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“Operazione Piramide” dei Carabinieri. Appalti Giubileo truccati. 10 custodie cautelari e 26 indagati tra le Province di Roma e Frosinone [Video]

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ROMA | FROSINONENel corso della notte, i Carabinieri della Compagnia Roma Trastevere, nelle province di Roma e Frosinone, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione (artt. 319, 319 bis e 321 c.p.), turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.), estorsione (art. 629 c.p.,), falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici (art. 476 c.p.), peculato (art. 314 c.p.), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.).

L’indagine dei Carabinieri ha consentito di disvelare l’esistenza di un fenomeno criminale all’interno dell’azienda ospedaliera San Camillo che ha visto coinvolti 26 indagati.

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In particolare, è stata dimostrata la previsione a latere di un appalto di manutenzione, una serie di ulteriori servizi definiti fittiziamente come “complementari” e risultati essere poi duplicazioni di prestazioni già eseguite.

Le investigazioni si sono concentrate anche su due appalti relativi all’attuale Giubileo della Misericordia concernenti il progetto per la ristrutturazione del Pronto Soccorso e la successiva realizzazione di nuovi posti letto per la Terapia Intensiva, nonché sulla ristrutturazione del Padiglione Lancisi.

Contestualmente agli arresti i Carabinieri procederanno al sequestro preventivo di tre immobili per un valore di oltre un milione di euro e delle quote societarie delle tre imprese coinvolte per un valore di 250mila euro circa. Con i militari dell’Arma che procederanno, al sequestro dei modelli organizzativi a carico di una delle società coinvolte.

Ulteriori particolari verranno resi noti nel corso di un conferenza stampa indetta per le ore 11 presso gli uffici della Procura della Repubblica di Roma.

[IN AGGIORNAMENTO]

Secondo gli inquirenti la corruzione finita al centro dell’indagine riguarderebbe un appalto da 62 milioni di euro, sul quale una ’tangente’, da 65mila euro, sarebbe stata recepita dagli indagati non attraverso denaro contante, ma tramite lavori di subappalto assegnati a un’azienda che faceva riferimento a Alessandro Agneni, 51 anni, direttore all’epoca dei fatti della unità di ingegneria dell’ospedale San Camillo e ritenuto il vertice della cosiddetta ‘piramide’.
A ciò si aggiunge l’ipotesi di peculato legata a 145mila euro di cui si sarebbe appropriato indebitamente Agneni per lavori non eseguiti da lui.

A spiegare il tutto il procuratore aggiunto Paolo Ielo che fissato l’attenzione su alcuni concetti base: “la spremitura dei contratti”, “la corruzione triangolare” e la “selezione al ribasso”. Titolari dell’inchiesta il sostituto procuratore dottor Stefano Fava ed il Gip dottoressa Flavia Costantini.

 

Dei dieci arrestati sono finiti in carcere in due:
• l’architetto Alessandro Agneni, già direttore dell’Unità operativa complessa di Ingegneria dell’azienda ospedaliera,
• il geometra Daniele Saccà, di Ferentino, amministratore unico della Stim srl.

Gli otto ai domiciliari sono:
• Ferdinando Lombardi, amministratore unico della società Mtc ‘Manutenzioni Tecnologie Concessioni per l’ambiente e la sanità,
• Marco Tassinari, direttore tecnico della stessa Mtc,
• Giovanni Trani, dipendente della Stim
• Walter Salemme, dipendente della Stim già responsabile della Gs Italy
• Monica Cerchiaro, dipendente della società Cofely Rita Aurigemma
• Claudio Galli, dipendente della società Cofely Rita Aurigemma
• Alberto Cantore, direttore dei lavori nell’ambito dell’appalto per la progettazione esecutiva e la ristrutturazione del Padiglione Lancisi.

L’Azienda ospedaliera si dichiara parte lesa.

«Il nostro ospedale risulta essere parte lesa dai comportamenti dei responsabili dei reati per i quali da stamattina sta operando la magistratura attraverso i Carabinieri – dichiara in una nota stampa direttore generale dell’ospedale San Camillo Fabrizio d’Alba -. Su i temi evidenziati dagli inquirenti, l’Azienda nella persona del Direttore Generele protempore Antonio D’Urso, aveva riscontrato alcune irregolarità nell’ambito dei procedimenti amministrativi di affidamento degli appalti e segnalato il tutto all’autorità competente dando in questo modo fattivo contributo alle indagini. Contestualmente l’Azienda aveva avviato tutte le procedure interne nei confronti del dipendente ‘Direttore della struttura tecnica arrivando già ad inizio del 2016 al licenziamento dello stesso».

 

 

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