Estate! Mare, sole, vacanze, letture e libri, tanti buoni libri!!! Una piccola selezione per voi…

Nola FerramentaNola Ferramenta

L’ESTATE è sinonimo di vacanza, di sole, di mare, di relax, di tempo libero, ma soprattutto in estate si trova più tempo da dedicare alla lettura: si legge di più…. In questi giorni di calura infernale, in cui le temperature proibitive tolgono tutte le forze, immergersi nella lettura, nella lettura di un buon libro, aiuta, rende più sopportabile persino il caldo.
Un libro al giorno! A volte più di uno.
Il tempo vola! I libri scelti bene, possono salvare la vita…
“Pensare alla lettura come a un semplice hobby, un passatempo alla stregua di tanti altri, significa quantomeno peccare di ingenuità.”

Leggere può aprire molte porte, e letteralmente cambiare la vita, di chi non passa un giorno senza un libro (romanzo, poesie, saggio…) tra le mani.
I libri sono oggetti potentissimi e non è un caso che, proprio per questo, nella trama di romanzi come “Fahrenheit 451”, essi venissero bruciati da chi non voleva l’emancipazione altrui.
Come scriveva Gustave Flaubert: “Non leggete, come fanno i bambini, solo per divertirvi, o come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere”.
Dopo la morte dell’autore francese, anche la scienza ha certificato l’imprescindibilità della lettura nella vita di chiunque voglia dare una svolta alla propria esistenza.

Ecco una breve selezione di libri che ho letto in queste settimane e che consiglio.

Ho riscoperto classici sepolti e dimenticati nella soffitta dell’oblio. Uno degli autori riscoperti è stato Biagio Pascal. “I pensieri”. Lo consiglio veramente! Leggere Pascal è rendersi conto degli aspetti più significativi di un secolo così complesso come il Seicento europeo, che ricorda il momento storico che stiamo vivendo: ho trovato tante analogie tra il Seicento e il nostro momento storico: corsi e ricorsi. Ho riscoperto in lui una delle più grandi anime della nostra civiltà: leggerlo è stato per certi aspetti terapeutico. È come sentire dentro di noi, vivi e operanti, problemi che poi sono dell’uomo di sempre; pensieri del tipo: “Non vi sono che due categorie di uomini: gli uni giusti, che si credono peccatori; gli altri peccatori, che si credono giusti”. Quanto si potrebbe dire in merito!

Altro testo che ho letto e che vorrei consigliare è il “Manifesto della educazione diffusa” di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli; testo interessante in cui si affronta l’importanza di mettere al centro bambini e ragazzi in una società che dovrebbe diventare appunto “diffusa”, cioè aperta alla realtà in cui si vive. Nel libro, in modo originale, si spiega come la formazione deve partire dalla scuola, che diventa, però, portale verso il mondo reale. Ho trovato spunti veramente interessanti.
Mi ha convinto l’idea di favorire un apprendimento concreto con attività rielaborate, riflettute dagli allievi stessi in luoghi mirati. Mi ha incantato la figura del nuovo docente, non più insegnante, ma méntore, guida, capace di agevolare i percorsi di interconnessione e di saper creare maggiore autonomia e autoorganizzazione. I ragazzi e i bambini nel mondo costituirebbero una nuova linfa, da troppo tempo emarginata, e costringerebbero la società e il lavoro a ripensarsi, a rallentare e a interrogarsi. Lettura che consiglio vivamente: ci sono tanti spunti importanti su cui riflettere.

E… “L’arte di essere fragile” di Alessandro D’Avenia: come Leopardi può salvarti la vita. Leggere questo libro è stato un rileggere anche il nostro grande poeta Giacomo Leopardi e chi meglio di lui sapeva bene che c’è sempre qualcosa da scoprire, una luce in mezzo alle tenebre. I canti del poeta sono “il grido di riscatto dell’infinito ferito, fiaccato, frantumato”.
Leggere D’Avenia è riscoprire Leopardi, che ha saputo trasformare il nulla in bellezza. Lettura che aiuta a “riparare le ferite degli uomini e del mondo, farsi balsamo per quelle ferite, anche quando sembra che non possono guarire”.
Che attualità! E poi c’è un capitolo bellissimo in cui si parla di amicizia: “Senza amici nulla può essere riparato”.

E finalmente ho trovato il tempo per leggere “Therese Raquin” di Emile Zola.
Libro che consiglio vivamente. Zola ha creato due personaggi e ha cercato di spiegare la strana unione tra due temperamenti diversi. Ogni capitolo del romanzo corrisponde allo studio di un caso fisiologico, in cui il lettore viene trascinato, coinvolto e travolto.
Quando si legge Therese Raquin si dimentica il mondo, si è rapiti dalla trascrizione esatta e minuziosa della vita e ci si perde letteralmente, pagina dopo pagina, in quella che fu definita “pozza di melma e sangue” da una critica retrograda, che non capì in tempo, il genio del padre del Naturalismo. Trovo interessante lo studio della corruzione umana che l’autore effettua nel suo romanzo. La pubblicazione di Therese scatenò una polemica sulla “littèrature putride”, probabilmente con il consenso di Zola, che si assicurò l’ interesse del pubblico. Letto tutto d’un fiato!

A chi non capita di rileggere un libro? A me sì… e proprio in queste settimane ho avuto qualche nostalgia… letteraria, infatti ho riletto “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Mi hanno sempre colpito le traversie della pubblicazione di questo romanzo, che hanno fornito nuova esca al mito romantico del genio incompreso. Per anni numerosi critici, ossessionati dalla necessità di trovare un aggettivo che lo inscatolasse in un genere e impegnati nel gioco classificatorio, hanno ricercato quella soluzione che accontentasse tutti, ma: «Il Gattopardo è troppo introspettivo-psicologico per essere solo un romanzo storico, troppo documentato sull’epoca dei fatti per essere solo un romanzo psicologico».
C’è chi ha interpretato l’intero scritto come un’unica, grande metafora esistenziale: nell’andare delle pagine, la “feroce bestia” cambia veste e, da simbolo araldico, diventa limpida immagine del protagonista. C’è una costante ironia nelle pagine de “Il Gattopardo”, espressa, tra l’altro, dall’animazione metaforica degli oggetti o dall’uso esasperato di termini latini, latineggianti, pomposi, a volte barocchi. E non avrebbe potuto essere altrimenti poiché, come molti sanno, l’ironia tipicamente siciliana, beffarda e tagliente, contraddistingue il ricordo di Lampedusa ogni qualvolta leggiamo di lui.

L’autore non fa quasi mai capolino nella vicenda ma, nella rarità delle intromissioni, la sua idea si esprime attraverso massime ricche di sarcastica verità: «Attribuire ad altri la propria infelicità […] è l’ultimo ingannevole filtro dei disperati». Le descrizioni assolate, dominate dal senso di morte e dalla pesante pigrizia di un clima quasi africano, fanno intravedere splendidi paesaggi, indimenticabili raffigurazioni, tra cui quella dei giardini di Villa Salina e la fontana di Anfitrite.

… Vorrei segnalare un libro veramente interessante di Duccio Demetrio “Raccontarsi l’autobiografia come cura di sé”.
C’è un momento, nel corso della vita, in cui si sente il bisogno di raccontarsi in modo diverso dal solito. Quasi un bisogno, un’urgenza o un’emergenza, un dovere o un diritto: a seconda dei casi e delle circostanze. Nel libro si parla della sensazione che prende il nome di pensiero autobiografico. Non si tratta di un desiderio intimistico qualsiasi, riguardante se stessi e riferito al piacere di parlare di sé, fra sé e sé, a se stessi o alla necessità di ritrovare qualche sperduto ricordo in funzione di una conversazione con altri. Quando ripensiamo a ciò che abbiamo vissuto, creiamo un altro da noi.
Lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi, gioire: ci sdoppiamo, ci bilochiamo, ci moltiplichiamo. Veramente un testo affascinante; mentre leggevo assistevo allo “spettacolo” della mia vita, come spettatore. Testo che aiuta a fare un po’ d’ordine dentro di sé e fa capire il presente, per ritrovare emozioni perdute e sapere come si è diventati.

Consiglio i romanzi storici di Stefania Auci “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei leoni” sulla famiglia Florio, famiglia che dopo aver attraversato la miseria è diventata ricca e potente. E’ sicuramente la saga più letta degli ultimi anni; un affresco straordinario di un’epoca passata che ci riguarda, molto da vicino. Scritti entrambi benissimo… libri avvincenti che appassionano dalla prima all’ ultima pagina.

E per finire consiglio la lettura del romanzo “Due caffè e un succo di frutta” di Maria Grazia Distefano. Il libro coinvolge il lettore fin dalle prime pagine; una storia delicata a tratti divertente, con personaggi che… quando arrivi alla fine senti già la loro mancanza. Tre sorelle, un bar, una madre e…un segreto: vite diverse, già definite eppure… non mancano i colpi di scena. Letto tutto d’un fiato!

La passione per i libri è passione per l’amore e per le relazioni, per le idee e per la libertà, per il pensiero e per i sentimenti: in una parola, per la vita. Perché – come scriveva Stéphane Mallarmé – “il mondo, alla fine, è fatto per finire in un bel libro”.
Approfittiamo di questo periodo di vacanze-ferie-relax per leggere, leggere, leggere…

Gisa Messina

 

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