Montelanico. Interessante incontro su “Stampa, Rivoluzione e Libertà – Le lotte contadine nella stampa locale nei primi del Novecento”

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MONTELANICO (Eledina Lorenzon) – Interessante e partecipato incontro Sabato 23 Giugno presso la Sala Consiliare del Comune di Montelanico dal titolo “Stampa, Rivoluzione e Libertà – Le lotte contadine nella stampa locale nei primi del Novecento”, alla presenza del Sindaco Raffaele Allocca, dell’Assessore M. Carolina Onorati e dei relatori Piero Capozi, Clementina Miele e Luigi Roberti.

L’incontro nasce nell’ambito del Progetto “Università Montelanico 2021”, presentato nel Giugno 2017, con l’intento di recuperare le origini montelanichesi, la sua memoria storica e le tradizioni. Diversi le iniziative e gli incontri che si sono già messi in cantiere.

Dopo i saluti del Sindaco e dell’Ass. Onorati, gli interessanti interventi dei relatori hanno avuto quale filo conduttore le lotte contadine nella stampa locale nei primi del Novecento, un ripercorrere le tante vicende di un territorio e di una popolazione, prevalentemente dedita all’agricoltura, capace di unirsi per rivendicare il diritto una vita più dignitosa.

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Piero Capozi ci ha introdotto sull’importanza, nonostante l’alta percentuale di analfabetismo, della stampa locale di fine ottocento-primo novecento, quali La Favilla, Il Censore, L’Avvenire del Lazio ed altri ancora, che acquista un’importanza assoluta per la divulgazione di notizie ed idee.
Terreno fertile nel quale “il periodico locale venne a svolgere un ruolo nuovo ed essenziale, capace di mettere in contatto le categorie produttive ed il governo locale, mondo economico ed opinione pubblica, ma era anche il terreno nel quale venivano evidenziate ed emergevano quelle fratture della società italiana di fine secolo, una società dove le masse rurali rivendicavano un ruolo nella partecipazione politica e soprattutto le lotte contadine divennero chiaro segnale di un malessere da sempre latente ed oramai palese di fronte ai lettori del giornale”.

La d.ssa Miele, Consigliere con deleghe alle Politiche della cultura e delle tradizioni popolari del Comune di Labico, ha dedicato il suo intervento a Giuseppe Ballarati, protagonista della sua tesi di Laurea e del suo libro “Il movimento contadino nel Lazio. Giuseppe Ballarati e la difesa del contadino (1906-1919)”, affrontando ogni aspetto della sua vita sia dal punto di vista umano che politico.

La storia non è fatta solo dei grandi nomi, ma anche da persone che hanno saputo dare voce ai più deboli, nel caso specifico ai contadini che vivevano in condizioni veramente critiche. Egli seppe affrontare con grande coraggio i problemi del mondo agricolo, conducendo battaglie civili importanti sia a favore dell’istruzione, spingendo i capi famiglia a mandare i figli a scuola, che per il riconoscimento dei diritti delle donne e degli emigranti. In occasione della vertenza dei contadini di Valmontone nei confronti della Famiglia Doria, organizzò, al fine di evitare una situazione esplosiva, la prima forma di referendum popolare nella storia d’Italia, chiamando i contadini ad esprimere il loro parere nel luglio 1903, da quella data si iniziò ad operare per la costituzione dell’Università Agraria e per la pubblicazione di un giornale “La difesa del contadino” la cui pubblicazione andò dal 1906 al 1919.

L’ultimo intervento, a cura dello storico locale Luigi Roberti, è stato interamente dedicato al processo sociale e civile che portò il paese di Montelanico alla sua libertà comunale, a partire dal 1907 prendendo posizione contro il Feudo della Famiglia Doria. Una lotta dura ed estenuante per far sì che le terre fossero date ai contadini la parte agricola ed il pascolo ai pastori.
Tanti gli eventi, gli episodi ed aneddoti riportati che costituisco la storia di Montelanico: il terremoto, la Grande Guerra ed infine la Spagnola, sicuramente la più grave forma di pandemia per l’umanità.
Il paese di Montelanico, proprio in virtù della guerra e della successiva pandemia, si svuotò di forze giovanili maschili ed il suo futuro venne garantito da giovani donne capaci, che seppero coprire i ruoli di lavoro maschili.

Ha quindi concluso il suo intervento con le parole “un passato che va conosciuto e mantenuto vivo nella memoria, un passato di impegno sociale che ha saputo far germogliare la libertà dalla povertà estrema”.

 

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