Segni. L’Archivio Storico Diocesano “Innocenzo III” ha celebrato i suoi primi venti anni di attività (1998-2018)

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SEGNI (Eledina Lorenzon) – L’Archivio Storico Diocesano “Innocenzo III” compie vent’anni di attività e per celebrare la ricorrenza si è tenuto per l’intera giornata del 9 e nella mattina del 10 Novembre, presso la stupenda Sala de’ Principi di Palazzo Conti di Segni, un Convegno dal titolo: «L’Archivio Storico Diocesano “Innocenzo III” per il suo territorio, venti anni di storia, studi e ricerche (1998-2018)» che ha avuto lo scopo di celebrare la ventennale attività dell’istituzione, volta da sempre alla salvaguardia e alla conservazione nonché alla promozione culturale del patrimonio documentario e librario.

L’archivio è propriamente un archivio ecclesiastico della Diocesi Suburbicaria di Velletri-Segni, attivo dal 1998, in cui sono state riunite le carte degli archivi della Cancelleria vescovile di Segni, del Capitolo della Cattedrale, del Seminario ed i registri anteriori al XX secolo delle parrocchie del territorio che hanno lasciato le vecchie sedi per entrare in una realtà sicuramente più idonea alla conservazione e consultazione.
All’archivio è anche assegnata la Biblioteca che custodisce l’eredità culturale del seminario, eretto in Segni nel 1709, ricca di 20mila volumi, con un importante fondo antico di 4mila libri appartenuti ad Aminta Milani – nativo di Segni e medico personale di Pio XI – al quale la Biblioteca è stata recentemente intitolata.
Nel corso del riordino e della catalogazione dei volumi, è stata rinvenuta una sorprendente postilla, in un incunabolo del 1491 della Naturalis historia di Plinio il Vecchio, che ha condotto ad un’importante scoperta scientifica illustrata durante una conferenza, tenutasi presso i Musei Vaticani nel novembre del 2016, che ha visto relatori Alfredo Serangeli e Luca Calenne, rispettivamente Direttore e Storico dell’arte dell’Archivio, dall’eloquente titolo: “Una nuova datazione per il ritrovamento del Laocoonte da un incunabolo conservato a Segni”, cui ha fatto seguito anche il cambio della data di nascita dei Musei Vaticani.

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Tanti gli Ospiti d’onore presenti nella prima giornata del Convegno, la prof.ssa Dragana Avramov, docente dell’Università di Belgrado, esperta ed osservatrice dell’Unione Europea e dell’Onu per le scienze sociali ed umane; l’Arch. Francesco Petrucci, specializzato nel restauro dei monumenti e storico dell’arte, conservatore del Palazzo Chigi in Ariccia, il prof. Vittorio A. Sironi, direttore del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico-Università di Milano Bicocca ed il dr. Francesco Petitto Vice Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di Roma – che ha sponsorizzato l’evento – accompagnato dai Direttori delle Filiali di Colleferro e Segni, dr. Ettore Fagiolo e dr. Mauro Scarnicchia, e Giuseppe Raviglia ed Itala Maffucci, rispettivamente Presidente e Consigliere del Comitato Soci locale. Presenti, tra gli altri, anche i Consiglieri Comunali delegati di Labico Clementina Miele e di Colleferro Luigi Moratti.

Con la presentazione di Piero Capozi, dopo i saluti del Sindaco e di S.E. Rev.ma il Vescovo Mons. Vincenzo Apicella hanno avuto inizio gli interventi dei relatori: dr. Alfredo Serangeli, Direttore dell’Archivio; dr. Leonardo Di Blasi, archeologo dei Musei Vaticani, Reparto Antichità Greche e Romane; prof. Gioacchino Giammaria, Presidente dell’Istituto di Storia e Arte del Lazio Meridionale di Anagni.
Nella sessione pomeridiana sono intervenuti il Prof. Giuliano Bartoli, Docente presso l’Accademia di Comunicazione e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano; la dott.ssa Monica di Gregorio, Direttrice del Museo di Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone; il dr. Angelo Luttazzi, Direttore del Museo Archeologico Toleriense di Colleferro ed il dr. Luca Calenne, Storico dell’Arte dell’Archivio.
L’orchestra strumentale “Melodia Antiqua”, diretta dal Maestro Mauro Salvatori, ha eseguito brani di musica antica.

Una full immersion nella storia, un’occasione straordinaria non solo per la città di Segni, ma per l’intero territorio, che può far concretamente intravedere in un turismo sostenibile, dettato dal binomio cultura e natura, la carta vincente per un rilancio non solo culturale, ma anche economico.

La mattinata di domenica è stata dedicata alla presentazione del saggio di Luca Calenne dal titolo “Giovan Battista Roderi, Camillo Massimo e la cattedrale di Segni. Storie incrociate di un architetto “lombardo”, di un giovane prelato e di un cantiere laziale del Seicento”, edito da Annales che ha visto quali illustri relatori l’arch. Francesco Montuori, cofondatore del Grau (Gruppo Romano Architetti Urbanisti) e la d.ssa Margherita Fratarcangeli, Storica dell’arte ed esperta di storia del collezionismo e la storia sociale ed economica con particolare riguardo all’area romana e lombarda nei secoli XVII e XVIII. Presente per la cooperativa editoriale “Annales” la d.ssa Nicole Rondinelli.

Il volume, oggetto di una minuziosa ricerca storica ed artistica, narra le vicende che nel 1626 interessarono la città di Segni, allorquando decise di costruire, con le proprie forze, una più grande e moderna cattedrale dalla pianta centrale, incoraggiati anche dal miracoloso ritrovamento del cranio del Patrono San Bruno.
L’impresa, affidata all’intraprendente capo mastro ticinese Giovan Battista Roderi (ca 1601-1669), che da muratore divenne architetto, ottenendo anche ulteriori lavori non solo a Segni, ma anche a Labico, Valmontone, Priverno, Morolo e Roccasecca dei Volsci. Personaggio dalla natura controversa, fu alle dipendenze, nella città di Roma, del giovane Camillo Massimo, futuro cardinale ed architetto dilettante. Purtroppo reo di delitto, fu costretto a fuggire da Roma e riparate nel Ducato di Sora, dove continuò la sua opera per altri vent’anni. Il libro offre inoltre di ripercorrere la storia del cantiere della cattedrale segnina, alla cui decorazione operarono famosi artisti.

Un saggio che avvince come un romanzo avventuroso, per conoscere non solo la storia della cattedrale di Segni, ma anche le caratteristiche dell’architettura e della pittura nella prima metà del Seicento ed ecco l’incipit: “Nelle prime ore del pomeriggio del 27 Novembre 1581 il visitatore apostolico Annibale de Grassis, nobile bolognese e vescovo di Faenza, si mise in viaggio per raggiungere la città di Segni, feudo principale della famiglia Sforza e antichissima sede vescovile……”

Intervento introduttivo di Piero Capozi

 

Intervento di S.E. Rev.ma il Vescovo Mons. Vincenzo Apicella

 

Intervento del Dr. Francesco Petitto Vice Direttore Generale della BCC-Roma

 

Intervento della Prof.ssa Dragana Avramov, docente dell’Università di Belgrado

 

Intervento dell’Arch. Francesco Petrucci, conservatore del Palazzo Chigi in Ariccia

 

Intervento del Prof. Vittorio A. Sironi, direttore del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico – Università di Milano Bicocca

 

Intervento del Prof. Alfredo Serangeli, Direttore dell’Archivio Storico Diocesano

 

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