Regione, Ministero e Roma Capitale uniti sugli inceneritori. Il Comune di Colleferro sta dalla parte del suo territorio e dice no al revamping!

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COLLEFERRO (RM) – Riceviamo e pubblichiamo dall’Amministrazione Comunale di Colleferro un comunicato stampa relativo all’annunciato revamping degli inceneritori di Colleferro.

«Apprendiamo con profondo rammarico dell’accordo che hanno trovato Regione Lazio, Ministero dell’Ambiente e Roma Capitale sugli inceneritori. Ovviamente non è prevalso il buon senso ed invece di chiudere col passato ed iniziare la riconversione degli inceneritori si decide che la soluzione migliore è il revamping.

Volantino Marmorato Expert Colleferro – Sull’onda del FUORITUTTO - 8-28 Agosto 2019

A sorprenderci è il cambio di passo di Ama, società controllata da Roma Capitale, che con una azione di ostruzionismo avrebbe potuto bloccare il revamping e la vendita degli impianti. Evidentemente la soluzione che fa più comodo è quella di portare i rifiuti romani a Colleferro in barba a tutti i problemi ambientali di Colleferro e della Valle del Sacco. Se neanche chi governa una città come Roma ed ha la possibilità di pesare sullo scacchiere della gestione dei rifiuti riesce ad essere determinante allora le possibilità sono due: o non si vuole o non si è in grado di fermare il revamping. Lasciamo ai cittadini il giudizio sulla vicenda.

Se poi l’ipotesi è quella di tenere accesi gli inceneritori fino al 2021 e poi effettuare un’ipotetica riconversione a fabbrica di materiali vorremmo far presenti due cose a chi fa queste proposte.
• La prima è che tenere acceso l’impianto fino al 2021 significa non fare alcun investimento di miglioramento sullo stesso e quindi tenerlo in queste pietose condizioni a discapito dell’ambiente.
• La seconda è che se si dovesse adeguare l’impianto all’ambiente circostante bisognerebbe fare un cospicuo investimento che non verrebbe ammortizzato al 2021, quindi la fabbrica di materiali non vedrebbe mai luce prima di 15 o 20 anni.

Diciamo questo perché ci siamo stancati di vedere fatte false promesse ai cittadini e moralismi a noi che amministriamo questa città con senso del dovere e rispetto per i cittadini. Se le decisioni a Roma sono state già prese senza considerare cosa ne pensa il territorio ce lo dicano e lo dicano al territorio della Valle del Sacco.

In tutto questo bisogna dire che la Regione Lazio ha dato un grande aiuto.
Lo ha dato a Roma Capitale come aveva promesso più volte.
A noi ha dato solo l’ennesima condanna di fare da soluzione ai problemi romani.

Ribadiamo all’assessore all’ambiente regionale che su questo tema lo scontro è e resta aperto.
Faremo tutte le opposizioni possibili al revamping, per rispetto verso l’ambiente, verso i cittadini e verso le nostre idee che sono più ambiziose di trovare nel revamping degli inceneritori la soluzione ai problemi degli altri.

La presenza di questo impianto non è compatibile col territorio nel quale è inserito.
Lo abbiamo detto in consiglio comunale e nelle piazze.
Lo ribadiamo ancora e con più forza: l’opposizione sarà totale ed il Comune di Roma Capitale, la Regione Lazio ed il Ministero, favorevoli agli inceneritori, ci avranno contro.

Chiediamo che tutte le amministrazioni, forze politiche e cittadini contrarie al revamping si uniscano.
Noi faremo la nostra parte da amministratori, ma è arrivato il momento di far capire che questo territorio è contrario».

 

La notizia letta su “Il Fatto Quotidiano” (•>)

«L’inceneritore di Colleferro sarà rimesso a nuovo e “salverà” Roma dall’emergenza rifiuti, allontanando l’ipotesi del commissariamento. Ora c’e’ anche l’ok del Campidoglio. E’ arrivata, a sorpresa, la soluzione al braccio di ferro a tre che da mesi sta anteponendo il Campidoglio alla Regione Lazio e al governo nazionale. L’Ama, società capitolina che si occupa della gestione del ciclo, ha infatti dato l’ok alla rigenerazione (in gergo “revamping”) della seconda linea di termovalorizzazione dell’impianto, situato 40 km a sud del Grande Raccordo Anulare, e al suo utilizzo fino al 2022.

L’operazione era stata bloccata in inverno dall’ex numero uno di Ama, Antonella Giglio, su indicazione dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi. Il dietrofront, però, è giunto lunedì 19, durante l’Assemblea dei Soci di Ep Sistemi (società partecipata al 60% dalla regionale Lazio Ambiente e al 40% dalla romana Ama) con il via libera al piano industriale sottoscritto dal neo presidente Lorenzo Bagnacani.

Lo stanziamento, già previsto, di 2,5 milioni di euro consentirà di rimettere a nuovo l’impianto entro il primo trimestre del 2018 e di smaltire nelle due linee di incenerimento – l’altra e al 100% di proprietà di Lazio Ambiente – fino a 220.000 tonnellate di rifiuti romani (contro le 60.000 attuali) a un prezzo di 83 euro a tonnellata (93 euro compreso il trasporto), contro i 135 euro investiti per la trasferenza in Austria e nelle altre regioni del nord Italia come Emilia Romagna e Lombardia».

LA RIPRESA DEL DIALOGO ISTITUZIONALE – Ufficialmente, secondo l’Ama, l’approvazione del piano industriale è stata “una scelta obbligata” per evitare una multa da 11 milioni di euro che si sarebbe abbattuta sulle casse della municipalizzata capitolina (con conseguente ipotesi di danno erariale). A quanto risulta a IlFattoQuotidiano.it, in realtà, questa sarebbe stata facilitata da una sorta di compromesso politico, un segnale di apertura rispetto alle richieste del ministro Gian Luca Galletti.

Il termovalorizzatore di Colleferro, pur al massimo della sua potenza, può accogliere solo una parte del cdr prodotto dai tmb romani, ma consentirà alla sindaca Raggi di mettere in atto “con maggiore serenità” (e con abbattimento dei costi per la parte pubblica) il suo piano di smaltimento dei materiali post-consumo, tarato al 2021, con la possibilità – dal 2022 – magari di operare la trasformazione in “fabbrica dei materiali come luogo del riuso” ipotizzato nei mesi scorsi. Dall’altra parte, la Regione Lazio potrà fornire al governo un piano rifiuti completo e in linea con le direttive comunitarie, che non implichi la realizzazione di nuove discariche di servizio, magari ordinata da un commissario governativo.

IL NUOVO FRONTE POLITICO – Tutti contenti, dunque? Non proprio, perché l’operazione rischia di aprire – dopo quello dello stadio dell’As Roma – un altro duro fronte interno del Movimento 5 Stelle, da sempre contrario agli inceneritori. E potrebbe vedere come protagonista la consigliera Monica Montella, che alcune settimane fa dal suo blog aveva auspicato un destino diverso per gli impianti: contattata da IlFattoQuotidiano.it, ha preferito non commentare.

I più scontenti, però, sono i cittadini della Valle del Sacco, area da anni martoriata dall’inquinamento. “Se fosse confermata sarebbe una decisione gravissima – afferma incredulo a IlFattoQuotidiano.it Alberto Valleriani, presidente del Comitato Retuvasa – perché ci era sempre stato assicurato il contrario. La Giunta capitolina aveva l’occasione di sbarazzarsi di questo impianto, invece ancora una volta gli accordi politici che si fanno a Roma vanno a pesare sul nostro territorio. Siamo molto arrabbiati”.

Tirano un sospiro di sollievi gli abitanti della Valle Galeria, di Cerveteri e di Ladispoli, aree che rientrano nella cosiddetta “zona bianca” ipotizzata dagli uffici della Città Metropolitana per la possibile discarica, mentre ancora non è chiaro se la città di Roma sarà costretta a servirsi di altri due impianti del Colari di Manlio Cerroni, il tmb di Guidonia e il tritovagliatore di Rocca Cencia – ipotesi finora sempre smentita dal Campidoglio – come non è chiaro dove sarà posizionato l’altro tritovagliatore, quello mobile di Ama, per il quale oltre al veto di Rocca Cencia adesso c’e’ anche quello su Ostia Antica, apposto pubblicamente dal capogruppo capitolino del M5S, Paolo Ferrara».

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