Artena. “Operazione Feudo” dei Carabinieri. 22 indagati, 4 arresti e 3 sospensioni. I fatti contestati nell’ordinanza del Gip (2)

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ARTENA – Proseguiamo nell’approfondire i fatti contestati nell’ordinanza del Gip del Tribunale di Velletri Dr. Emiliano Picca che ha portato all’arresto del Sindaco di Artena Felicetto Angelini, dell’Assessore ai Lavori Pubblici Domenico Pecorari, dell’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico Luigi Giamogante e del Presidente di una cooperativa incaricata per i condoni edilizi Enrico Giusto, nonché alla sospensione dalla funzione pubblica rivestita per la Segretaria Comunale Simona Cipollini, per il Vice Comandante della Polizia Locale Sandro Latini e per la Responsabile del personale Letizia Pomponi.

Nell’“episodio” precedente [•>] abbiamo chiarito che tutta l’Operazione Feudo è partita dal licenziamento dell’“Istruttore direttivo Contabile e Responsabile del Servizio Bilancio ed Entrate Tributarie” del Comune di Artena, Federica Gatta.

Ed infatti partendo da quell’episodio, l’indagine ha consentito di costruire un castello accusatorio nei confronti di 22 persone a vario titolo indagate per i reati di: Concussione; Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; Abuso di ufficio; Turbata libertà degli incanti; Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Truffa; Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative; Favoreggiamento personale.

Abbiamo già fatto riferimento ad alcuni dei fatti contestati nell’articolo precedente, restano da mettere in evidenza i rimanenti atti la cui evidenza – lo ricordiamo – è scaturita da intercettazioni telefoniche ed ambientali alle quali hanno fatto seguito i relativi accertamenti e verifiche effettuati dall’Aliquota Operativa del Norm della Compagnia Carabinieri di Colleferro.

È riconducibile al reato di “corruzione” (per atto contrario ai doveri d’ufficio – 319 c.p.) il fatto che «nella qualità, il Pecorari, di Assessore ai lavori pubblici, riceveva da un imprenditore, n. 10 buoni pasto dal valore nominale pari a 50,00 € ciascuno (per un ammontare complessivo pari a 500,00 €) per compiere un atto contrario ai doveri ufficio consistito nell’assegnazione dei lavori di manutenzione straordinaria di “Via del Colle Siciliano” ad una particolare ditta mediante un sorteggio in realtà mai avvenuto»  il cui verbale – redatto sotto dettatura del Giamogante, a posteriori – reca la firma di altri due dipendenti del Comune, anch’essi indagati per falso materiale.
In particolare la scelta della procedura di affidamento diretto “a sorteggio” bypassava la logica della rotazione delle ditte nell’affidamento dei lavori…

Il falso ideologico, l’abuso di ufficio e la truffa coinvolgono poi, a vario titolo, in primis il Vice Comandante della Polizia Locale Sandro Latini – e con lui ancora Angelini e Pecorari nonché il Comandante, un agente e due assistenti della Polizia Locale – per aver occultato verbali, ridotto sanzioni amministrative, concesso autorizzazioni per parcheggio non dovute, false attestazioni di riattivazioni di RC auto… il tutto con un danno complessivo all’erario per decine di migliaia di euro…
Nel caso specifico il Vice Comandante «nonostante già sapesse dell’esistenza del procedimento a suo carico, a seguito dell’acquisizione documentale dei verbali da parte della p.g., ha continuato a realizzare condotte delittuose simili a quella per le quali si procede, andando sistematicamente a ridurre le sanzioni a soggetti conoscenti.
Come già esposto, quello che può apparire come un comportamento benevolo nei confronti del cittadino, si risolve però in un danno per l’erario comunale e nella falsificazione di un atto facente fede fino a querela di falso…».

I fatti rilevati e riportati in questo e nel precedente articolo hanno convinto Pm e Gip che: «Dalle indagini svolte è risultata una sistematica attività illecita di alterazione delle procedure amministrative presso il comune di Artena per l’assunzione di lavoratori e l’assegnazione di lavori pubblici mediante il turbamento delle procedure amministrative a ciò finalizzate.

A ciò deve aggiungersi la continua e costante ingerenza posta in essere dal sindaco e dall’assessore Pecorari nella valutazione dei dipendenti, nelle determinazioni di competenza di questi (come è emerso in modo eclatante, nella vicenda relativa alla dott.ssa Gatta), fino alla riscossione delle multe per le violazioni al codice della strada.

È indubbio che la posizione di maggior rilievo sia appunto quella dell’Angelini, dell’assessore Pecorari e dal Giamogante Luigi.
Quest’ultimo è colui che risulta aver agito di volta in volta al fine di assecondare la volontà politica, dimostrando una piena capacità nell’aggirare le regole procedurali e far apparire come regolare e lecito ciò che invece non lo era.

Alla luce di quanto sopra espresso in termini di gravità indiziaria in ordine ai delitti ascritti, ritiene questo Giudice che nel caso in esame sussistono le esigenze cautelari.
Ciò si desume dalle specifiche modalità e circostanze del fatto e dalla artificiosità e capillarità delle condotte ideative ed attuative del meccanismo illecito articolato in modo complesso, strutturato e reiterato nel tempo.

Tali circostanze, che escludono la mera occasionalità delle condotte, denotano una spiccata capacità delinquenziale.
Deve evidenziarsi, inoltre, la gravità dei fatti, che rileva la sussistenza di un vero e proprio sodalizio criminale tra i vari indagati che si aiutano a vicenda per superare ogni possibile problematica di tipo amministrativo pur di raggiungere il loro intento illecito.
[…] Le condotte contestate rilevano una particolare tendenza a delinquere, priva di remore e freni inibitori, al fine di procurarsi ingiusti profitti…».

Sono in programma per oggi, 4 Novembre, gli interrogatori di garanzia per gli indagati.

 

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