Roma. Ponte di Nona. Operazione antidroga “Limes” dei Carabinieri. Eseguite 22 misure cautelari. Arrestate 3 persone. Sequestrate coca, hashish e marijuana

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ROMA – Una vera e propria piazza di spaccio gestita da una organizzazione criminale senza scrupoli, quella sgominata oggi, 23 Marzo, con l’Operazione “Limes”, dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli – diretta dal Maggiore Marco Beraldo – a seguito di una lunga ed articolata indagine coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

A fare da teatro a questa maxi operazione, il popoloso quartiere di Ponte di Nona, una delle periferie della Capitale, diventate negli ultimi anni, soprattutto nell’area delle case popolari, un vero e proprio market della droga a cielo aperto.

Gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una associazione criminale composta da quattro livelli, organizzati in maniera piramidale. I due capi e promotori, soggetti giovanissimi ma con un curriculum criminale di tutto rispetto, avevano creato un vero e proprio sistema in cui tutti gli operanti avevano un loro ruolo, come in un grande ipermercato.

C’era chi si occupava del rifornimento dello stupefacente dalla vicina Tor Bella Monaca, chi forniva l’alloggio per il confezionamento delle “ricariche”, ovvero le dosi da spacciare, chi le smerciava, con veri e propri turni di lavoro organizzati in maniera puntuale e per le cui assenze, i pusher, dovevano chiedere addirittura permessi e autorizzazioni ai loro capi e c’era anche chi si occupava della “sicurezza” dell’area, ovvero le vedette, anch’esse organizzate per turni.
A ciò si aggiunga il servizio catering che veniva assicurato agli “impiegati” della piazza da condomini che quindi, lucrando, partecipavano all’assistenza logistica al sodalizio.

Il giro d’affari, calcolato dagli inquirenti era di tutto rispetto: circa 300 scambi giornalieri, nei quali l’acquirente stesso godeva di una sorta di protezione oltre alla garanzia di poter acquistare sempre ed a qualsiasi ora la tipologia di sostanza stupefacente desiderata.
Il cliente non aveva neanche la necessità di concordare preventivamente l’acquisto, consapevole che, recandosi tra i palazzoni tra Via Bosatta e Via Schweitzer, avrebbe trovato chi, dapprima avrebbe verificato che non fosse appartenente alle forze di polizia, e poi lo avrebbe condotto nei vari cortili interni per l’acquisto della sostanza stupefacente.

Non poche sono state le difficoltà riscontrate dai Carabinieri durante i due anni di indagine.
La conformazione urbanistica concedeva, infatti, il vantaggio territoriale agli odierni arrestati che, grazie al sistema di vedette e controlli, avevano creato un vero e proprio fortino quasi inespugnabile.

Oltre al “fattore campo”, ulteriore difficoltà è stata riscontrata nella disponibilità di armi da parte del sodalizio criminale.
Le telecamere installate dai Carabinieri hanno più volte ripreso i vertici dell’organizzazione criminale passeggiare nella piazza di spaccio visibilmente armati, chiaro segno di “marcatura del territorio” e dimostrazione della potenza di fuoco dell’associazione a delinquere.

Altro aspetto accertato dai militari è stato il totale asservimento di una grossa fetta della popolazione del complesso di case popolari tra Via Bosatta e Via Schweitzer.

L’associazione ricercava un assoluto controllo del territorio, che la portava a tentare di volersi sostituire allo Stato di diritto nelle sue prerogative, anche nella gestione delle problematiche inerenti il vivere quotidiano.

I capi dell’organizzazione, infatti, si preoccupavano di risolvere le situazioni di contrasto tra gli occupanti degli alloggi popolari, individuando tra coloro che potevano occuparli solo e soltanto i soggetti che avrebbero poi fornito all’associazione un contributo fattivo.
Inoltre, si atteggiavano a veri e propri imprenditori del settore fornendo, dopo un vero e proprio colloquio di lavoro, “occupazione” ai tanti ragazzi disoccupati (impiegati appunto come vedette e pusher).

È stata pure documentata la “catena” dei servizi di contorno alla piazza di spaccio che, essendo aperta 24 ore al giorno e tutti i giorni, necessitava di punti mensa e ristoro per le vedette e per gli spacciatori.
Una vera e propria isola dell’illegalità, ove lo spaccio di droga era l’unica fonte di reddito per tante famiglie che, addirittura, cercavano la “raccomandazione” per introdurre il figlio nella rete dei fiancheggiatori degli spacciatori.

Un’isola illegale e chiusa dall’interno ma che, nonostante le difficoltà, i Carabinieri della Compagnia di Tivoli sono riusciti a scardinare mettendo in campo tutta la loro esperienza.
I militari hanno utilizzato sia le più classiche tecniche investigative, come ad esempio il pedinamento e i servizi di osservazione in incognito, sia gli ultimi ritrovati tecnologici messi a disposizione dalla Procura Distrettuale Antimafia della Capitale.

È stato possibile documentare tantissimi scambi di sostanza stupefacente, mentre grazie a diverse microspie celate nei posti più impensabili è stato possibile inchiodare alle responsabilità anche i soggetti promotori che, non sporcandosi le mani, facendo vendere la sostanza stupefacente da soggetti terzi, pensavano di farla franca; le loro discussioni però, inequivocabili e con numerose direttive agli altri sodali emanate finanche dal carcere ove uno di essi era in precedenza ristretto, hanno permesso di incardinare la loro condotta in quella prevista dall’art. 74 del testo unico sugli stupefacenti, ossia quello che punisce l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine che, come detto, ha avuto origine nel 2018 si è quindi conclusa con ben 44 indagati di cui 22 destinatari di misure cautelari limitative della libertà personale.

Durante la fase investigativa, invece, l’attività ha consentito di trarre in arresto 19 persone in flagranza di reato, denunciarne 3 a piede libero e segnalare come assuntori 34 individui, nonché di recuperare e sequestrare quasi 35 chili tra cocaina, hashish e crack.

Questa mattina, nelle fasi esecutive dell’operazione, i Carabinieri hanno arrestato 3 persone in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, recuperando e sequestrando 1,2 Kg di cocaina, 200 g di hashish e svariate dosi di marijuana, nonché decine di migliaia di euro in contanti, ritenuto provento dell’illecita attività.

 

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