Frosinone | Ferentino. Violenza sessuale di gruppo. Colpevoli anche in Cassazione. In carcere tre pregiudicati del luogo

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FROSINONE | FERENTINO – Tra la tarda serata di ieri e la mattinata odierna, i Carabinieri delle Stazioni di Frosinone e Frosinone Scalo hanno eseguito un’ordinanza di carcerazione nei confronti di tre pregiudicati frusinati, Adriano Di Silvio (29 anni), Antonio De Silvio (35 anni), Angelo De Silva (30 anni), per il reato di violenza sessuale di gruppo, emessa dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma.

I giovani, unitamente ad altri quattro complici, erano già stati arrestati il 19 Dicembre 2016 dai Carabinieri delle Compagnie di Anagni e Frosinone, nel corso dell’operazione denominata “Le Iene”, in quanto riconosciuti colpevoli di violenza sessuale di gruppo avvenuta ai danni di una giovane donna castrese nella notte tra il 3 ed il 4 Settembre 2016 [qui l’articolo con tutti i particolari della violenza •>].
Successivamente all’arresto i malviventi venivano posti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in attesa della sentenza di Appello.

La Cassazione ha infine rigettato il ricorso presentato dagli avvocati difensori ed ha confermato le condanne già pronunciate in Corte d’Appello.

Anejo - Agostino BalziAnejo - Agostino Balzi

A seguito della definitiva decisione di merito che li riconosceva colpevoli e li condannava alla pena detentiva di 5 anni ed 8 mesi di reclusione, ieri, 15 Novembre, dopo le formalità di rito, per loro si sono spalancate le porte del Carcere di Frosinone.

 

Cosa avvenne la notte tra i 3 ed il 4 Settembre 2016

L’indagine, condotta dalla Stazione Carabinieri di Ferentino, ebbe inizio il 4 Settembre allorquando una giovane ragazza dopo essere stata violentata dal gruppo riuscì a divincolarsi per poi chiamare un suo parente riferendo quanto accaduto senza, peraltro, sapere dare indicazioni precise ove si trovasse; nonostante la tarda ora, dopo aver vagato per alcuni minuti, veniva soccorsa da una donna che si trovava a passare per detta strada la quale allertava i Carabinieri.

Nello specifico, la persona offesa veniva soccorsa dal personale della Stazione Carabinieri di Ferentino nella notte del 4 Settembre 2016 e, dopo essere stata sottoposta ai controlli di rito presso l’ospedale di Frosinone, sporgeva querela.

La narrazione offerta in sede di querela, veniva successivamente arricchita, una volta superato lo stato di ansia e di sfinimento connesso alla violenza subita, con importanti particolari che poi hanno portato alla completa identificazione degli autori della violenza sessuale.

La giovane ragazza riferì ai militari di aver conosciuto uno dei suoi aguzzini su un social network nella primavera del 2016 e tra loro era nata un’amicizia. Sovente la ragazza partecipava a degli incontri con detta persona ed in tali occasioni conobbe in modo superficiale, anche gli altri.

Venendo ai fatti il 3 Settembre 2016 uno dei sette aguzzini organizza un incontro che viene stabilito in una piazza di un paesino della provincia di Frosinone.
Qui la ragazza trova ad attenderla due dei suoi amici; una volta salita sull’autovettura, ignara del luogo di destinazione, riceve le prime attenzioni sessuali.
Cerca di opporsi ma invano fin quando dopo alcuni minuti l’autovettura arresta la marcia presso un’abitazione (abitazione che era di proprietà dei familiari di uno degli indagati, bene che fu confiscato alla criminalità organizzata in virtù del decreto di confisca del Tribunale di Frosinone del 2006) posta in un luogo isolato nel territorio del Comune di Ferentino; qui vi trovano ad attenderli altri 5 ragazzi.

La giovante donna comprende di essere l’unica ragazza presente in detto luogo isolato; capisce che sta per accadere qualcosa allorquando improvvisamente iniziano le violenze. La persona offesa veniva repentinamente strattonata e trascinata dai sette aguzzini, i quali immobilizzandola impedendole ogni tentativo di reazione, la violentano a turno procurandole lesioni.

Trascorrono momenti bruttissimi ed interminabili in quanto la giovane donna non riusciva a sganciarsi dalla loro presa, fin quando dopo una ventina di minuti, riusciva a liberarsi nascondendosi dietro una casetta posta alle spalle della villa laddove veniva raggiunta da uno dei suoi torturatori che ella riusciva a respingere con un calcio sullo sterno.

Rimaneva qualche minuto in quella casa con la speranza che non tornassero; dopo alcuni minuti non vendendoli tornare si avviava verso la strada principale chiamando suo padre al quale raccontava tutta la vicenda. Raggiunta la strada ha incontrato una donna rientrare a casa alla quale ha chiesto aiuto allertando i Carabinieri che dopo alcuni minuti giungevano sul posto.

Le indagini condotte in una maniera meticolosa, nonostante le evidenti difficoltà della persona offesa nel raccontare nell’immediatezza dei fatti ed in stato di shock una vicenda estremamente traumatica hanno ricevuto un adeguato supporto anche dagli ulteriori elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini.

 

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