17 Maggio 2026
Valle d. Sacco

La “Giornata della Memoria” dell’I.C. Colleferro 1. Incontro con Sami Modiano all’Itis Cannizzaro [FotoeVideo]

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COLLEFERRO (RM) – L’Istituto Comprensivo Colleferro 1 ha organizzato, come ogni anno, un intenso programma di incontri in occasione della Giornata della Memoria, “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.

Quest’anno la partecipazione è estesa anche a studenti di altre scuole del territorio per condividere i temi della memoria e l’incontro con coloro che purtroppo quegli orrori li hanno vissuti in prima persona e sono oggi a testimoniare le atrocità subite.

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Il primo degli incontri in programma si è tenuto Lunedi 9 Gennaio presso l’Aula Magna dell’Itis S. Canizzaro con Sami Modiano, accolto dalla Dirigente Scolastica D.ssa Antonella Romani, dall’Assessore all’Istruzione Sara Zangrilli, dalla Prof.ssa Amalia Perfetti in rappresentanza dell’Anpi – Staffetta Partigiana e dai Dirigenti Scolastici dell’Itis S. Canizzaro, ing. Alberto Rocchi, e dell’Iis di Via delle Scienze, dr. Antonio Sapone.

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Tantissimi gli studenti che, con grande entusiasmo, hanno partecipato, seguito e si sono commossi, ascoltando il racconto di Sami Modiano, sopravvissuto alla Shoah, che ha portato la sua fondamentale testimonianza per evitare che quanto successo, possa riaccadere: «Non voglio che vediate ciò che i miei occhi hanno visto a soli tredici anni».

Samuel Modiano, conosciuto da tutti come Sami, è nato nel 1930 a Rodi, possedimento italiano dal 1912. Cittadino italiano di religione ebraica, nel 1938 Sami, così come tutti i suoi famigliari, a seguito delle leggi razziali promulgate in Italia, viene considerato appartenente alla razza ebraica e perseguitato. Cacciato da scuola a soli 8 anni, inizia per lui un’infanzia difficile, resa ancora più triste per la morte precoce della mamma. Saranno il papà e soprattutto la sorella Lucia che cercheranno di colmare quel grande vuoto.
Il 18 Luglio del 1944 tutta la comunità ebrea di Rodi, composta da circa 2mila persone, fu arrestata, caricata nelle stive di navi in pessime condizioni igieniche per poi sbarcare ad Atene ed inseguito messi su treni e deportati nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. Un’esperienza atroce vissuta con il papà Giacobbe e la sorella Lucia, che appena giunti a destinazione verrà allontanata ed assegnata al settore del campo destinato alle donne. Sulle loro braccia viene tatuato un numero, 87456 è quello che viene impresso indelebilmente sul braccio sinistro di Sami che sostituisce il suo nome, annullando la dignità ed il diritto di essere persona.

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I ragazzi hanno seguito con grande partecipazione e silenzio il racconto di Sami che con voce a volte spezzata dalla commozione e gli occhi lucidi, ha ricordato come i tedeschi sceglievano, appena scesi dal treno dopo un viaggio massacrante, chi dovesse avere una morte immediata, chi una morte provvisoria. La vita nel campo era dura, sveglia alle quattro del mattino, l’appello e poi dodici ore di lavori forzati per tornare la sera in baracca ed avere, per pasto, una fetta di pane ed un piatto di minestra brodosa, dove eri fortunato se trovavi un pezzetto di rapa.

Commovente il racconto dell’addio, attraverso il filo spinato, alla sorella che morirà solo poco tempo dal loro arrivo, e quello a suo padre, massacrato dal lavoro, dal freddo, dalla fame e dalle torture, che gli dice «Sami, tu sei forte, devi farcela». Quella promessa, gli dà la forza di resistere, di andare avanti e quando i Tedeschi, nell’avanzare dell’Armata Rossa, costringeranno gli ultimi sopravvissuti in quella che Sami chiama “la marcia della morte”, le sue forze sono ormai allo stremo e quasi morente viene abbandonato su una catasta di cadaveri e poi fortunatamente salvato dall’esercito russo.

Nel silenzio della grande sala i ragazzi, profondamente colpiti dalla testimonianza hanno accennato ad un applauso che Sami Modiano ha subito fermato, invitandoli ad un minuto di silenzio per ricordare i sei milioni di ebrei ed i cinque milioni di persone diversamente abili, gay, oppositori politici, rom che morirono da innocenti, senza colpa alcuna.

Per lunghi anni Modiano ha taciuto la sua esperienza, trovando undici anni fa il coraggio di raccontarla nelle scuole, rivolgendosi agli studenti, trovando in questa missione risposta alle sue domande: «Perché sono sopravvissuto? Per raccontare a voi ragazzi. Perché voi ragazzi siete la mia fiducia, siete voi che farete in modo che quello che è successo a me non capiti più a nessuno».
Li ha poi invitati a leggere il suo libro “Per questo ho vissuto: La mia vita ad Auschwitz-Birkenau e altri esili” edito da LaFeltrinelli, i cui diritti d’autore andranno a favore del costituendo Museo della Shoah di Roma.

Tutti gli studenti si sono poi stretti intorno a lui in un abbraccio caloroso, a testimonianza di quanto le sue parole siano entrate nei loro cuori.

Di seguito i video dell’incontro.

Eledina Lorenzon

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