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Convegno a Pomezia. Cancro della mammella… Vincere la paura questo è l’imperativo “categorico”!

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Alcuni partecipanti al convegno insieme all'illustre prof. Tersigni

Alcuni partecipanti al convegno insieme all’illustre prof. Tersigni

POMEZIA (RM) – Si è svolto in questi giorni a Pomezia, presso lo stabilimento della Sigma-Tau, un convegno sul cancro della mammella, promosso dalla Chirurgia della Clinica S. Anna di Pomezia, diretta dal Prof. Roberto Tersigni, in ricordo del Prof. Salvatore Damasco, che molto ha contribuito alla crescita ed allo sviluppo dell’Azienda.

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Lo scopo del convegno è stato quello di illustrare le più recenti conquiste scientifiche ed innovazioni tecnologiche nel trattamento del tumore del seno, con la prospettiva di una possibile istituzione anche nelle strutture più decentrate di “Breast Unit”, cioè di unità plurispecialistiche “interamente dedicate” , in cui sia possibile attuare parametri diagnostici e terapeutici del tutto concordanti e per nulla dissimili da quelli dei centri più avanzati.

Ciò in considerazione della grande diffusione di tale patologia, che ancor oggi costituisce la prima causa di morte per tumore nella popolazione femminile.

Una patologia certamente ricca di problematiche, tutte trattate nelle varie relazioni del convegno: Il ruolo delle donne e l’associazionismo femminile (Relatori: Maria Teresa Fochetti e Celeste Monachesi), Genetica e valutazione del rischio nel cancro della mammella (Relatore: Paola Grammatico), Radiodiagnostica e Radioterapia (Relatori: Giancarlo Arcangeli, Mariagrazia Ciolfi, Pasquale Ialongo), Lesioni preneoplastiche ed infiltranti della mammella (Relatore: Vincenzo Petrozza), Evoluzioni del trattamento chirurgico da demolitivo a conservativo (Relatore: Roberto Tersigni), Ruolo del linfonodo sentinella (Relatore: Massimo Charcot), Ruolo del chirurgo plastico (Relatore:Paolo Contini). Chemioterapia , ormonoterapia e terapia biologica (Relatori:Cecilia Nisticò, Gaetano Lanzetta), Neoplasie della mammella nelle giovani, Fertilità e Gravidanza (Relatori: Federica Tomao, Patrizia Vici). L’avvio ai lavori e’ stato dato dalla relazione di Celeste Monachesi rappresentante dell’ANDOS (Associazione Nazionale delle Donne Operate al Seno) che ha evidenziato il dramma di queste donne per anni offese dalla malattia nel loro attributo dominante che è la femminilità e costrette a vivere in una totale incertezza del domani.

Un quadro questo che però sta rapidamente mutando grazie al progresso scientifico e tecnologico che ha prodotto e continua a produrre mezzi sempre più avanzati, capaci di garantire oggi, in un’alta percentuale di casi, la totale guarigione. Motivo questo fondamentale per tenere sempre accesa la speranza e vincere finalmente la paura.

Tra i mezzi più avanzati, certamente quelli diagnostici, in cui sono comprese anche le indagini genetiche con le quali è possibile accertare l’ereditarietà o meno del cancro mammario ed ovarico. Non solo, ma in base al tipo di mutazione presente nel Dna. distinguere popolazioni a rischio su cui intervenire precocemente nella cura del tumore prima della sua diffusione.
Notevoli anche i progressi delle tecniche di diagnostica per immagini (ecografia e risonanza magnetica) la cui accuratezza ha raggiunto oggi livelli sorprendenti, specie tra i cosiddetti tumori non palpabili e quelli fino ad alcuni anni fa praticamente inesplorabili.

In quanto alla terapia chirurgica, è ormai noto come questa sia divenuta non solo meno invasiva ma si sia arricchita di tecniche di plastica ricostruttiva che permettono alle donne operate di conservare ancora il loro attributo di femminilità. Così pure la radioterapia ha avuto la sua evoluzione, riuscendo a ridimensionare quanto più possibile i campi di irradiazione ed attuando la cosiddetta “radioterapia ipofrazionata ”, ovvero riducendo alla metà le sedute pur ottenendo lo stesso risultato. Nei riguardi infine della terapia medica, che comprende la chemioterapia, l’ormonoterapia e l’immunoterapia, sono notevolmente aumentati i farmaci a disposizione e di gran lunga ridotti gli effetti tossici rispetto al loro beneficio, per cui in un’ alta percentuale dei casi appare del tutto accettabile. Non solo, si è andati più oltre: si è cercato anche di non privare le giovani donne in cura per il tumore neppure di un loro desiderio di gravidanza.
Grazie alle tecniche di ibernazione e conservazione degli ovociti e del tessuto ovarico, è possibile oggi effettuare prima della cura un intervento di prelievo del tessuto ovarico o di ovociti per impiantarlo successivamente, in un periodo di temporanea sospensione della cura.
Ciò in base all’osservazione che la gravidanza non solo contrasta sfavorevolmente il processo tumorale ma addirittura migliora il quadro ormonale. Vi sono già nel mondo 60 bambini nati con questo metodo da madri affette da cancro ! E per finire, vi è oggi persino un nuovo modo di considerare il cancro della mammella: non più malattia sistemica come nel passato (Teoria di Fisher),ma malattia eterogenea a diversa aggressività (Teoria di Helman). Il convegno del Prof. Tersigni ha palesemente dimostrato che il sapere non ha confini…

Carlo Di Martino

 

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