Artena. “Operazione Feudo” dei Carabinieri. 22 indagati, 4 arresti e 3 sospensioni. I fatti contestati nell’ordinanza del Gip (1). I primi effetti della vicenda
ARTENA – L’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Colleferro che nella prima mattinata di Venerdì 30 Ottobre [qui l’articolo •>], ha portato all’arresto del Sindaco di Artena Felicetto Angelini, dell’Assessore ai Lavori Pubblici Domenico Pecorari, dell’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico Luigi Giamogante e del Presidente di una cooperativa incaricata per i condoni edilizi Enrico Giusto, nonché alla sospensione dalla funzione pubblica rivestita per la Segretaria Comunale Simona Cipollini, per il Vice Comandante della Polizia Locale Sandro Latini e per la Responsabile del personale Letizia Pomponi, sono partite dal licenziamento dell’“Istruttore direttivo Contabile e Responsabile del Servizio Bilancio ed Entrate Tributarie” del Comune di Artena, Federica Gatta, giudicato illegittimo anche da una recente sentenza del Tribunale di Velletri risalente al 27 Febbraio scorso.
Partendo da quell’episodio, il Pm del Tribunale di Velletri Dr. Francesco Brando, per “mano” dei Carabinieri della Compagnia di Colleferro, diretta dal Cap. Ettore Pagnano, ha avviato un’indagine – denominata “Feudo” – che ha consentito di costruire un castello accusatorio molto articolato al quale il Gip del Tribunale di Velletri Dr. Emiliano Picca a dato seguito con un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 22 persone a vario titolo indagate per i reati di: Concussione; Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; Abuso di ufficio; Turbata libertà degli incanti; Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Truffa; Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative; Favoreggiamento personale.
Particolarmente significative sono le seguenti frasi contenute nell’ordinanza che chiariscono, tra l’altro, la scelta della denominazione dell’intera indagine (“Feudo”).
«Deve evidenziarsi, inoltre, la gravità dei fatti, che rileva la sussistenza di un vero e proprio sodalizio criminale tra i vari indagati che si aiutano a vicenda per superare ogni possibile problematica di tipo amministrativo pur di raggiungere il loro intento illecito.
[…] Le condotte contestate rilevano una particolare tendenza a delinquere, priva di remore e freni inibitori, al fine di procurarsi ingiusti profitti…».
Il licenziamento della d.ssa Gatta
I fatti contestati, dunque, trovano origine dalla vicenda che ha riguardato la d.ssa Gatta.
La funzionaria, assunta a tempo indeterminato (il 16/10/2017), ed in prova per sei mesi, «si è infatti trovata – si legge nell’ordinanza emessa dal Gip – nelle condizioni di scegliere tra il subire un danno ingiusto, quale appunto il suo allontanamento dal posto di lavoro e non superamento del periodo di prova, oppure evitarlo redigendo un falso bilancio di previsione per gli anni 2018/2020 attraverso degli artifizi contabili…».
L’attendibilità di tale punto di partenza il Pm, e quindi il Gip, l’hanno verificata attraverso la complessa ricostruzione effettuata dagli investigatori dell’Aliquota operativa del Norm dei Carabinieri di Colleferro, grazie alle registrazioni effettuate dalla stessa d.ssa Gatta ed alle intercettazioni telefoniche ed ambientali che, anche a posteriori, hanno confermato il “modus operandi” che in quell’occasione assunsero il Sindaco Felicetto Angelini e l’Assessore Pecorari sostenuti nell’agire dalla Segretaria Comunale Simona Cipollini, oggi in sospensione temporanea (4 mesi) dai pubblici uffici.
I tre avrebbero esercitato (come scrive il Gip nell’ordinanza) «una vera e propria azione di sottomissione nei confronti della Gatta Federica, preceduta da un’iniziale attività di persuasione e convincimento che non ha portato agli effetti sperati».
«Me voleva manda’ in predissesto, me voleva manda’…» affermava Angelini – con riferimento alla Gatta – in una conversazione con un collega Sindaco che lo aveva contattato per avere consigli su come fare, essendo anch’egli intenzionato a licenziare una dipendente della ragioneria…
Partendo dal “ricatto” per quel bilancio – approvato poi grazie al supporto di un tecnico (anch’egli tra gli indagati) preso in prestito da un Comune vicino – si è scoperto che l’atteggiamento utilizzato nei confronti della Gatta non solo non fu un “unicum”, ma fu preso ad esempio anche nei confronti di un altro dipendente… “scomodo”, finito poi anch’egli in mobilità presso altro Comune.
Le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno consentito di rilevare tutte le altre tipologie di attività illecite, accertate e verificate anche al di fuori dei rilievi tecnologici.
Abbiamo fatto riferimento ad un “castello accusatorio molto articolato” che tenteremo di riassumere in due… “episodi” [qui il secondo •>].
I fatti contestati nell’ordinanza del Gip (1)
Tra i fatti contestati vi è l’“aiuto” richiesto da Angelini ad un consigliere comunale di minoranza («… tu mi devi dare una mano, a me in questo caso mi devi dare una mano») che avrebbe dovuto esprimersi in assise sul voto di sfiducia. Il tutto si concludeva apparentemente con la stipula di «un “patto di fine consiliatura” sottoscritto dal Sindaco e dal consigliere d’opposizione poi reso noto nel corso del Consiglio Comunale». Si trattava di «un patto avente ad oggetto questioni di carattere politico ma che altro non era che un documento finalizzato a dissimulare il vero accordo illecito tra i due odierni indagati».
Secondo quanto si legge nell’ordinanza con “accordo illecito” il Gip si riferisce a contatti lavorativi (alcuni già avvenuti ed altri promessi per il futuro) fatti ottenere da Angelini al consigliere.
Vi sono poi le irregolarità relative al concorso per l’assunzione di un escavatorista nel quale l’«inserimento di particolari clausole nel bando (esperienza da almeno 5 anni) non fosse in realtà stato fatto per garantire all’ente la disponibilità di un soggetto effettivamente capace ed in grado di offrire un’opera professionale qualificata, ma per favorire dei soggetti privati già individuati. Sempre dalle telefonate è risultato come l’interferenza da parte degli indagati ha riguardato anche la scelta di candidati diversi dal primo, con il chiaro intento di far assumere successivamente gli altri soggetti non vincitori mediante l’utilizzo improprio dello scorrimento della graduatoria…»
Lo stesso dicasi per l’affidamento dei lavori per «la realizzazione delle opere di contenimento della parete rocciosa antistante il parcheggio Via F. Prosperi — P.zza G. Talone (Piazza retrostante il Palazzo del Comune di Artena), in relazione ai quali le conversazioni consentivano di far affiorare sin da subito un’accesa contesa tra due assessori (entrambi indagati), instaurata nel tentativo di garantirsi la decisione sulla ditta cui affidare quei lavori e quelli di Fontana dello Schiavo.
All’esito di tale discussione – si legge ancora nell’ordinanza –, anche grazie all’intermediazione del Sindaco Angelini, la ditta sponsorizzata da uno degli assessori avrebbe ottenuto l’affidamento dei lavori di Fontana dello Schiavo, mentre quella sponsorizzata dall’altro, i lavori di contenimento della parete rocciosa…».
[seguirà “I fatti contestati nell’ordinanza del Gip (2)”]
Intanto giunge notizia che gli interrogatori di garanzia degli indagati avranno luogo Mercoledì 4 Novembre.
I primi effetti della vicenda
Il Prefetto di Roma sospende Sindaco ed Assessore.
Lo stesso giorno del blitz (Venerdì 30 Ottobre) il prefetto di Roma, dr. Matteo Piantedosi, acquisita la notizia, al termine dell’istruttoria di rito, ha sospeso dai loro incarichi pubblici il sindaco di Artena, Felicetto Angelini e il suo Assessore al lavori pubblici, Domenico Pecorari.
La Asl Roma 6 sospende il dipendente dr. Felicetto Angelini
Con lo stesso tempismo l’Assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato in una nota ha affermato che: «La Asl Roma 6 mi ha comunicato che è stata deliberata la sospensione cautelare ai sensi dell’art.74 CCNL dal servizio con contestuale sospensione dell’incarico dirigenziale e privazione della retribuzione a favore del dipendente dott. Angelini Felicetto, riservandosi l’adozione di eventuali altre determinazioni in esito all’acquisizione di notizie ulteriori da parte dell’Autorità giudiziaria nell’ambito dei provvedimenti cautelari disposti nei suoi confronti nella sua qualità di Sindaco del Comune di Artena».
Il Partito Democratico sospende Sindaco ed Assessore
Idem per il Partito Democratico che, con una nota del Segretario provinciale, Rocco Maugliani, si è espresso come segue.
«È con profondo dispiacere e preoccupazione che abbiamo appreso delle misure restrittive di cui sono stati fatti oggetto fra gli altri il sindaco e l’assessore ai lavori pubblici del comune di Artena, nell’abito di un’inchiesta giudiziaria condotta dal Tribunale di Velletri. Seguiamo la vicenda con la massima fiducia nelle autorità inquirenti , confidiamo in procedimenti rapidi in modo che le eventuali responsabilità possano essere accertate tempestivamente oltre ogni ragionevole dubbio e auspichiamo che le persone coinvolte possano dimostrare la propria estraneità a condotte illecite.
Come Segretario del Partito Democratico della Provincia di Roma, insieme al presidente della Commissione Provinciale di garanzia abbiamo deciso di dare corso nei confronti di Felicetto Angelini e di Domenico Pecorari ai provvedimenti cautelari di sospensione dal partito previsti in questi casi dalle disposizioni dello Statuto e del Codice Etico in attesa che la commissione si riunisca secondo le modalità consentite dalla fase per ratificarle perché, al netto delle vicende giudiziarie e della responsabilità penale che è personale e va accertata nelle sedi preposte, i tempi della politica sono diversi come diversa è la responsabilità politica che per un amministratore è collettiva nei confronti della propria comunità e non compatibile con la sussistenza di vicende e di condizioni che ne impedirebbero lo svolgimento nella pienezza delle proprie funzioni, anche considerata l’ampiezza dell’impianto accusatorio.
In ragione di questo e senza indulgere a nessun giustizialismo preventivo incompatibile con i principi di garantismo contemplati dalla nostra Costituzione ai quali come partito ci siamo sempre richiamati, ci auguriamo che le persone coinvolte traggano le conclusioni della situazione nella quale si trovano per potersi meglio difendere agli occhi della propria comunità».
Il futuro dell’Amministrazione Comunale
Dall’Amministrazione comunale – ora guidata dal Vicesindaco Loris Talone (non indagato) – si afferma che «L’amministrazione comunale andrà avanti e già questa mattina ho avuto un incontro in comune con i dipendenti. Dobbiamo garantire la continuità amministrativa. Abbiamo massima fiducia nell’operato della magistratura e siamo sicuri che presto si farà chiarezza su questa vicenda. Inoltre, voglio rassicurare tutti che non sono tra gli indagati di questo procedimento e che metterò in campo tutte le mie forze per far andare avanti la macchina comunale».
Dall’opposizione Silvia Carocci, Consigliera comunale, capogruppo di “Artena Cambia” afferma: «Questi fatti, se confermati, gettano un’ombra pesante sulla nostra comunità, già ferita dai recenti episodi di violenza a tutti noti. E’ chiaro che la giustizia dovrà fare il suo corso ma in questo momento non possiamo sottovalutare il senso di smarrimento che prova la nostra comunità. A questo sentimento però abbiamo il dovere di reagire: Artena deve ritrovare la strada. Non sarà facile ma la città ha bisogno di una svolta morale e civile».
«I fatti appresi dalla stampa non hanno precedenti nella storia di Artena. Le dichiarazioni rilasciate nella serata di venerdì dal vicesindaco ci paiono quanto mai inopportune. È chiaro che la giustizia dovrà fare il suo corso e sentenze di assoluzione e di condanna competono ai giudici, non a noi. Ma il “terremoto” che ha investito il nostro Comune non può essere sottaciuto. Come pensa Talone di portare avanti la macchina amministrativa con una parte importante della stessa struttura comunale coinvolta? Non abbiamo bisogno di prove di forza ma di responsabilità. Il quadro ricostruito dagli inquirenti – se confermato – disegna un sistema di corruzione e clientela che avrebbe condizionato non di poco il peso politico-elettorale degli amministratori coinvolti. Confidiamo nel senso di responsabilità del sindaco ad interrompere il suo mandato altrimenti sarà onere del Consiglio Comunale fare un atto di responsabilità, in questo senso».













