Colleferro. Pubblico numeroso ed attento allo spettacolo teatrale “Scoppia non Scoppia” promosso dall’Ass. culturale Gruppo Logos

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COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Grande successo per “Scoppia non Scoppia”, spettacolo teatrale promosso dall’Ass. culturale Gruppo Logos – Lab. Teatrale Ermòsés, andato in scena Venerdi 1° Giugno presso il Teatro Comunale Vittorio Veneto di Colleferro, con il patrocinio del Comune di Colleferro ed il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Roma.
Presenti in sala il Sindaco Pierluigi Sanna ed un pubblico numeroso ed attento.

 

Nell’anno in cui Colleferro è stata insignita del titolo di “Città della Cultura Lazio 2018”, insieme ad Artena. Labico, Paliano e Valmontone, l’attore e regista Maurizio Mosetti ha ideato uno spettacolo per narrare vicende che, partendo dal lontano 1912, arrivano alla fine della seconda guerra mondiale. Non storia di una città e del suo sviluppo, ma storie di vite delle classi subalterne, degli operai, delle gente umile che con il loro lavoro e sacrificio fecero vivere e prosperare la città, un viaggio nella memoria di una condizione umana e la documentazione di una coscienza collettiva complessa, ricca di contraddizioni.
Testimonianze di persone semplici, venute da ogni parte d’Italia che qui si ritrovarono per dare vita ad una città che rappresentasse un miglioramento di vita per sé e per le generazioni future.

Il testo è stato liberamente tratto dal libro “Fonti orali e didattica”, testo che rappresentò un tentativo di ridefinire i confini dell’attività didattica presso l’Itis S.Canizzaro di Colleferro, un collegamento tra l’apprendimento in aula e le memorie diffuse del territorio, proponendo negli anni ’80 un modello di insegnamento che non solo trasmettesse nozioni, ma desse agli studenti la possibilità di esaminare la realtà circostante fornendo, non senza difficoltà, la possibilità di valutare criticamente presente e passato. Un testo fondamentale che fornisce un bilancio dell’esperienza didattica ed aperta al territorio, fatta di ricerca documentale e testimonianze orali.

Bravi tutti gli allievi in scena che hanno saputo muoversi in una scenografia minimalista ed un gioco di luci tra il chiaro scuro, con una colonna sonora che ne ha esaltato la drammaticità, capaci di far rivivere l’atmosfera di “una città vista allora come una città grigia e maleodorante, schiacciata dallo smog chimico, ci si intossica solo a passeggiarci….”, come la descrivevano gli studenti del periodo.

 

Le testimonianze delle giovani donne che lavoravano ad una paga assai inferiore di quella degli uomini, dei tanti che, lasciato le loro terre, avevano raggiunto questo luogo sperduto per porre le loro radici e, di grande impatto emotivo, l’interpretazione di Don Umberto Mazzocchi testimone in prima persona del tragico “grande scoppio” avvenuto il 29 Gennaio 1938, data indelebile nella storia della città.

Ricordare il passato nel presente per progettare un nuovo futuro.

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