Colleferro. Torna lo spettro della chiusura del Posto di Polizia Ferroviaria. “Riorganizzazione” o “valutazioni superficiali”?

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COLLEFERRO (Beatrice Cardillo) – Nello scorso mese di febbraio, ci eravamo occupati della delicatissima questione legata alla possibile chiusura, definitiva, del Posto di Polizia Ferroviaria di Colleferro [qui l’articolo •>].

Nei primi mesi del 2020 infatti, tra i corridoi del Ministero degli Interni e non solo, iniziava a correre veloce la notizia – con tanto di lettere ministeriali e comunicati a risposta da parte dei sindacati chiamati in causa – di una lunga ed articolata proposta che avrebbe interessato, a quanto riportato, l’intero comparto della Polizia Ferroviaria e la sua conseguente riorganizzazione non solo del territorio a sud della Capitale ma anche a livello nazionale.

Bene, da Febbraio ad oggi, tante cose sono cambiate: lo scoppio della pandemia mondiale, il lockdown nazionale, il caos che da tutto ciò ne è derivato… ma, quello che sembra non essere affatto mutato di una virgola, è l’intento di voler chiudere definitivamente il Posto Polfer di Colleferro e mettere così fine all’indispensabile e fondamentale lavoro degli agenti che in essa operano da anni.

Dai piani alti sarebbe per ora trapelata la notizia “ufficiosa” che, la Polfer di Colleferro, non è più indispensabile poiché posta sulla linea di transito ferroviario “Roma-Cassino”, sulla quale risultano operare già ben tre uffici Polfer – quello di Ciampino, di Frosinone e di Cassino – che da soli, sempre secondo il Ministero, “potrebbero” senz’altro assicurare, all’occorrenza, qualsiasi tipo di intervento anche per la Stazione di Colleferro.

Tralasciando anche solo per un instante i numeri relativi al transito dei passeggeri sui binari colleferrini, (circa 5mila al girono, quasi 2 milioni l’anno) e i suoi chilometri di competenza nell’alta velocità, pensiamo alla negativa cassa di risonanza di questa “discutibile” decisione sia a livello sociale che economico.

La Polfer, ricordiamolo, è collocata proprio nei pressi della Stazione Ferroviaria nel quartiere Scalo di Colleferro, una zona che da qualche anno è al centro di mirati lavori di riqualificazione urbanistica e territoriale, punto nevralgico e di snodo per migliaia di pendolari che da qui, ogni giorno, prendono un treno diretti a Roma, o dalla periferia a sud di Roma, giungono a Colleferro per lavorare nel nuovissimo polo di Amazon e Leroy Merlin aperto da poche settimane.

A questo, si aggiunge, la possibilità che, senza i dovuti controlli da parte degli agenti Polfer, riaffiorerebbe in breve tempo, l’ombra della microcriminalità, dei furti e dello spaccio nel piazzale adiacente alla ferrovia.
Ma se di impellente “riorganizzazione economica” e di necessari “tagli” si sta parlando, occorrerà che il Ministero comunque, a breve, valuti anche il ricollocamento dei nove (già pochi) agenti della Polfer di Colleferro (qualificati e specializzati nelle attività di controllo sui treni, sui binari e nelle adiacenze della stazione) anche all’interno di altri settori della Polizia di Stato alla quale fanno capo tutti i dipartimenti.

Ricordiamo che sia le mura della Stazione Polfer che gli uffici interni sono di proprietà di Ferrovie dello Stato.
Colleferro è stata considerata una stazione non necessaria.
Ora, gli addetti ai lavori, i sindacati e i singoli cittadini, attendono unitamente l’ufficialità di una decisione che sembrerebbe già essere stata presa… a suo tempo… ma solo rinviata di qualche mese.
È impensabile, dopo un periodo così duro, dove i controlli, le restrizioni e il rispetto delle regole hanno scandito il lavoro delle Forze dell’Ordine, che si debbano fare i conti con una insensata e ingiusta chiusura.

 

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