“Giornata della Memoria” all’Ipia di Colleferro, ricco di emozioni l’incontro con Alberto Sed

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COLLEFERRO (RM) – Un evento intenso e ricco di emozioni quello svoltosi Mercoledi 2 Aprile presso l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato “Paolo Parodi Delfino” di Colleferro per la “Giornata della Memoria” che ha visto, come momento di rilievo, l’incontro con Alberto Sed, ebreo romano, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz a soli quindici anni, per diventare soltanto il numero A-5491.

Ad aprire i lavori i saluti del Dirigente Scolastico Prof. Roberto Chiararia, che ha ringraziato i presenti, sottolineando l’importanza di ricordare e tramandare eventi storici che l’umanità non dovrà mai dimenticare, perché il dramma dell’olocausto ed il suo orrore devono rimanere vivi nella nostra memoria.

Il consigliere comunale con delega alla Cultura Riccardo Trulli, ha portato i saluti del Sindaco e dell’Amministrazione tutta, sempre vicina e presente a manifestazioni così determinanti. I ragazzi, unitamente alle insegnanti Emilia Marconcini, Tiziana Pontesilli, Roberta Scarlatti, Alberta Tummolo, Elisabetta Votta, hanno poi presentato i tanti lavori realizzati per questo evento che hanno voluto riunire in un’antologia dal titolo “Il Treno”, non soltanto una storia, ma attraverso filmati, gesti, suoni, canti e parole entrare nella memoria di quella estrema follia che fu la Shoah per lanciare un grido forte contro l’indifferenza che l’ha resa possibile e contro il silenzio colpevole di tutti. In molti degli elaborati si è fatto riferimento ad un altro sopravvissuto ai campi di sterminio nazista, Sami Modiano che alcuni dei ragazzi avevano avuto modo di incontrare nel 2013, grazie ad un evento organizzato dall’Istituto Comprensivo Colleferro 1, a dimostrazione dell’importanza che riveste l’opera di sensibilizzazione che svolge la scuola a tutti i livelli.

L’incontro con Alberto Sed è stato scandito da un lungo e prolungato applauso che i ragazzi, tutti in piedi, gli hanno tributato. Nel silenzio dell’Aula Magna gremita di studenti, tra commozione e partecipazione, il racconto delle atrocità, dalla voce di chi le ha vissute sulla propria pelle, subite ad Auschwitz-Birkenau. Il giovane Alberto vi arrivò nell’Ottobre del 1943, con la madre Enrica e le tre sorelle Angelica, Fatina ed Emma. La madre Enrica e la piccola Emma, di nove anni, furono uccise nelle camere a gas il giorno stesso dell’arrivo, mentre la sorella Angelica fu sbranata dai cani, aizzati contro di lei dalle SS. L’altra sorella Fatina, sottoposta nel lager ai crudeli esperimenti tornò a casa, ma non si riprese mai dalla terribile esperienza.

Parte della storia di Alberto Sed è comune a quella dei milioni di innocenti deportati e sterminati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, tanta la sofferenza, tanti i patimenti subiti: fu tra l’altro adibito a lavori e mansioni terribili come togliere i bambini dalle braccia delle loro madri per metterli sui carretti che li avrebbero condotti alle camere a gas. Fortunatamente, la sorte ha offerto a lui un’ulteriore possibilità, quella di salvarsi e parlare per quanti non hanno più voce, una testimonianza come monito e insegnamento per le nuove generazioni, per creare una memoria condivisa che possa evitare che si creino spazi per culture negazioniste e revisioniste, per combattere ogni forma di razzismo e antisemitismo e alimentare un profondo rispetto per ogni persona umana. La sua storia è diventata, grazie alla collaborazione con Roberto Riccardi, Colonnello dei Carabinieri, un libro dal titolo “Sono stato un numero”, edito da Giuntina.

Eledina Lorenzon

 

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