Colleferro. Conclusa l’indagine dei Carabinieri. Willy Monteiro Duarte ucciso volontariamente in un attacco durato 85 secondi. #GiustiziaperWilly è fatta. Ora si può andare a processo
COLLEFERRO | PALIANO | ARTENA – Proprio mentre in Via Colle Bracchi veniva inaugurato il murales dedicato a Willy Monteiro Duarte [qui l’articolo •>], giungeva notizia che la conclusione delle indagini – condotte dai Carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Colleferro e vagliate dai magistrati con gli opportuni supporti tecnico-scientifici – ha portato a nuove misure cautelari nei confronti dei presunti responsabili della morte del povero Willy.
La conclusione delle indagini ha portato alla dettagliata ricostruzione di quanto accaduto quella nefasta notte tra il 5 ed il 6 Settembre nonché alle singole responsabilità di tutti gli indagati.
I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia fino ad oggi erano in custodia cautelare (i primi tre in carcere, il quarto ai domiciliari) perché indagati per omicidio preterintenzionale.
Poi l’accusa è cambiata in omicidio volontario [qui l’articolo •>] e da oggi i quattro sono destinatari di una nuova misura cautelare, questa volta sì, per «omicidio volontario per futili ed abietti motivi».
In attesa del processo resteranno esattamente dove sono (tre in carcere ed uno ai domiciliari, anche se non si esclude che la misura cautelare del Belleggia possa essere inasprita) ma in una posizione ben più grave.
Secondo quanto minuziosamente ricostruito dagli inquirenti, fino all’arrivo dei fratelli Bianchi & Co. il diverbio – che pure si era spostato da Largo S. Caterina ai giardini pubblici dietro la caserma dei Carabinieri – non sembrava indirizzato verso la rissa.
Da quando sono intervenuti gli indagati a quando Willy ha iniziato il rapido viaggio verso l’aldilà sarebbero passati un minuto e 25 secondi.
In 85 secondi una scarica di calci e pugni – che sarebbero stati scagliati dai Fratelli Bianchi, dal Pincarelli e da Belleggia – al petto, alla gola ed all’addome del 21enne di origini capoverdiane lo hanno ridotto in fin di vita in maniera irreversibile.
Il sapiente incrocio dei dati raccolti dagli inquirenti dalle testimonianze, dalle intercettazioni, dagli smartphones, dai rilievi delle impronte e del Dna nonché dall’esame autoptico, hanno consentito in maniera minuziosa – ed apparentemente inequivocabile – di ricostruire in ogni secondo chi ha fatto cosa.
Essendo rimasti tutti senza più lacrime né parole riteniamo doveroso dare merito oggi al lavoro svolto dai Carabinieri, dai magistrati inquirenti, e dai tecnici dell’Arma, fin dai primi minuti dopo l’aggressione fino ad oggi.
Al di là della potenza mediatica che la tristissima vicenda di Willy ha scatenato, ed al di là delle coscienze sconvolte da un atto così vile, la conclusione delle indagini rappresenta la chiusura della prima fase di una vicenda che da domani, già con l’interrogatorio di garanzia, si sposterà nelle aule del tribunale.
Auguriamoci che da quelle aule verrà fuori tutta, e nient’altro che la verità. A quel punto si potrà definitivamente affermare che sarà fatta #GiustiziaperWilly.




















