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Segni. Intervista al nostro karateka Riccardo Binaco apparsa sull’edizione Gennaio 2014 della rivista “Yoi”

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Riccardo-Binaco-in-azione
SEGNI
(RM) – In occasione della 45a Coppa Shotokan Fikta-Isi, che si è svolta a Lucca l’8 Dicembre scorso, la rivista “Yoi” (mensile di karate ed arti marziali), con uno dei suoi redattori più seguiti, Sergio Roedner, ha intervistato il “nostro” karateka Riccardo Binaco del Training Shotokan Segni, atleta di punta della squadra laziale che si è aggiudicata la medaglia d’oro nel kumite a squadre.
A titolo di cronaca, lo stesso Roedner, in un altro articolo della stessa edizione di “Yoi”, a proposito di Riccardo Binaco si è espresso in questo modo: «Tra tutti gli atleti ha brillato la classe di Riccardo Binaco (Shotokan Segni) terzo classificato l’anno scorso e vincitore quest’anno della Coppa Shotokan Centro-sud…».

La copertina di Gennaio 2014 della rivista “Yoi”

La copertina di Gennaio 2014 della rivista “Yoi”

Andiamo ora a riportare l’intervista di Sergio Roedner a Riccardo Binaco apparsa sull’edizione “Gennaio 2014” di “Yoi” che in questa edizione inserisce in copertina la foto di Riccardo Binaco in combattimento… 

“A tu per tu con… Riccardo Binaco”
di Sergio Roedner [Yoi n. 17 Gennaio 2014]

Come, quando, perché hai cominciato a praticare il karate? Con chi ti alleni adesso?
• Ho cominciato a praticare karate nel settembre del 1986 a quasi 5 anni, quando nella mia piccola cittadina, Segni, aprì la prima polisportiva. Sentivo spesso la parola “karate” dentro casa, grazie ai film di arti marziali di quegli anni e la ripetevo per gioco, così mia madre mi portò in palestra a provare. In palestra c’era un giovane istruttore, Pirelli Michele, da quel giorno ed ancora oggi è il mio Maestro. A lui e ai miei genitori devo dire grazie per il percorso che ho fatto fino ad oggi. Un grazie enorme va anche al M° Sergio Petrilli che mi segue e mi prepara a livello agonistico da circa 15 anni e al M° Pino Lorenzini, istruttore storico della nostra società.

Quanto è importante per te l’agonismo? Credi che avresti continuato nella pratica se fossi stato negato per la pratica e avessi preso la nera per pietà al terzo tentativo?
• Per me l’agonismo è fondamentale, è confronto continuo, con se stessi prima e con gli altri poi. Ho un forte spirito competitivo, non volevo perdere neanche da piccolo quando giocavamo a figurine. La pratica agonistica mi ha aiutato a crescere come karateka e come uomo. Sin da piccolo ho sempre partecipato a quasi tutte le gare in programma. Sicuramente vincere è lo stimolo migliore per andare avanti, se non fosse stato così , non so se avrei ancora la voglia che ho ora.

Hai mai fatto gare di kata? E in palestra lo pratichi?
• Fino ai 26 anni ho sempre fatto gare anche di kata e molti non ci crederanno, ma all’inizio della mia carriera agonistica ne ho vinta anche qualcuna. Diciamo che non mi applicavo molto. In palestra comunque dedico sempre un po’ di tempo anche alla pratica di kata, ma allenarlo a livello agonistico è tutta un’altra cosa.

Consiglieresti a un amico il karate come metodo di difesa personale? Credi che la pratica del kumite ti sarebbe utile in caso di necessità?
• Sì, sicuramente lo consiglierei, anche se credo che tutto dipenda da come si interpreta il karate, dal Maestro e dal singolo praticante, non funziona sempre a prescindere. In caso di necessità, caratteristiche come l’istinto, la velocità di pensiero e di esecuzione, i riflessi e la tenacia sono fondamentali. Questi aspetti sono tutti presenti anche nel kumite agonistico, quindi sicuramente aiuta questo tipo di pratica.

Che effetto fa praticare karate tradizionale nel Lazio, una regione in cui praticamente ha sempre dominato lo sportivo? Vi sentite accerchiati? Vi capita mai di allenarvi con atleti di altra estrazione?
• Sono orgoglioso di praticare il karate tradizionale e di avere la fortuna di seguire da vicino gli insegnamenti del Maestro Shirai. A 18 anni , dopo aver vinto un paio di campionati juniores in Fikta, ho avuto l’opportunità di entrare nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, ma poi ho fatto scelte diverse. Ho partecipato comunque negli anni a diverse gare di kumite sportivo e spesso è andata molto bene.

Dopo aver vinto la coppa Shotokan per il Centro-sud, hai disputato la gara nazionale. Che differenze hai notato nel livello tecnico degli atleti e nella partecipazione? Sei soddisfatto dell’arbitraggio?
• La differenza la vedo più che altro nel numero degli iscritti, la maggior parte sono al nord e lì ci sono ottimi atleti. Ma se andiamo a vedere i podi delle gare nazionali e internazionali degli ultimi anni, anche noi, soprattutto con il Lazio e con la Puglia abbiamo atleti di livello assoluto. Questo per quanto riguarda il kumite, nel kata ancora dobbiamo fare un po’ di strada. L’arbitraggio è andato bene, sono contento di sudarmi e meritarmi ogni wazari e ippon conquistato, senza che nessuno mi regali niente.

La selezione regionale del Lazio che ha partecipato alla 45a Coppa Shotokan Fikta-Isi a Lucca

La selezione regionale del Lazio che ha partecipato alla 45a Coppa Shotokan Fikta-Isi a Lucca


Ti aspettavi di andare così bene a questa Coppa Shotokan? Chi o che cosa ha dato alla tua squadra la carica giusta per vincere la finale?

• Dopo un 2° posto due anni fa, il 3° l’anno scorso, ho detto ai miei compagni che sarebbe stata la volta giusta, bastava crederci e dare il massimo. I numeri parlano chiaro, in 44 anni il Lazio non aveva mai vinto. E’ frutto di un lavoro costante di anni ed anni. Un grazie di cuore va al M° Angelo Petrilli , senza di lui nel Lazio, molto probabilmente, il Karate tradizionale non sarebbe a questi livelli. Il M° Sergio Petrilli, a cui devo veramente molto. Ma è veramente la vittoria di tutti, dal comitato, agli istruttori, gli allenatori, il gruppo arbitrale, gli allenatori, gli agonisti, gli udg, e tutti gli iscritti. L’atmosfera in finale con la Lombardia era fantastica, e gli stimoli in quelle situazioni vengono da soli, ma noi avevamo più fame di loro. Lo spareggio finale con il mio amico Giorgio è stato emozionante, siamo coetanei ci siamo allenati insieme in nazionale per più di 10 anni e ci siamo scontrati in molte finali, questa volta ho vinto io, lo conosco e sicuramente vorrà rifarsi…

“Da grande” pensi di insegnare karate, o lo fai già? Che tipo di maestro sei o sarai, severo o indulgente?
• Insegno da 10 anni, ho cominciato a 21, con i bambini. Da qualche anno insegno anche agli adulti e agonisti. Uno dei miei primi allievi, Francesco Quintiliani, ha vinto già diverse competizioni a livello nazionale e fa parte della squadra regionale, anche grazie a lui abbiamo vinto questa coppa Shotokan. Quest’anno un mio allievo, Davide Bufalini, è stato convocato per i campionati europei Eska in Portogallo. Oggi posso dire che mi rende più felice assistere ad una loro vittoria che ad una mia personale. Severo o indulgente? Diciamo che il mio maestro era più severo di me. Comunque da ogni mio allievo, piccolo o grande che sia, pretendo solo che si diverta e che rispetti i valori del karate-do.

Credi che la massima che campeggia nella vostra tessera “Il karate si pratica per tutta la vita” si applicherà anche a te? Ti vedi in karategi a settant’anni?
• Lo pratico da 27 anni e a gennaio ne compio 32, non so come potrebbe essere la mia vita senza karate, ormai è un qualcosa che fa parte di me, difficilmente appenderei il karategi al chiodo.

 

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