Colleferro. Dove finisce l’acqua che Acea Ato 2 Spa preleva dal pozzo del Castello Vecchio? [FotoeVideo]

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COLLEFERRO (RM) – Dalla mezzanotte del 25 Maggio 2015 la gestione dell’Acquedotto comunale è passata ad Acea Ato 2 Spa.

Tale passaggio avvenne in esecuzione della deliberazione del Commissario Straordinario n. 5 del 21 Maggio 2015 (consultabile qui •>).

Passarono sotto il controllo di Acea Ato-2 Spa la gestione dell’acquedotto comunale e la conduzione tecnica dei servizi di fognatura e depurazione.

Tale affidamento – disposto in adempimento di un preciso e molto discusso obbligo di legge – ha comportato per il Comune di Colleferro vantaggi economici per circa 2.600.000 euro quanto a rimborsi di mutui e restituzioni di somme per investimenti sulle infrastrutture del sistema idrico integrato, ed avrebbe comportato l’assunzione, a carico della Acea Ato 2 Spa, dei costi per nuovi futuri investimenti finalizzati al miglioramento dei servizi resi, ed in particolare, al raggiungimento di standard di qualità più elevati.

Per tutti i Comuni che non hanno ottemperato a tale “passaggio”, e che hanno tentato di “resistere” con ricorsi al Tar del Lazio ed al Consiglio di Stato, proprio in questi ultimi giorni stanno arrivando pesanti rigetti con la beffa dell’addebito delle spese di procedura.

Del resto la Regione Lazio era stata chiara avendo diffidato i Comuni appellanti, facenti parte dell’Ambito Territoriale Ottimale 2 – Lazio Centrale, a trasferire le infrastrutture e gli impianti idrici al gestore unico del Servizio Idrico Integrato, società Acea Ato2 con l’avvertimento che, in difetto, avrebbe avviato le procedure per l’applicazione dei poteri sostitutivi.

Le sentenze sono state molto chiare: «…alla luce della normativa i Comuni ricadenti nel perimetro dell’Ato 2 – Lazio Centrale, istituito sulla base di una legge regionale nel 1996, ed organizzato in forma di convenzione di cooperazione sottoscritta il 9 Luglio 1997, erano destinatari dell’obbligo di “conferire le reti nel sistema idrico integrato” già dal momento dell’affidamento del servizio all’attuale gestore».
La legittimità dell’intimazione della Regione viene argomentata dal collegio anche in riferimento al fatto che Acea, pur essendo un soggetto privato, opera come società in house. Sarebbe dunque indispensabile – svolgendo questa società un servizio pubblico quale quello idrico – che i Comuni le conferiscano la gestione delle infrastrutture.
Non hanno avuto maggiore fortuna le eccezioni di legittimità costituzionale e di illegittimità comunitaria le quali sono state ritenute “manifestamente infondate”, poiché non vi sarebbe alcuna attribuzione di competenza all’Unione Europea sulla decisione in merito all’ambito organizzativo ottimale dei servizi di interesse economico generale. Anzi, alla luce degli obiettivi indicati dalla direttiva quadro sull’acqua, i giudici scrivono: «frammentare la gestione della risorsa acqua, come in sostanza pretende la parte appellante, si pone in radicale contrasto con tali obiettivi».

Il Comune di Colleferro si sentì beffato anche perché fino all’anno precedente si era “affannato” a scavare ed attivare pozzi per rendersi autonomo dal famigerato acquedotto del Simbrivio: nella primavera del 2014 si dava il via ai lavori per la realizzazione del pozzo n. 9…

Oggi come detto il gestore è Acea Ato-2 Spa, la società operativa del Gruppo Acea che gestisce il servizio idrico integrato nell’Ambito Territoriale Ottimale 2 (Ato 2) – Lazio centrale, vale a dire Roma ed altri 111 Comuni del Lazio. L’Ato2 con un’estensione territoriale superiore a 5.000 chilometri quadrati e a circa 3.600.000 abitanti è il più grande in Italia.

La “nostra” acqua è di Acea, ed Acea è libera di gestirla come ritiene, ma qualche considerazione vogliamo farla.
Agli inizi del mese di Luglio, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna annunciava possibili interruzioni del servizio idrico a seguito della «drammatica situazione riguardante la siccità che ha colpito il Lazio» (qui l’articolo •>).

In questi ultimi giorni invece ci è capitato di imbatterci in un copioso andirivieni di autocisterne da e per il pozzo adiacente al Castello Vecchio (qui sotto il video)…

 

 

Le stesse autocisterne – una volta caricata l’acqua – prendono la Via Ariana in direzione Velletri.

Per carità, lungi da noi l’idea che trattasi di qualcosa di “illecito”, ma ci sia consentito un minimo di perplessità…
In tempi di siccità assoluta come questi, il pensiero che da noi ci sia più acqua che altrove, in qualche modo, ci… “tranquillizza”…

Ora ci chiediamo – fermo restando il concetto che l’acqua è bene comune, senza limiti territoriali di sorta – si tratta di una “prassi” normale?
Queste “manovre” avranno ripercussioni sulla disponibilità di acqua per la nostra città?

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