunale di Palermo per 15 milioni di € eseguita a carico del palermitano Francesco Paolo Maniscalco.

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Questi – che a partire dal ’92, prima di tornare a Palermo, ha risieduto a Roma per oltre 17 anni – è stato la figura centrale dell’indagine: figlio di un soggetto contiguo alla famiglia palermitana di Corso dei Mille, è risultato socio occulto delle attività commerciali emerse.
Uomo di fiducia di Giuseppe Salvatore Riina (figlio del defunto Totò), è stato condannato definitivamente per partecipazione ad associazione mafiosa, nonché per la rapina multimiliardaria alla sede palermitana della “Sicilcassa” del ‘91. Parte della refurtiva, destinata a “Cosa Nostra”, venne fatta fondere in lingotti d’oro e distribuita, su ordine di Totò Riina, agli esponenti di vertice dei vari mandamenti di Palermo.

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Nell’indagine sono anche emersi i fratelli Salvatore e Benedetto Rubino, pure legati a contesti mafiosi palermitani i quali, insieme a Maniscalco, attraverso società attive nel settore della gastronomia, avvalendosi di prestanome, hanno condotto un progetto imprenditoriale nei quartieri di Testaccio e Trastevere, avviato nel 2011 con l’apertura del bar-pasticceria “Sicilia e Duci srl” (trasferitosi da Testaccio a Trastevere nel 2015) e ostacolato nel 2016 con l’esecuzione di un sequestro di prevenzione a carico della predetta società.
Tuttavia, poco prima dell’esecuzione del citato provvedimento, gli odierni indagati procedevano allo svuotamento del patrimonio della “Sicilia e Duci srl”, attraverso la distrazione di beni e capitali a benefico di altre società, appositamente costituite a partire proprio dal 2016, conducendo, al contempo la “Sicilia e Duci” alla bancarotta.

Gli indagati, attraverso la neocostituita “Efferre srls”, hanno aperto, sempre a Trastevere, un ulteriore esercizio commerciale all’insegna “Da Nina”, oggi sottoposto a sequestro preventivo (del valore di circa 400 mila euro), in quanto avviato col reimpiego di capitali di provenienza illecita.

Nell’inchiesta sono inoltre emersi:

  • Antonina Puleo e Federica Rubino [entrambe sottoposte agli arresti domiciliari] moglie e figlia di Benedetto Rubino, in quanto coinvolte, la prima, nella vendita di dipinti e preziosi di provenienza illecita – il cui ricavato è stato reimpiegato per avviare le attività commerciali a Trastevere – la seconda, nella bancarotta in qualità di amministratore della “Sicilia e Duci”. Gli approfondimenti investigativi, hanno permesso accertare che i dipinti oggetto di compravendita illecita erano stati rubati negli anni ’90;
  • Salvatore Cillari [agli arresti domiciliari], i cui congiunti sono stati esponenti di rilievo del mandamento mafioso palermitano di Porta Nuova, socio occulto e finanziatore della “Sicilia e Duci”;
  • Giovanna Citarrella [obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria], autrice di versamenti in contanti a favore della “Sicilia e Duci srl” per circa 91mila euro serviti per far “decollare” l’attività imprenditoriale;
  • Luca Imperatori, imprenditore di Formello (Rm) e Roberta Rubino (figlia di Benedetto) responsabili di aver concorso nell’occultamento della provenienza illecita dei beni sottratti alla “Sicilia e Duci srl”, nonché Marco Rubino (figlio di Salvatore), intestatario fittizio di società controllate dagli indagati principali [tutti sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria].

I provvedimenti si collocano in una più ampia strategia di contrasto all’infiltrazione mafiosa nel Lazio e nella capitale, condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia.