Un Policlinico Tiburtino da oltre 70mln di euro mentre gli Ospedali di Colleferro e Palestrina languono… Ne parliamo con il Prof. Carnì

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Gli Ospedali di Palestrina e Colleferro

Gli Ospedali di Palestrina e Colleferro

QUASI UN MESE fa, in una riunione che si è svolta a Labico [qui la notizia •>], i Sindaci (dei Comuni di: Colleferro, Palestrina, Labico, Gorga, Carpineto Romano, Gavignano, Artena, Paliano, Segni, Genazzano, San Cesareo, Rocca di Cave, San Vito Romano, Gallicano nel Lazio, Zagarolo, Castel S. Pietro Romano, Capranica Prenestina) hanno costituito il Tavolo permanente dei Comuni dei Monti Prenestini, della Valle del Sacco e dei Monti Lepini con lo scopo di “riconsegnare dignità al ruolo dei Sindaci e di quei Comuni” in materia di Sanità nei rapporti con la Asl Roma 5.

Si è parlato di «ottenere l’attuazione del nuovo atto aziendale affinché le buone dichiarazioni che contiene non rimangano lettera morta», di «modificare immediatamente l’attuale piano “assunzionale” che appare risibile riguardo gli ospedali del polo unico Colleferro/Palestrina» nonché di «garantire il diritto alla salute sancito costituzionalmente ed i Lea (Livelli essenziali di assistenza) previsti dalla norma».

La questione è quella relativa al realizzando “Policlinico Tiburtino”, al quale, nel corso dell’incontro, si è fatto vago riferimento, ma del qual non si trova traccia esplicita nel documento finale sottoscritto dai Sindaci.

Per comprendere meglio la questione va detto che il Policlinico Tiburtino verrebbe realizzato tra Tivoli e Guidonia Montecelio, sui terreni dell’ex Pio Istituto, con un investimento da parte della regione Lazio di 76 milioni di euro.
Al riguardo l’Ass. alla Sanità regionale Alessio D’Amato ha avuto modo di affermare che «La prossima creazione di un policlinico dell’asse tiburtino, con sede fra Tivoli e Guidonia segnerà un momento di svolta nel miglioramento dell’assistenza sanitaria su un territorio importante nel quale questo elemento ha rappresentato per decenni un enorme tallone d’Achille»…

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A quella riunione tra i numerosi partecipanti erano presente anche rappresentanti sindacali tra i quali il Prof. Domenico Carnì, Presidente Regionale del Lazio Anpo-Ascoti-Fials Medici, già primario chirurgo presso l’Ospedale di Colleferro, dirigente nell’ambito della medesima Asl nonché profondo conoscitore delle problematiche relative alle condizioni operative della Sanità pubblica dell’area Roma G6.

Pubblichiamo di seguito alcune considerazioni del Prof. Carnì su quell’incontro e sugli effetti sperati che potrebbero scaturire dalla costituzione di quel “tavolo permanente”.

Domenico Carnì

Il prof. Domenico Carnì

«Ho aderito con interesse – scrive il Prof. Carnì – alla riunione di tutti i Sindaci del territorio a difesa dell’Ospedale di Colleferro e credo che sarà opportuno sostenerli con forza, infatti in data 07-11-2019, sotto il patrocinio della Cgil, si è tenuta a Villanova di Guidonia un’Assemblea “Per un nuovo ospedale tiburtino” alla presenza dell’Assessore Regionale Alessio D’Amato, degli on. Marco Vincenzi e Daniele Leodori e del Commissario della Asl Roma 5 Dott. Giuseppe Quintavalle.

Questo tempismo vuole essere un segnale per la presa di posizione dei Sindaci? Certo è che in quella Assemblea erano presenti alcuni di coloro che dovrebbero decidere di dare un forte sostegno al nostro territorio. Ma da dove bisogna partire per potere finalmente affermare che è giunta l’ora del riscatto e che è giusto che ci venga dato quello di cui siamo stati privati?

È opportuno dire che il depotenziamento dell’Ospedale e quindi dell’offerta sanitaria di tutto il territorio ha inizio dal 1998, come è stato messo in evidenza dal dott. Carlo De Luca nel 2013 studiando i dati di quanto succedeva nella nostra Azienda.
Nel 2013 la dotazione del numero dei posti letto si era ridotta del 50% ed ancora oggi i posti letto sono intorno ai 500 mentre dovrebbero essere oltre 1200, come previsto da una legge dello Stato che prevede 3 posti letto per mille abitanti.

La riduzione dei posti letto è stata accompagnata da una marcata riduzione di personale medico, infermieristico ed ausiliario; ciò ha comportato la continua riduzione dell’offerta di prestazioni sia ambulatoriali che di sala operatoria. Durante questi ultimi anni sono stati cancellati o ridimensionati reparti e servizi: Laboratorio Analisi, Emotrasfusionale, Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, Neonatologia… in nome di una “fantomatica” riorganizzazione che aveva l’unico obiettivo di indebolire l’offerta sanitaria dell’Ospedale di Colleferro e quindi del territorio.

C’è, da parte delle istituzioni regionali, il disegno di depotenziare sempre più il nostro territorio perché l’annunciata costruzione di un nuovo ospedale nella zona tra Tivoli e Guidonia non aumenta l’offerta ma afferma ancora di più la volontà di creare una sanità Roma-centrica.

L’area urbana di Roma (che va dalla Asl Roma A alla Roma E – oggi Asl Roma 1, 2 e 3 – ndr) cumula la metà della popolazione del Lazio e concentra:

  • tutti i Dea di II livello;
  • tutte le Aziende Ospedaliere ed i Policlinici;
  • 15 su 18 emodinamiche cardiache h 24 (anno 2012);
  • 11 su 15 Hub e spoke per l’ictus;
  • tutti i centri Hub previsti dalla riorganizzazione delle altre reti ospedaliere del Lazio.

(Questo da un esame dei dati al 2013)

I Cittadini della Provincia sono tutti figli di un Dio minore?
Ridurre continuamente le risorse ed il Personale alla fine porterà a dire che gli Ospedali in questione non sanno assicurare l’assistenza dovuta per cui vanno chiusi.

Al contrario il Territorio chiede un rafforzamento delle strutture creando ove necessario una maggiore integrazione dei due Ospedali ancora esistenti: Colleferro e Palestrina.

Già in altre occasioni ho avanzato proposte operative per la creazione di Reparti di lungo-degenza, post-acuzie, Riabilitazione etc. partendo però da un Dea di I livello che dovrà essere dotato realmente di: Endoscopia digestiva h 24, assistenza sub-intensiva ed intensiva polivalente, Strutturazione di Pronto Soccorso con Obi e Medicina d’urgenza con letti sub-intensivi.

Soltanto dopo avere dato una risposta certa a quanto esposto si può pensare di programmare un altro ospedale.
Se possono essere impegnati più di 70 milioni di euro per un nuovo ospedale come mai non si trovano pochi milioni di euro per garantire i Lea (Livelli essenziali di assistenza) negli Ospedali esistenti.

Ritengo di nessuna utilità penalizzare ulteriormente questo territorio, che ha già visto l’offerta sanitaria ridotta per la chiusura di tre ospedali, Zagarolo, Valmontone ed Anagni; infatti i Cittadini sono costretti ad un continuo pellegrinaggio per gli Ospedali romani costretti a volte a dormire nella propria auto per potere stare vicino ai propri cari quando questi sono stati sottoposti ad interventi chirurgici.

Pertanto rinnovo l’invito a tutti i Cittadini del territorio a difendere con tutte le forze le proprie strutture ospedaliere sostenendo qualsiasi iniziativa atta a rafforzare l’offerta sanitaria ed ai Sindaci rammento che essi rappresentano le istanze ed il volere dei Cittadini del territorio e non il volere di chi con il nostro territorio non ha alcun legame.

È necessario quindi dare sostegno al “Consorzio” dei Sindaci per non vedere dilapidato quanto i nostri Padri ci hanno lasciato e non per spirito di campanilismo ma perché siamo convinti che la buona sanità non alberga nei grandi ospedali ma dove esistono servizi con “grandi” medici ed infermieri».

 

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