Ospedale di Colleferro. Ecco l’ordinanza del Consiglio di Stato. «Ferma l’efficacia dei provvedimenti impugnati…»

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COLLEFERRO (RM) – È notizia di ieri l’altro dunque (Giovedì 5 Maggio), l’accoglimento, da parte del Consiglio di Stato, dell’appello cautelare contro la decisione del Tar del 15 Dicembre 2015 di respingere la richiesta di sospensiva del provvedimento di accorpamento dei reparti di Ostetricia, Ginecologia, e Pediatria/Neonatologia dell’Ospedale di Colleferro a quelli di Palestrina con trasferimento presso quest’ultimo nosocomio.

Dando notizia di tale accoglimento da parte del Consiglio di Stato, già invitavamo a “contenere” il giubilo, dal momento che comunque i reparti non sarebbero tornati al loro posto… Qualche speranza in più la riponevamo nel testo dell’ordinanza del Consiglio di Stato, depositata la sera stessa del 5 Maggio, tra le righe del quale ipotizzavamo una potenziale maggiore capacità contrattuale dei Sindaci nei confronti dell’Asl Rm 5. Sindaci che, dal canto loro, hanno già commentato la notizia qui •>.

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Ebbene ora siamo venuti in possesso di quel testo – che pubblichiamo al link in fondo all’articolo – sul quale va assolutamente fatta qualche considerazione.
A ben guardare (leggere) l’ordinanza del Consiglio di Stato non si esprime in merito alla sostanza delle argomentazioni sostanziali, ma esclusivamente riguardo la necessità di un “adeguato approfondimento” delle “esigenze cautelari rappresentate dai Comuni ricorrenti” “ai soli fini della sollecita fissazione del merito da parte del Tar del Lazio”.
E tutto questo lasciando “ferma l’efficacia dei provvedimenti impugnati”…

In termini tecnici, la chiara spiegazione del significato dell’ordinanza del Consiglio di Stato, i Sindaci ricorrenti (ricordiamo: Colleferro, Anagni, Artena, Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Montelanico, Piglio, Paliano, Segni, Serrone e Valmontone) l’avranno nel corso dell’incontro con l’Avv. Alberto Colabianchi, che li rappresenta e difende nella vertenza…

In termini pratici, ci sembra di capire che non è cambiato nulla, se non l’opportunità di tornare a discutere, in sede di Tar del Lazio, su questioni formali che già sappiamo essere a favore della “controparte”, e cioè l’Asl RmG (oggi “5”) e la Regione Lazio (tralasciando qui il Comune di Palestrina), dal momento che nel dispositivo di respingimento del ricorso al Tar del 15 Dicembre, si legge chiaramente che i Comuni non hanno “impugnato l’atto di Autonomia Aziendale adottato con deliberazione n. 854 del 14 Novembre 2014” (quello nel quale si decideva per lo spostamento dei reparti).
In quella sentenza di respingimento dell’istanza cautelare dei Sindaci, si faceva poi anche riferimento al fatto che “atti successivi sono stati a loro volta adottati previo parere della Conferenza dei Sindaci”…
Conferenza sulla cui validità, formale e sostanziale, i dubbi restano notevoli…

Tornare davanti al Tar del Lazio, a nostro modesto parere, non servirà a molto, certamente non a riportare i reparti a Colleferro. E purtroppo anche quella possibile “maggior capacità contrattuale” nei confronti dell’Asl – paventata prima della lettura dell’ordinanza – non ci sembra avere fondamento di fronte ad un’ordinanza del Consiglio di Stato che alla fine non arriva a configurarsi nemmeno come una “vittoria di Pirro”.
E dopo gli esiti di questi “rimbalzi giudiziari” (Tar del Lazio-Consiglio di Stato-Tar del Lazio), anche il ricorso al Presidente della Repubblica, ancora in piedi, non lascia molte speranze…

Probabilmente, invece di limitarsi a “rincorrere” quei famosi “13 punti” (pure fondamentali ed imprescindibili), i Sindaci (che ricordiamo essere le massime autorità sanitarie territoriali) dovrebbero rivendicare un ruolo più rilevante nel rivedere il disegno della Sanità “periferica” ad un livello più alto di quello dell’Asl di riferimento (ente di per sé già vetusto e superato dal punto di vista istituzionale).
Il tutto anche alla luce del fatto che i “flussi” dell’utenza, di fatto, la Sanità “periferica”, l’hanno già ridisegnata.
E lo hanno fatto non “ricalcando” per nulla le previsioni e le aspettative di quello sciagurato Atto Aziendale (adottato con la deliberazione n. 854 del 14 Novembre 2014) che, tra l’altro, decideva di chiudere i reparti di Ostetricia, Ginecologia, e Pediatria/Neonatologia dell’Ospedale di Colleferro.

Perché se un’Asl decide di accorpare dei reparti in un nosocomio, piuttosto che in un altro, ed ottiene il risultato di peggiorare entrambi i contesti territoriali, allora qualcosa non funziona. Non vogliamo qui insinuare dubbi su eventuali interessi esterni, o motivazioni occulte, ma appare evidente che il problema non risiede certamente nella testa dell’utenza – che è costretta a scegliere, e tra mille difficoltà – forse il problema è proprio nella testa di chi sta in una stanza dei bottoni, senza finestre e senza la possibilità (volontà?) di guardare fuori e di rendersi conto della realtà, intervenendo per ottimizzare il tutto, tenendone conto.

Sul fatto che la Sanità abbia bisogno di essere razionalizzata, non abbiamo alcun dubbio, ma su come lo si sta facendo, di dubbi, ne restano molti…

Giulio Iannone

Qui l’ordinanza del Consiglio di Stato •>

 

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