Ospedale di Colleferro. «Cronaca di una giornata di follia al Pronto Soccorso… con la speranza di migliorare una realtà importante»

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COLLEFERRO – Così come per le cose positive, abbiamo ricevuto, e doverosamente pubblichiamo, una lettera che racconta le peripezie vissute al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Colleferro da una lettrice che titola ed argomenta come segue.

Cronaca di una giornata di follia al Pronto Soccorso di Colleferro.

Gentile Direttore di Cronache Cittadine

Le invio questa mia lettera perché di fronte a situazioni irreali e non degne di un paese civile, come dovrebbe essere il nostro, di solito si è portati a lamentarsi con amici, parenti o conoscenti. Io per senso civico vorrei “denunciare” anche tramite la stampa, con la mia personale esperienza, ciò che è accaduto a mio figlio, con la speranza di migliorare una realtà che immagino, purtroppo, molti cittadini come me si sono trovati ad affrontare.

Nella giornata di venerdì scorso (13 Giugno-ndr) all’ora di pranzo mio figlio di 25 anni improvvisamente accusa a tavola un malore, impallidisce e rapidamente perde i sensi difronte a me che spaventatissima col cuore in gola non posso fare altro che attutire la sua caduta.
Cerco, pensando immediatamente ad un calo di pressione. di prestargli aiuto alzandogli le gambe e cercando di far affluire il sangue verso la testa, infatti in breve riprende conoscenza ma la sua pressione è molto bassa.

Pomeriggio, ora di pranzo chi chiamo? La mia Dottoressa nonostante non sia orario di ambulatorio mi risponde dopo qualche ora confermandomi un probabile calo di pressione e di continuare come stavo facendo dargli sali, farlo bere, etc monitorando sempre la pressione.
Quello che facciamo, ma il giorno seguente, sempre ora di pranzo, mio figlio si sente di nuovo male stavolta anche nausea violenta.

È sabato chiamo la guardia medica. Mi richiama poco dopo una gentile Dottoressa reperibile presso l’Ospedale di Colleferro spiegandomi che una visita a domicilio non avrebbe risolto il problema, due collassi in un ragazzo giovane necessitavano di accertamenti più accurati e sarebbe stato meglio portarlo al Pronto Soccorso. Immediatamente seguiamo il suo consiglio e lei gentilissima ci raggiunge in accettazione molto preoccupata di effettuare un controllo neurologico e accertamenti più accurati.

Non essendo informata che il neurologo nell’Ospedale non è presente effettua lei i test neurologici misura pressione saturazione e mi comunica che quelli vanno bene ma mio figlio necessita di un ECG e di una TAC per escludere problemi gravi. Lei molto professionalmente ritiene che tali accertamenti siano necessari e abbastanza urgenti visto lo stato non proprio ottimale in quel momento del ragazzo.

Facciamo il triage la registrazione del paziente con tutte le indicazioni della Dottoressa circa alle 14.30. Da quel momento dopo un rapido ECG mio figlio viene messo in attesa di fare analisi e TAC. Passano via via le ore, si susseguono pazienti le cui storie cliniche si intrecciano con quelle degli altri si crea una catena di solidarietà che si instaura proprio quando ci si ritrova tutti sulla stessa barca a condividere gli stessi drammi.

Così scopri che la bella ragazza col collare, ancora pallida e con contusioni, è reduce da un violento tamponamento…per senso civico non ha chiamato l’ambulanza “magari poteva servire ad una persona più grave di me” dice e così si ritrova già in attesa da 5 ore (se ne andrà se ricordo bene dopo 8/9 ore)… un’altra signora probabile rottura del crociato, che fa un male cane poverina, cercava di alleviare col ghiaccio… vi rivelerò dopo a che ora era ancora lì.

Tante altre storie, tanta altra sofferenza, certo sei in ospedale ma per PRONTO Soccorso non si dovrebbe intendere anche un’attenzione minima un po’ più immediata?
E intanto passano le ore… sono circa le 20 e mio figlio è digiuno dalla mattina…azzardo manca ancora molto? Due persone…vabbè aspettiamo ancora…se non fosse che dopo circa sei ore di attesa mio figlio ha un nuovo malore. Il gentile medico addetto alla registrazione gli offre il lettino posteriore al gabbiotto e lo visita constatando che sta avendo una nuova crisi. Mi aspetto che finalmente qualcuno venga a visitarlo e comincio a perdere la pazienza. Mi comunicano che sarà il prossimo.

Macchè… Sono le 22.40. Faccio violenza su me stessa e continuo gentilmente a rivolgermi allo stesso cortese medico di guardia, mio figlio giace rassegnato sul lettino senza più aprire bocca.
Chiedo di poter parlare col medico e apprendo che da tutto il pomeriggio il via vai di tutta quella gente sofferente è stato gestito da uno sparuto numero di personale che non sa più dove sbattere la testa compreso il giovane, nervosissimo ed esasperato medico che mi apostrofa dicendo che ci sono casi più gravi di quello di mio figlio!!!

Esattamente ciò che una preoccupatissima madre ama sentirsi dire dopo 10 ore di attesa!! Mio figlio dopo due collassi è stato visitato all’una di notte, all’una e trentacinque gli hanno fatto la TAC e alle quattro del mattino lo stesso medico in tono quasi canzonatorio ad un distrutto e stanchissimo ragazzo comunica: TAC e analisi vanno bene, non hai niente. Non ha niente? Come spiega quello che gli è successo? Sincopi replica… Dovute a? Questo non lo so noi abbiamo escluso cose gravi ora cos’ha lo deve scoprire il medico di base con altri accertamenti.
E fino a lunedì rimane così non mi può dare niente? Sta male non bene basta guardarlo (un volontario poco prima mi si è avvicinato chiedendomi cortese” poverino ha le coliche?” Infine mi concede una ricetta specificando che pagherò le medicine, ansioso di mandarci via.

Ce ne andiamo dopo 14 ore sapendo cosa non ha mio figlio… ma non cosa ha!!! (anzi per il dottore forse mio figlio non aveva di meglio da fare il sabato che svenire e passare pomeriggio e nottata al Pronto Soccorso)… Ah la signora col sospetto crociato rotto alle 4 del mattino è ancora là.
Oggi domenica mio figlio è ancora a letto sofferente in attesa di lunedì.

Una domanda rivolgo al nostro capace Sindaco, che peraltro ammiro molto e a cui sono grata di tutto ciò che sta facendo per la nostra città: ha senso ancora tenere in piedi un Pronto Soccorso del genere nella nostra città? Se nelle strutture non viene fornito adeguato personale è inutile tenerle aperte perché tutto ciò va a discapito di noi cittadini che veniamo bistrattati e serviti male e del povero personale che lavora male e troppo.

Siamo radicali. O si ampliano gli organici o chiudete e mandateci tutti altrove forse saremmo tutti più contenti e soddisfatti!! E forse eviterò di incontrare ancora medici poco empatici e poco collaborativi».

Daniela Antonelli

 

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