Ospedale di Colleferro. Ancora sul ricorso al Capo dello Stato. Aldo Girardi Colleferro 2.0: «Chi si loda si sbroda…»

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COLLEFERRO (RM) – Non accenna a lenirsi la polemica sulla “paternità” del ricorso al Capo dello Stato contro l’accorpamento dei reparti di Ostetricia, Neonatologia e Pediatria dell’Ospedale di Colleferro con quelli dell’Ospedale di Palestrina, a Palestrina…

Stamattina la replica del Consigliere Comunale Aldo Girardi (Colleferro 2.0) alla replica dei capigruppo consiliari… che pubblichiamo di seguito (in fondo, tra gli “Altri Articoli”, tutti gli interventi…).

«Ho letto nei giorni scorsi il comunicato rilasciato dal Comitato in Difesa dell’Ospedale e la successiva replica dei Capigruppo consiliari di maggioranza, che con le loro farneticanti dichiarazioni ci chiamano nei tempi e nei modi impropriamente in causa come opposizione, e rimango senza parole. Anche perché a leggerle entrambe, e soprattutto la seconda dove si parla di “offese dirette e volgari al primo cittadino”, di “.. sciacallaggio sui meriti”, di interpretazioni del ruolo di “..salvatori della patria”, non solo non trovo nessun nesso tra loro, ma tantomeno nessuna corrispondenza con le accuse, quelle si ridicole, che ci vengono rivolte. Per quanto mi riguarda non ricordo una sola mia dichiarazione che giustifichi seppur in parte la loro sparata, quindi sono portato a pensare che al momento di sottoscrivere quel testo, i quattro capigruppo, o non l’avevano letto o non erano momentaneamente in grado e nella capacità di intendere e di volere, perché in altro affaccendati.

Io in generale per come sono fatto, non mi sono mai arrogato il diritto di “prendermi” dei meriti perché “chi si loda si sbroda”; tutt’al più lascio agli altri la libertà di giudicare se merito o meno il loro riconoscimento per quanto fatto o detto, ma nel caso specifico sarebbe fuori luogo ed irrispettoso nei confronti di tanti cittadini che hanno liberamente e pacificamente manifestato.
Se lo ricordino bene i “portatori dei valori democratici”, quelli che a luglio hanno chiuso l’accesso a Piazza Italia al corteo di manifestanti guidato da mamme armate si fa per dire, di carrozzine….. e non di corazzate.
Se poi invece da parte mia: “la grande bugia… ed il diritto di spargerla in città” è stata l’aver chiesto fin dall’inizio al Sindaco di portare un suo saluto a chi manifestava come segno di vicinanza ed unità di intenti, e di averlo fatto proprio nel momento in cui gli stessi “fenomeni” di oggi firmavano un manifesto sull’Ospedale che, anziché unire divideva ulteriormente il Consiglio Comunale,… beh… se questo fa di me un bugiardo, allora hanno ragione!

Quindi non mi rimane altro che chiedere umilmente scusa.
Scusa…. a tutti quelli che hanno continuato a manifestare, quando tutto sembrava ormai perduto, per non averli fatti desistere dalla loro “pazza voglia di crederci” a dispetto di chi in Consiglio Comunale “sogghignava” sostenendo che i giochi erano già fatti.
Scusa…. per non aver previsto ed averli messi in guardia dal giorno in cui l’impegno di tanti concittadini di ogni ceto sociale, politico e religioso, non sarebbe stato riconosciuto da quattro ignoranti (nel senso letterario del termine, ovvero che ignorano il “perché” di quel movimento) che a proposito di “sciacallaggio”, oggi ci dicono di avere “le prove lampanti… che i risultati ottenuti… sono il frutto della loro capacità negoziale… e del loro impegno”, quando invece avrebbero fatto meglio a non imbarcarsi in una polemica che per quanto ci riguarda non ha ragione di esistere.

Quindi….
Scusa…. alla Sig.ra Celestina, che ogni notte (e non solo la notte) arrivava accompagnata dal suo giovane figliolo per garantire insieme il loro turno di “presenza”, e che tra una chiacchiera e l’altra, a chi la invitava a tornare a casa a riposarsi, amava rispondere “…questa è una causa giusta dove la politica non c’entra nulla, l’unico colore che mi rappresenta è il Celeste. Qui sono nati i miei figli, qui sono stata assistita e non posso accettare che questi reparti chiudano…”.
Scusa…. a Mario pensionato, anche lui un “nottambulo” che ad un certo punto rivolgendosi ai pochi rimasti a fargli compagnia e riottosi a lasciarlo da solo, diceva “.. andate via tra poco è ora de anda’ a lavora’… state tranquilli…. me so’ portato da legge’… e quando ve ne andate me metto dentro la macchina (parcheggiata davanti il presidio) perché all’alba comincia a fa’ freschetto”.
Scusa…. a Luca, che dopo una giornata di 12 ore di lavoro tornava da Roma e anziché andare a spupazzarsi la figlia appena nata, veniva direttamente a coprire il suo turno; e scusa… a Barbara la moglie, che per non rimanere a casa da sola, si presentava con tanto di carrozzina al seguito a fargli, e a farsi compagnia.
Scusa…. a tutte quelle mamme, chi con figli al seguito chi con il “pancione” che a turno si prendevano cura anche dei bambini delle altre, che non hanno esitato a forme di protesta eclatanti come quella di “incatenarsi”, pur di poter dire un giorno: io c’ero!
E scusa…. a tutti quei “volti” che anziché andare al mare o in montagna a cercare un po di refrigerio dalla calura, hanno trascorso le loro giornate sotto il sole cocente di luglio, manifestando per il “diritto alla salute” di tutti; anche di chi oggi cerca di sminuirne il contributo dato.

Poi però, anche qualche…Grazie!
Grazie… a tutti quei 20mila circa, Colleferrini e non, che si sono fermati per firmare la petizione senza chiedersi per chi avesse votato chi gli stava porgendo la penna, segno che quasi sempre “chi è governato dimostra di avere più cervello di chi governa”, e forse, anzi sicuramente sarà proprio così.
Grazie… a chi pur dichiarando apertamente di aver premiato con il suo voto la “..svolta Sana”, ha saputo discernere tra un movimento politico ed uno civile, e non ha avuto gli stessi pregiudizi degli “eletti” o “nominati” che passando davanti l’Ospedale, non si sono mai degnati di rivolgere un sorriso, un saluto, uno sguardo.
Grazie… a chi la mattina portava anche un semplice caffè o una bottiglia d’acqua nelle ore più calde; a chi a tarda sera si presentava con un vassoio di pizza o di dolci dicendo “…visto che non posso garantire la mia presenza, vi prego di considerare questo piccolo gesto come un segno di riconoscenza per quello che state facendo..”.
Ed infine un GRAZIE, un grazie di cuore…. a chi firmando “la lettera” mi ha ricordato che “..a volte non è necessario dire quello che si pensa, ma pensare quello che si dice..” perchè altrimenti si rischia, come è avvenuto in questo caso di farla “fuori dal vaso”.
“Sulla salute non si fa politica”…si chiudeva così la lettera, o sbaglio?»

F.to Aldo Girardi (Colleferro 2.0)

 

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