Colleferro. A due anni dalla grande manifestazione dell’8 Luglio 2017, Rifiutiamoli organizza una giornata di discussione e convivialità Domenica 7 Luglio al mercato coperto

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COLLEFERRO – A due anni dalla grande manifestazione dell’8 Luglio 2017, Rifiutiamoli organizza una giornata di discussione e convivialità Domenica 7 Luglio al mercato coperto.
Riceviamo e pubblichiamo il relativo comunicato.

«A due anni dalla manifestazione, che vide la partecipazione di migliaia di cittadini contro la riapertura degli inceneritori di Colleferro, il movimento Rifiutiamoli, forte dei legami che nel tempo ha costruito con associazioni, reti e comitati della Valle del Sacco, della città di Roma e della regione, dei territori inquinati del nostro paese, con il movimento che lotta contro le cause del cambiamento climatico, vuole riflettere sul
contesto territoriale e globale nel quale si è sviluppata la propria azione. Urge avviare una riflessione sul contesto in cui si colloca l’azione del movimento sul suo orizzonte, locale globale.

L’eredità del passato, le difficoltà del presente il futuro possibile della Valle del Sacco

La Valle del Sacco è segnata dalle modalità del processo di urbanizzazione e di industrializzazione industriali degli scorsi decenni, dalla crisi dell’ultimo decennio, una eredità fatta di sviluppo urbanistico disordinato, di aree industriali dismesse fortemente inquinate. Oltre alla riduzione drastica, se non il crollo del tessuto industriale, negli oltre dieci anni di crisi e stagnazione economica, le politiche di risanamento dei conti pubblici hanno prodotto una distribuzione diseguale dei servizi a partire da quello sanitario, fortemente ridimensionato negli ultimi anni.
L’autonomia economica del territorio raggiunta nella fase culminante dello sviluppo industriale è venuta meno con il processo di de-industrializzazione del nuovo secolo, A partire dalla chiusura quasi totale dell’insediamento industriale di Colleferro, il più antico, esteso ed articolato del territorio, abbiamo assistito ad uno stillicidio di chiusure di siti produttivi sino alla crisi della ex-Video Color, poi Videocon che ha portato ad una prima area di crisi e relativo accordo di programma.

La creazione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) è stata la risposta istituzionale allo stato di contaminazione delle acque del fiume, dei terreni nelle aree ripariali e delle aree dismesse.
Il SIN con alterne vicende, ha raggiunto una sua ultima perimetrazione alla fine del 2016. Con un ritardo di oltre due anni siamo arrivati infine nel marzo 2019 ad un accordo di programma che stanzia 53,6 milioni di euro per bonifiche e caratterizzazioni: siamo in attesa di una svolta in termini di strumenti organizzativi necessari ad attuarlo. Mancano anche regolamenti adeguati a garantire la speditezza e l’efficacia di dei controlli nei confronti di qualsiasi intervento all’interno del perimetro del SIN, si genera il rischio -che ben conosciamo- che si voglia eliminare ostacoli burocratici riducendo i controlli sotto una soglia di sicurezza.
Alla riduzione del tessuto industriale la risposta è la istituzione di una Area di Crisi Complessa, a cui sono già pervenuti finanziamenti per oltre 10 milioni di euro, che comprende alcuni comuni dell’area metropolita di Roma e molti della provincia di Frosinone. DI fronte all’evidente connessione dei due istituti (Sin e
Area di Crisi Complessa) si è provveduto alla creazione di una Cabina di Regia, con la funzione di coordinarne gli interventi, da cui non è pervenuta ad oggi alcuna notizia.

L’antropizzazione totale del territorio
Il territorio a valle è segnato da un sviluppo urbanistico disordinato e diffuso, punteggiato da insediamenti residenziali, collegati da una fitta rete stradale, interrompendo la continuità di qualunque rete naturale, mentre l’agricoltura di pianura è stata segnata negli anni dai vasti fenomeni di contaminazione dei terreni e delle acque. Il territorio collinare e montano che insiste sulla valle, caratterizzato da insediamenti con una grande storia e attività agro-pastorali con colture pregiate, ricerca da anni un rilancio anche nel settore turistico e culturale, vive il dramma dello svuotamento dei centri storici e patisce lo stigma di un territorio a valle fortemente inquinato.

Alla scomparsa di molte attività produttive ha corrisposto la crescita del pendolarismo verso la città di Roma, che a sua volta non sta certo vivendo anni felici, in una sorta di prolungamento dell’area metropolitana, in cerca di una identità perduta.
In questi anni una fitta rete di comitati e associazioni, si è mobilitata sul tema del risanamento delle aree inquinate, sino ai più recenti episodi di inquinamento che continuano a colpire il suolo, l’aria e le acque.
È stato un continuo di mobilitazioni contro il tentativo di insediare impianti di trattamento dei rifiuti sproporzionati rispetto alle esigenze del territorio e fortemente inquinanti, il tutto favorito dall’assenza di un piano dei rifiuti regionale che capace di segnare una svolta radicale.
A breve è prevista la pubblicazione del piano regionale dei rifiuti, come a breve è annunciata la creazione degli strumenti amministrativi regionali necessari a gestire l’accordo di programma per il SIN. Importanti decisioni verranno dunque prese entro un breve lasso di tempo, riguardanti caratterizzazione e bonifiche, piano dei rifiuti regionale e finanziamenti all’area di crisi. Esse definiranno le direttrici di
sviluppo del nostro territorio, influenzeranno pesantemente le prospettive di vita di tutti i suoi abitanti. In compenso non si vede all’orizzonte una svolta radicale nel modello di sviluppo. L’uscita dalla crisi ambientale e sociale che il nostro territorio sta vivendo, non può essere il prodotto di una serie di interventi frammentari che lo condannano alla marginalità, alla dispersione del suo patrimonio
di conoscenze e competenze, delle nuove e delle vecchie generazioni.

A questo non ci rassegneremo rivendicando il diritto di intervenire su tutte quelle scelte, costruendo con le comunità, i movimenti della regione e della città di Roma una capacità di mobilitazione comune e di progettazione condivisa del nostro futuro.

Riflettere e agire, localmente e globalmente.
Riflettere sul futuro di un territorio nel suo complesso può apparire irragionevole di fronte alle formidabili trasformazioni che investono globalmente e nel profondo la nostra società, ma la nostra riflessione si propone proprio di avviare un confronto con questa trasformazione, di mobilitare l’intelligenza e la capacità di cooperazione degli abitanti di questo territorio, di costruire una rete con i movimenti, che costruiscono un orizzonte comune, altrettanto globale quanto le trasformazioni che ci stanno portando al disastro climatico, all’inquinamento profondo e diffuso delle matrici ambientali, in
un contesto di diseguaglianze crescenti, prodotte dal medesimo modello di sviluppo.
Lo sviluppo di una straordinario movimento contro le cause della crisi climatica può diventare lo strumento per il coordinamento dei mille movimenti territoriali del nostro paese come Rifiutiamoli e trovare in essi la forza del proprio radicamento».

 

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