Roma | Segni. Giubileo 2025. Tra tanti progetti legati all’evento, Ufagrà si prepara per consegnare al Pontefice l’opera personale “Pace: Omaggio a Leone XIV”
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ROMA | SEGNI (Beatrice Cardillo) – Tra tanti progetti legati a questo Giubileo, Ufagrà si prepara per consegnare al Pontefice l’opera personale “Pace: Omaggio a Leone XIV”.
Dopo la grandissima esperienza avuta durante la prestigiosa mostra “Il tempo del futurismo” organizzata a Roma alla Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea, conclusasi lo scorso aprile, l’ultimo futurista vivente Antonio Fiore Ufagrà si appresta a realizzare un altro grande successo personale ed artistico.
Ufagrà torna ad accogliere nella sua ultima opera un tema profondo e spirituale, torna a imprimere su tela la Pace attraverso la cristianità passando tra le braccia del Santo Padre e dedicando a lui, come già era successo per i pontificati passati, un opera complessa e ricca di suggestione.
È stato proprio l’artista Ufagrà a raccontarci come è nata questa nuova storia che andrà ad arricchire il suo personale percorso artistico.
«L’8 Maggio scorso, Papa Leone XIV, rivolto a Roma e al mondo, dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, ha pronunciato le parole….
”La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon Pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio”… In quel discorso il Pontefice ha usato per dieci volte la parola “Pace”.
Questo mi ha molto colpito e, da quel momento, questa parola ha continuato ad essere presente nei miei pensieri ogni giorno, anche in considerazione delle quotidiane brutte notizie sulle attuali guerre.
Ci pensavo spesso, finché un giorno è maturata l’idea per la realizzazione di un quadro.
Così, fermata l’idea con un bozzetto, ho poi riportato sulla tela il disegno che, successivamente, ho provveduto a dipingere. Ho intitolato l’opera realizzata “Pace: Omaggio a Leone XIV”.
Ho spedito una lettera con la foto del quadro al Papa, dicendo che, se fosse stato di suo gradimento, glielo avrei donato.
La Segreteria di Stato mi ha inviato una lettera di ringraziamento del Santo Padre, esprimendo il gradimento del dipinto e indicandomi di rivolgermi direttamente alla Prefettura della Casa Pontificia per partecipare ad una Udienza Generale del mercoledì, indicando la data prescelta ed il numero di biglietti occorrenti.
Così, dopo aver avuto il privilegio di donare il dipinto “Con Te Padre” a San Giovanni Paolo II nel dicembre 1985 e l’opera “Crocifisso Ufagrà” a Papa Francesco il 19 Giugno 2013, sarò onorato e felice di donare questo mio quadro a Leone XIV».
Sarà questo un momento importante per Antonio Fiore che porterà ancora una volta una grandissima emozione nella sua vita artistica.
La chiacchierata con Ufagrà ha poi spaziato nelle altre mille storie legate a questi ultimi tempi e in particolare al contenuto del volume della Pontificia Accademia Mariana Internazionalis dal titolo “Giubileo Immagini e Segni” a cura di Giovanni Emidio Palaia nel quale all’artista Ufagrà è stato dedicato un intero capitolo: tra le pagine è possibile individuare la storia della sua Cosmopittura al servizio della fede, dell’universo e del sacro.
Un capitolo intenso che attraversa le sue opere partendo dalla meraviglia del quadro “Giubileo 2025” un acrilico su pannello telato del 2023 nato appunto da un’idea del Direttore e Professore Palaia che lo stesso Fiore spiega così: «ll quadro è un tondo e rappresenta il nostro globo terrestre coloratissimo, con tanti colori a mostrare una umanità ricca di tante culture ed espressività.
All’interno c’è questa sfera
luminosissima, al centro un cerchio con un sole che si espande passando dall’arancio al giallo al bianco con una esplosione di colori intorno. Tanti colori che richiamano tutte le culture, tutti gli uomini che si dirigono verso Cristo. Nel cielo, in maniera più piccola, c’è la luna che rappresenta Maria circondata da dodici stelle».
Ma questo intenso anno non è ancora terminato infatti sarà proprio l’artista futurista a partecipare alla mostra di Natale 2025 “E nacque un miracolo, Visioni contemporanee nel segno di Francesco” che si terrà a Castiglione del Lago in provincia di Perugia il prossimo Dicembre.
Una mostra che si concentrerà sulla figura di san Francesco, in vista delle celebrazioni per l’ottocentenario francescano del nuovo anno.
Qui Ufagrà darà il suo personale contributo.
Tra le tante domande, in un momento di leggerezza Ufagrà ci ha raccontato con un sorriso spontaneo la storia legata al perfetto connubio tra le sue opere, la sua arte e la città di Segni: «Un giorno mi venne a trovare nel mio studio l’amico Stefano Corsi e mi raccontò che sua moglie Elide gli aveva detto che sarebbe stato bello vedere un cartello, all’ingresso del paese, su Segni realizzato da me.
L’idea gli era piaciuta e mi chiese di pensarci e mi disse che se avessi accettato questa proposta ne avrebbe parlato con l’attuale Amministrazione.
Allora mi tornò alla mente la giornata che l’Istituto Cannizzaro mi aveva dedicato nel 2022. Per quella occasione avevo realizzato un quadro per l’Avio e uno per il Comune di Colleferro.
A livello artistico avevo un debito di riconoscenza nei confronti di Colleferro, dove nel 1978 avevo esordito con una mostra di artisti Agrà presso la Galleria La Gatta di Luciano Sacco e nel 1980 avevo poi, sempre presso “La Gatta”, fatto la mia prima mostra personale; il debito di riconoscenza era anche nei confronti di Avio, perché il movimento Agrà, del quale facevo parte, era nato in seguito alla conquista dello spazio avvenuto il 12 Aprile 1961 a bordo della Vostok 1 dell’astronauta Jurij Gagarin.
Nel 1983 presi la decisione di non fare a Segni, e paesi limitrofi, mostre personali e collettive.
A tutti i Comuni che gentilmente mi hanno invitato, nel corso di questi anni, a realizzare mostre personali, ho sempre detto no, mantenendo la decisione presa 41 anni fa.
Ora si presentava l’occasione di saldare il debito di nascita verso il mio paese. Non una mostra personale, ma un atto d’amore con la realizzazione di un quadro.
Dopo queste mie considerazioni dissi a Stefano che avrei preparato qualche schizzo e qualche bozzetto e quando vennero nel mio studio il Sindaco di segni Moffa accompagnato da Stefano, guardando gli schizzi e i bozzetti, scelsero quello che, ma loro non lo sapevano, piaceva anche a me.
Così ho realizzato il mio atto d’amore verso il mio paese».
Tra i mille progetti abbiamo chiesto all’amico Ufagrà di guidarci ancora una volta in quel suo piccolo grande viaggio attraverso le sue opere all’interno della mostra permanente a Segni.
Un viaggio lungo quasi quarant’anni e racchiuso su quelle tele che hanno reso Antonio Fiore un artista apprezzato in tutto il mondo.
Seguendo la storia delle opere dell’artista Ufagrà nella sua mostra personale si intraprende un viaggio meraviglioso fatto di emozioni e sensazioni nascoste dietro una tecnica inconfondibile propria dello stile futurista: si cammina attraverso i quadri cosiddetti “messaggio” della fine degli anni 70 quando fu proprio il fondatore del movimento futurista delle Marche, Sante Monachesi a dare l’imprinting a quello che poi sarebbe diventato l’ultimo dei futuristi viventi Antonio Fiore Ufagrà.
Il 3 Dicembre del 1978 nasce la pittura di Antonio Fiore consacrato in una mostra a Colleferro.
I quadri messaggio resero la sua arte inimitabile ed inconfondibile fino al 1988 quando l’artista abbandonò progressivamente l’aspetto letterario nelle sue opere e si dedicò solo alle forme.
I messaggi non più scritti, come è possibile osservare nel viaggio tra le sue opere, restano nascosti tra quei colori accesi ed uniti nelle forme geometriche.
Dal 1989 una nuova pittura a campo totale prese vita: furono le forme a parlare in assenza di quei messaggi che avevano caratterizzato le sue opere per ben dieci lunghi anni.
Altri otto meravigliosi anni di pittura hanno accompagnato l’arte futurista di Antonio Fiore in modo lineare e sempre coerente fino al 1997 quando tra i colori e le forme spunta timidamente il primo segno della tridimensionalità accanto a quella bi-dimensionalità che aveva guidato per quasi venti anni l’artista lepino.
Da quel momento tutto diventa possibile e ogni forma su tela può essere elaborata e lavorata con un materiale: Ufagrà sceglie il plexiglas o l’acciaio nella continuità del futurismo approdando poi alla “cosmo pittura” e “aeropittira”.
Un’opera emblematica è quella spettacolare delle forme in libertà con quella originale contaminazione del plexiglas su fondo nero.
Molte opere colpiscono per l’intensità del colore, altre per la forma, altre ancora perché hanno qualcosa di diverso, tutte hanno però l’anima, l’anima di Antonio.
Durante l’incontro con Ufagrà, tra i suoi quadri e le sue idee, la chiacchierata ha riservato anche in questa occasione, grandi emozioni, proprio per quei mille racconti di vita vissuta e quel profondo riconoscimento e gratitudine che l’artista e la sua Maria Pia riservano nei confronti della vita.
Non è mancata quella parentesi sempre suggestiva legata alla fede che attraverso un piccolo aneddoto è in grado di trasmette quel senso vivo di serenità e gioia nei confronti del mondo.












