Artena. Concluso il progetto “Un’oasi nel Deserto” dell’Associazione Scout d’Italia aps. Grido d’allarme per l’assistenza sanitaria nel centro storico

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ARTENA – Circa due mesi fa pubblicavamo un articolo relativo al corso Blsd (Basic Life Support Defibrillation – uso del defibrillatore – qui •>) organizzato a cura dell’Associazione Scout d’Italia aps di Artena.

La Presidente dell’Associazione, Federica Giannini, spiegava che l’iniziativa rappresentava «un altro importante tassello del progetto “Un’oasi nel Deserto” finanziato dall’avviso pubblico “Comunità Solidali 2019” della Regione Lazio».

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Obiettivo primario del progetto “Un’oasi nel Deserto” era quello di «Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili», il tutto attraverso una serie di interventi con altrettanti “effetti collaterali” graditi: rafforzare i legami di vicinanza, sviluppare azioni comunitarie di coesione nonché sviluppare della cultura del volontariato e della cittadinanza attiva, in particolare tra i giovani.

In una conferenza stampa che si è tenuta il 30 Novembre scorso – giorno in cui si è chiuso il progetto -, presso la sede dell’associazione, la Presidente Giannini ha illustrato il lavoro svolto, facendo riferimento anche alle diverse criticità emerse nel corso della “messa a terra” del medesimo.

Premettiamo che – come opportunamente spiegato all’interno del progetto – il territorio comunale di Artena si caratterizza per la presenza del centro storico non carrabile più grande d’Italia nel quale sono presenti vivono una settantina di anziani con età compresa tra 81 e 100 anni.
Il centro storico è caratterizzato da strade in sampietrini antichi dissestate e non raggiungibili da mezzi pubblici e privati (si va a dorso di mulo); nel centro storico non vi sono servizi pubblici né uffici pubblici, vi è la sola presenza di un alimentari, due bar e un ortofrutta.
In tale situazione si accentua l’isolamento involontario delle persone anziane, specialmente di genere femminile, con un aumento del rischio sanitario dovuto al tempo necessario per prestare soccorsi in caso di emergenza. Nel centro storico di Artena, infatti, non vi sono studi medici né punti di primo soccorso né farmacie né distributori di farmaci…

Partendo da questo contesto, il progetto, a sfondo dichiaratamente socio assistenziale, è stato attuato procedendo per fasi ed iniziative specifiche.
In primo luogo era stata prevista l’apertura di un centro multifunzionale gestito da animatori, ma ben presto…

«In quel luogo – afferma la presidente – avevamo previsto la presenza di tre volontari e di altre due figure tra le quali un animatore ed un infermiere pagati attraverso i fondi regionali che hanno finanziato il progetto.
Al di là delle difficoltà di reperimento ad esempio dell’infermiere, l’attività è finita per trasferirsi al domicilio delle persone anziane, presso le quali ci si assicurava che prendessero regolarmente i farmaci, che potessero accedere al ciclo delle vaccinazioni…
Qui ci siamo trovati di fronte a situazioni anche molto delicate: abbiamo dovuto far ricoverare una persona in una RSA, dopo esser stata ricoverata al Pronto Soccorso per alcolismo; un’altra persona, che è stata ricoverata dopo tanta insistenza da parte dei nostri volontari, è poi venuta a mancare per l’aggravamento di malattie trascurate.
Un’esperienza particolarmente dura che ci ha sbattuto in faccia ciò che in qualche modo già presumevamo: … abbiamo avuto grandi difficoltà nel ripristinare un legame tra queste persone ed i medici di base che si è andato ad allentare a causa del Covid…

Tirando le somme, in questi 7 mesi abbiamo assistito una cinquantina di persone (dalla prenotazione del vaccino, al Green pass, all’accesso al bonus spesa del Comune di Artena, fino (per una ventina di loro) alla periodica misurazione della pressione arteriosa ed il monitoraggio di situazioni particolari… ed è apparso evidente che se la mancanza di servizi può in qualche modo essere giustificata con l’esiguità dei residenti, altrettanta giustificazione non può esistere per quanto riguarda invece l’assistenza sanitaria.
La nostra idea iniziale era quella di creare dei legami, delle connessioni sociali, … ma ci siamo trovati in una situazione nella quale con così tanti anziani e così tanti problemi legati alla mobilità nonché con un significativo tasso di alcolismo, il problema vero è quello sanitario.
Ci siamo chiesti, anche insieme ai Servizi sociali comunali, se non fosse possibile per la Asl intervenire in qualche modo… sembra di no.

Si tratta, e resta quindi, una ferita aperta.
Nel centro storico di Artena, la patologia più diffusa – oltre a quelle fisiche vere e proprie – è la solitudine, che spesso, soprattutto in soggetti di sesso femminile, scade in una vera e propria depressione.

La cultura della cittadinanza attiva e del volontariato è presente. Siamo venuti a contatto anche con altre realtà associative attive sul territorio, come ad esempio la stessa Caritas o il Comitato Centro Storico…

Ma noi abbiamo il “limite” di essere un’associazione, non un’istituzione operante nel settore.
Il nostro progetto è durato 7 mesi ed ha richiesto un impegno davvero molto significativo, oltre le previsioni…

La nostra speranza è che ci sia una presa d’atto, una seria presa di coscienza da parte delle istituzioni di ciò che accade nel centro storico di Artena, e non solo.

A tal proposito, tra le attività che abbiamo svolto, c’è stata anche la somministrazione, in tutti i Comuni afferenti al Distretto Asl Rm G6, di centinaia di questionari i cui risultati riteniamo possano essere interessanti per interventi delle istituzioni competenti per settore. Abbiamo registrato che circa il 50% degli intervistati ritiene che i servizi sanitari nella propria città siano insoddisfacenti o scarsi, la stessa percentuale ha definito nullo, insufficiente o carente, il trasporto pubblico …
L’elaborazione finale dei dati raccolti con il questionario verranno affidati al Piano socio-sanitario di Zona: una “fotografia” che non aveva.
Durante la realizzazione del progetto abbiamo fatto un corso di Blsd, abbiamo formato alcune persone all’uso del defibrillatore… Ci aspettavamo che poi, per esempio il Comune, un defibrillatore lo installasse nel centro storico di Artena. A causa di problemi finanziari c’è stato detto di no…
Appare evidente che in quel centro storico è necessario istituire un punto di “primo soccorso” dove rendere disponibile un defibrillatore, un estintore, una cassetta di pronto intervento…
C’è bisogno di un servizio di distribuzione di farmaci e di spesa a domicilio. Lo facemmo noi, con un altro progetto, nel 2015, ma anche quell’iniziativa è rimasta lettera morta…
Anche qui manca l’intervento istituzionale…».

In chiusura, tra gli interventi specifici messi in atto, ci piace ricordare la riduzione del “Digital Divide”, un vero e proprio corso rivolto agli anziani, durante il quale un animatore, coadiuvato da giovani volontari, ha “istruito” i discenti sull’uso dello smartphone e di internet.

 

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