Colleferro. Con un lucchetto tricolore il Sindaco Sanna ha simbolicamente sancito la chiusura della discarica di Colle Fagiolara

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COLLEFERRO – La discarica di Colle Fagiolara, in Località Piombinara di Colleferro, ha chiuso definitivamente i battenti.

L’ultimo camion è uscito dalla discarica nel pomeriggio di ieri, poco dopo le ore 17.

Alle 18 i cancelli si sono chiusi lasciandosi dietro non più una discarica ma un’area in ripristino ambientale.
Dopo 26 anni di operatività cala dunque il sipario sui camion in fila per scaricare i rifiuti, soprattutto della Capitale, e si “accendono i riflettori” sugli interventi post-mortem che dureranno altrettanti anni…

Anejo - Agostino BalziAnejo - Agostino Balzi

Nella mattinata di oggi, 16 Gennaio, all’appuntamento della “festa” per la chiusura ufficiale della discarica sono accorsi quasi un migliaio di cittadini tra i quali tantissimi studenti dell’Itis “S. Cannizzaro”, del Liceo ‘G. Marconi’ e tutti gli studenti dell’Ipia ‘Parodi Delfino’, che ha la sede posizionata proprio di fronte la discarica sulla via Palianese.
C’erano i Dirigenti scolastici di tutte le scuole presenti in città, insegnanti, professionisti, attivisti delle associazioni ambientaliste, e numerosissimi semplici cittadini.

Particolarmente significativa la presenza di colleghi giornalisti tra i quali anche una troupe della tv austriaca ORF…
(di seguito il video delle dichiarazioni del sindaco)

 

Tra le presenze istituzionali c’erano il Vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori, l’Ass. regionale al Ciclo dei rifiuti Massimiliano Valeriani, diversi consiglieri regionali tra i quali Marta Bonafoni, Rodolfo Lena ed Eleonora Mattia, i Sindaci – o loro rappresentanti – dei Comuni di Paliano, Carpineto Romano, San Vito, Castel S. Pietro Romano, Valmontone, Lariano, Labico, Artena, Segni, Genazzano, Acuto, Olevano Romano, Gavignano, Piglio e Ceprano.

Naturalmente, con il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, erano presenti tutti gli assessori, il Presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Stendardo, tutti i Consiglieri comunali di maggioranza e tra quelli di minoranza abbiamo notato Emanuele Girolami, Maurizio Del Brusco, Chiara Pizzuti e Riccardo Nappo.
Era presente anche il Direttore generale di “Minerva” Alessio Ciacci.

Per le Forze dell’Ordine sono intervenuti il Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Colleferro dr. Angelo G. Vitale, il Cap. Ettore Pagnano, Comandante la Compagnia dei Carabinieri di Colleferro, il Cap. Salvatore Pezzella, Comandante la Compagnia della Guardia di Finanza e la d.ssa Antonella Pacella Comandante della Polizia Locale.

Ad assicurare il regolare svolgimento della manifestazione c’erano gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. di Colleferro che hanno garantito l’ordine pubblico, con l’ausilio di alcune unità del Reparto mobile della Questura di Roma, e quelli della Polizia Locale che hanno regolato l’afflusso degli intervenuti.
La Protezione Civile ha coordinato la navetta che ha fatto la spola da Largo Oberdan a Colle Fagiolara, mentre l’Associazione Carabinieri in congedo ha effettuato assistenza all’area parcheggio.

Prima di giungere al momento simbolico più alto della manifestazione – l’apposizione di un lucchetto tricolore all’ingresso principale della discarica – sul palco, allestito proprio di fronte al cancello d’ingresso, ha preso la parola l’Ass. all’Ambiente del Comune di Colleferro Giulio Calamita il quale ha anche introdotto gli interventi successivi.

«Oggi siamo qui – ha detto Calamita – e stiamo testimoniando che con l’impegno, con lo studio e con un minimo di visione strategica delle cose si possono ottenere grandi risultati…»
(di seguito il video dell’intervento)

 

Dopo l’Ass. Calamita sono intervenuti uno studente in rappresentanza dei ragazzi che frequentano l’Ipia, il Sindaco di Paliano, un attivista del movimento “Rifiutiamoli” e l’Assessore regionale al Ciclo dei rifiuti Massimiliano Valeriani.

«Ciò che rende spesso problematico il rapporto tra cittadini e la politica e le istituzioni – ha affermato tra l’altro l’Ass. Valeriani – è il fatto che frequentemente non si mantengono le cose che si promettono. Si dicono cose, si prendono degli impegni ma spesso la politica tradisce la fiducia dei cittadini… Quando abbiamo iniziato a redigere il piano dei rifiuti lo abbiamo fatto secondo il principio che tutte le comunità debbono provvedere allo stesso problema in egual modo. Non è più possibile scaricare il problema di una comunità molto grande su una piccolissima comunità. Questo non è più accettabile…»
(di seguito il video dell’intervento)

 

Gli interventi sul palco si sono chiusi con quello del Sindaco Pierluigi Sanna che ha in qualche modo ripercorso la propria storia sovrapponendola a quella della discarica [qui il testo completo dell’intervento •>].
(di seguito l’intervento in video)

 

Subito dopo l’intervento del Sindaco Sanna ci si è spostati a ridosso dell’ingresso in discarica dove il primo cittadino ha simbolicamente chiuso la catena del cancello con un lucchetto tricolore mostrandone fieramente la chiave…

 

Il brindisi finale ha lasciato spazio alle foto ricordo degli intervenuti.

 

 

Il discorso del Sindaco Sanna

Innanzi tutto buongiorno a tutti,
Cari cittadini, associazioni, sindaci, rappresentanti tutti delle istituzioni civili, militari e religiose presenti,
Carissimi studenti ed insegnanti, forze sociali e sindacali, uomini e donne della stampa,

Oggi si compie un destino ingombrante, si avvera una profezia antica, si concretizza un fatto a cui in molti non hanno creduto fino a ieri, sbagliando.
Noi, al contrario degli increduli invece, lo abbiamo sempre creduto che questo istante giungesse, come per gli inceneritori dello Scalo.

Lo abbiamo creduto ed abbiamo lottato perché questo avvenisse, con tutte le nostre forze, con tutte le nostre energie, con tutte le nostre armi da quelle più evidenti a quelle più eleganti, nelle piazze e nei palazzi delle istituzioni democratiche.
Abbiamo sempre avuto un obbiettivo chiaro: raggiungere questo obbiettivo.
Liberare la nostra città dal più grande peso ambientale impostogli dopo lo sviluppo industriale degli anni trenta.
Un peso ambientale immenso, terribilmente mastodontico per il nostro territorio ed i nostri cittadini: gli unici due inceneritori della provincia romana e la più grande discarica del Lazio dopo Malagrotta. Tutto ciò in una città, in un territorio, già fortemente compromessi da 100 anni di industria pesante e chimica.

Facevo il terzo superiore, come molti di questi ragazzi quando ho iniziato a combattere quella che è giusto definire la Giusta Battaglia. Invademmo le piazze di questa città una, due, tre, venti, cinquanta volte.
Attaccammo milioni di manifesti, facemmo migliaia di assemblee, distribuimmo miliardi di volantini, non oggi: oggi è facile, ma quando ti ci sputavano sopra, quando ci dicevano che difendere l’ambiente significava far licenziare gli operai che a volte erano i nostri stessi padri, i quali per fortuna invece silenziosamente ci erano solidali e speranzosi che le cose potessero davvero mutar d’aspetto.
Costituimmo per anni una spina nel fianco di un potere oscuro e pienamente responsabile di tali scelte, che pubblicamente ci derideva dicendo che si faceva baccano solo per non andare a scuola ma sotto sotto contattava le nostre famiglie, i nostri insegnanti, i nostri presidi per dissuaderli dal sostenerci; non bisognava disturbare i manovratori.
I manovratori erano quelli che dall’ufficio che oggi mi onoro di occupare questa discarica l’avevano decisa, voluta, plasmata, ampliata, alzata, persino amata di quell’amore insano che si può provare solo per una gallina dalle uova d’oro.

Un fiume di denaro, per quasi trent’anni è uscito da questi cancelli: più di 50 milioni di euro di ristoro ambientale sono arrivati in comune. Dovevamo essere la città più forte d’Europa ad investire sull’ambiente eppure… quando siamo arrivati nel 2015 abbiamo trovato solo debiti, affitti d’oro pagati sempre agli stessi, prebende e aziende pubbliche stracariche di personale.
Almeno noi col ristoro ci abbiamo espropriato il parco del Castello e finanziato la pista ciclabile. La diversità in politica è importante anche se di essa non si parla più dagli anni 80.
Eppure il tempo, che è tiranno e galantuomo allo stesso modo, scorre veloce: passano gli anni ’90 e si abbancano rifiuti e si inquina, passano gli anni 10 del nuovo millennio e si abbancano i rifiuti e si inquina e passano tutti gli altri fino a quindici giorni fa, quando il contratto ventennale è finalmente scaduto. Trascorrono poi gli ulteriori 15 giorni dell’ordinanza del governatore fino a ieri sera quando l’ultimo camion ha conferito i suoi rifiuti ed è andato via.
Sic transit gloria mundi (lat. Così la gloria del mondo).

Riprendendo il filo della storia: agli studenti del 2005 si univa la politica, quella buona, quella con la P maiuscola, quella fatta dalle donne e dagli uomini liberi e di buona volontà.
Nascevano associazioni, forum, comitati, il sindacato o meglio, una parte del sindacato più illuminata iniziava a rivedere le sue posizioni, le opposizioni in consiglio comunale ponevano fortemente la nostra “questione romana”, non quella tra papato e stato italiano ma quella della cosiddetta monnezza.
Il fortino però sembrava davvero inamovibile, inespugnabile: il concetto che la tutela dell’ambiente si potesse coniugare e non barattare con il diritto di lavorare era duro da far digerire nella città-fabbrica per eccellenza, alla città del ddt, del cemento sulle automobili, della silicosi, dei quaderni fulc, delle carrozze ferroviarie in amianto, della nitroglicerina e del tritolo.
Una cosa però era l’economia della fabbrica dei decenni addietro ed un’altra l’economia della monnezza, almeno la prima aveva alla base la ricerca, la tecnica, lo studio, l’ingegneria, il progresso, lo sviluppo sebbene disordinato… la seconda invece si basava su un forno e una buca nella quale gettare i rifiuti.

Una buca può rappresentare il futuro? Sicuramente no. Una buca è una buca, rappresenta solo l’oblio, il pericolo, la fine.
Lo rappresenta per l’ambiente e la tutela della salute, lo rappresenta socialmente ed economicamente, lo rappresenta rispetto alla mancanza di lungimiranza e di costruzione di un domani tecnologicamente avanzato e rispettoso della qualità della vita, lo rappresenta per i lavoratori che in alcuni casi ci hanno rimesso appunto la vita come Giuseppe Sinibaldi che l’ha perduta in quel maledetto pomeriggio del 9 Novembre scorso.
Alla famiglia di Giuseppe, ai suoi figli soprattutto va il nostro abbraccio più affettuoso ed il nostro saluto più sincero.
Anche alla memoria di Giuseppe è giusto dedicare questa vittoria, perché di vittoria si tratta.

Pochi anni fa il fortino è finalmente crollato, lo abbiamo aiutato a crollare, la nostra gente si è unita dandoci fiducia; dandoci l’onore e l’onere di cambiare le cose. Le cose però non era facile cambiarle da soli; certo i responsabili dello scempio non c’erano più ma magari fosse bastato che il sindaco firmasse una semplice ordinanza, come tanti pontificavano a mo’ di sfida. La sfida è stata politica, diplomatica, sociale, amministrativa, rischiosa, giusta, avvincente ma soprattutto complessa e faticosa.
A volte anche gelida: e chi se lo scorda il gelo di quell’asfalto davanti le gomme del camion… i tappeti, per la cronaca sono arrivati dopo un’ora!!!
C’era la regione da convincere ed alla fine si è convinta sostenendo le nostre tesi, ascoltando le istanze del territorio e per questo la ringrazio, c’era da fare il porta a porta e lo abbiamo fatto, c’era Minerva da far nascere ed egualmente è nata, c’era da vincere il braccio di ferro col comune di Roma che ancora non si organizza e non trova una soluzione ai suoi problemi eppure… eppure ce l’abbiamo fatta.

Ce l’abbiamo fatta e quasi ancora mi pare di sognare ad occhi aperti. Tra poco scenderò da questo palco e tutti assieme metteremo il lucchetto al cancello.
Da oggi pomeriggio partirà il post mortem, entreranno solo camion carichi di terriccio necessario a coprire la discarica su cui verranno piantate le piante, la discarica non verrà abbandonata ma coperta di verde.

Non darà più dolore agli studenti dell’Ipia che da anni la sopportano in una situazione vergognosa sotto ogni punti di vista. Non darà più dolore ai residenti. Non darà più dolore alla Selva di Paliano che ha chiuso i battenti soprattutto per colpa della discarica e che ora potrà rinascere assieme al polo logistico.

Non ci saranno altre proroghe, altre emergenze romane da tamponare, altra immondizia da seppellire. Ci sarà il lavoro sano dei custodi del mostro, perché di mostro ambientale si tratta che dovranno tenerlo domato per trent’anni sotto il controllo attento e forse anche la gestione del comune di Colleferro.

È una vittoria delle nostre comunità, della rete di associazioni, dei sindaci, della democrazia e della partecipazione dal basso, della tutela di un Sin, uno dei luoghi più inquinati d’Italia che da oggi decide di ripartire, di essere artefice di un nuovo destino da compiere, di un nuovo futuro.

La giornata di oggi è stata la Caporetto dell’economia dell’immondizia: cultura, economia circolare, logistica e spazio saranno le parole ed il caglio della ricostruzione. Nel 2021 saremo capitale europea dello spazio anche perché abbiamo imparato a volare anche da svegli, non solo nei sogni.
Abbiamo imparato a cagliare le speranze come si fa col latte, a renderle solide e buone, concrete ed appetibili per tutti, abbiamo imparato a curare le ferite e non ad infettarle, a trasformare la fatica in frutto, a governare i processi amministrativi e burocratici, a non dire ne sempre si ne sempre no ragionando ed approfondendo le singole questioni per rendere migliore giorno dopo giorno la terra in cui siamo nati e che non vogliamo abbandonare.

Prima di diventare Sindaco ho gridato tanto e spesso, la carica poi mi ha temperato mi ha indotto ad essere più riflessivo, a capire di più. Ho capito per esempio perché si chiama carica, perché di un vero carico si tratta; di quelli che a volte tolgono il respiro. Pero a trentun anni, dopo quasi cinque anni di carica e di carichi ho ancora tanta forza per gridare ed oggi insieme a tutti voi posso gridare l’antico motto: Basta monnezza!

 

 

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