Dall’intuizione malefica dell’economia della monnezza a “RifiutiamoLI”. Il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna affida alla nostra testata alcune riflessioni

Nola FerramentaNola Ferramenta

COLLEFERRO (RM) – A due anni dall’inizio dell’“Era Sanna”, in un momento estremamente delicato della storia della città di Colleferro e dell’intero comprensorio, segnatamente con riferimento alle annose criticità ambientali ed alle problematiche connesse con lo smaltimento dei rifiuti, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, affida alla nostra – storica – testata questo suo scritto che di seguito volentieri pubblichiamo.

«Gentile Direttore,
per la storicità della sua testata a Lei affido questa mia riflessione che sono certo avrà la cortesia di pubblicare.
 
Quella della nostra città è “una storia strana”, forse unica.

Un centinaio di anni di storia trascorsi in mezzo a paesi millenari. Una vocazione industriale in mezzo a decine di comunità agricole; cittadini e lavoratori provenienti da tutta Italia che hanno dato vita ad un Comune intelligente, onesto e produttivo con al centro un polo industriale importante, gioie e dolori di un territorio intero.

La macchina della storia però alle volte si inceppa, come se della sabbia finisse negli ingranaggi: così, ad un dato momento andò in crisi il modello industriale pensato da Parodi e l’economia di un pezzo di Lazio.

La classe dirigente di allora reagì a suo modo, attraverso un’intuizione malefica: trasformare l’economia industriale in economia della “monnezza”.

Nacque la discarica di Colle Fagiolara che uccise un parco stupendo come la Selva di Paliano, nacque il consorzio Gaia con Scaglione e le orde di assunti, nacquero gli inceneritori dello Scalo tra denunce e libri paga, nacque un modo diverso di vivere la politica: si archiviarono i partiti e si acclamarono i cosiddetti “uomini forti”, si nascosero le debolezze valorizzando solo la spocchiosità del potere, si isolarono i miti e i puri, consegnando la Cosa Pubblica nelle mani degli “yes man” e degli imprenditori di “rilievo”.

Tutto ebbe un prezzo, ad esclusione dell’ambiente e della salute.

Nel 2005 però lo scandalo della Valle del Sacco ed i suoi “fusti” segnarono una cesura; due categorie della società apparentemente marginali si allearono, agricoltori e studenti iniziarono a riempire le strade e le piazze con cortei mai visti prima.
Nel mentre Gaia tramonta, la stella cade e cedendo esplode nel crac più scandaloso dell’ultimo ventennio.
A Colleferro comincia ad attecchire una coscienza ambientale e politica del tutto nuova rispetto ai fatti e alla storia.
La costruzione degli inceneritori ed i “blocchi” del famoso cantiere avevano certamente costituito un prodromo, una miccia, un seme che in quel momento germoglia, si accende, appare in un ossimoro umano tra fine ed inizio, una faglia in una zolla apparentemente rigida.
a faglia cresce negli anni lo scontro storico tra ambiente ed occupazione si affievolisce: i lavoratori capiscono che sono ormai tramontati i tempi raccontati nel film “Lo chiameremo Andrea” e che l’ambiente e la salute vanno difesi almeno quanto il diritto al lavoro; le associazioni comprendono altresì che non sono i lavoratori il “nemico” bensì chi sullo scacchiere ha deciso le mosse più scellerate.

Come in tutte le storie che si rispettino anche in questa non mancano i colpi di scena e così nell’ultimo respiro della Giunta Polverini nasce Lazio Ambiente S.p.A, una sorta di fotocopia che sorge dalle ceneri di Gaia.
Nessun cambiamento di rotta, nessuna voglia di addrizzare il tiro, tanti che si attribuiscono il merito di aver salvato i lavoratori fanno da contorno alla nascita della S.p.A. Diversa da Gaia solo per il fatto che non sono più i Comuni ad essere attori principali ma l’Ente regionale che eredita “tutto il pacchetto”.
La Regione prende tutto e tutti compresa quella dirigenza ben pagata che pure aveva assistito pilatescamente alla morte di Gaia ed era stata in parte coinvolta nel cosiddetto “processo inceneritori”, una delle vicende che più hanno scosso ed atterrito l’opinione pubblica della nostra comunità. Un fiume di denaro pubblico continua a scorrere e nel frattempo “si brucia si mescola” e si abbanca. Mai come in questi tempi però si può dire con certezza che la siccità colpisce anche i grandi fiumi.

Il Sindaco Cacciotti cade pochi mesi prima della conclusione del suo secondo mandato e con lui va tutta a casa una classe dirigente in gran parte mediocre che solo lui era riuscito, neanche fino in fondo, a tenere insieme. Un intero e ventennale sistema di potere si accascia, fiaccato nelle membra dalle abitudini malsane che non aveva mai accennato ad abiurare e si spegne definitivamente.

A nulla vale il tentativo delle vecchie fiamme che si presentano tremule nella loro presunzione dinnanzi al forte vento del cambiamento.

Un miracolo politico si concretizza, il centrosinistra conquista “il fortino” ed un gruppo di giovani prestati alla politica si carica la croce di un calvario municipale fatto oramai solo di emergenze economiche e ambientali costellato di fallimenti e devastazioni ma ricco di desiderio di riscatto di sogni concreti di voglia di rinascimento. 
Quei giovani vogliono cambiare, in modo particolare in tema di rifiuti. Sanno che l’affare è complicato ma alcuni tra loro hanno alle spalle anni di militanza e non possono né vogliono tradire sé stessi e chi con loro ha lottato per anni.
Sanno che la discarica deve essere chiusa entro il 2019 e sanno anche che probabilmente saranno costretti, per chiuderla in sicurezza e non trasformarla in una bomba ambientale a carico delle future generazioni, a spostare il famoso traliccio; sanno che gli inceneritori sono il nemico numero 1 per questo hanno ordinato il ricorso sia al Tar sia al Consiglio di Stato contro l’estensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale emessa dalla Regione, sanno che i lavoratori non possono essere lasciati a piedi e per questo decidono di giocare due scommesse coraggiose: la raccolta differenziata porta a porta e il consorzio pubblico dei Comuni.

La prima, dopo due anni di preparativi, parte e va alla grande facendo scattare Colleferro in avanti storicamente non solo dal punto di vista delle percentuali che pure passano dal 15% ad un sensazionale e stabile 70% ma anche da quello di un rinnovato virtuosismo, un imprevisto e dilagante orgoglio civico.

La seconda è una scommessa altrettanto storica. Una decina di Comuni virtuosi nelle pratiche e nei pagamenti decidono di non scappare mentre la nave affonda anzi sostengono Lazio Ambiente e contemporaneamente tentano di dar vita ad una azienda davvero nuova che scarichi in blocco la vecchia dirigenza di Lazio Ambiente e riscuota direttamente la Tari dai cittadini concludendo la vergogna endemica sia a Gaia sia a Lazio Ambiente dei Comuni morosi. Comuni questi ultimi che magari scappano facendo gare d’appalto per i servizi di raccolta e spazzamento che consegnano le comunità nelle mani di privati; privati che nel settore dei rifiuti sono sempre da indagare con oculatezza e che di solito non riassumono i lavoratori assegnati.

Ai Comuni del costituendo consorzio invece, come per ironia della sorte, una parte del Sindacato e tutti coloro che dovrebbero tacere muovono le critiche più feroci in una operazione camaleontica che si basa tutta sulla presunta memoria corta dei cittadini.
Così può accadere che i protagonisti focali delle note disgrazie, i condannati in via definitiva dalla corte dei conti, i registi più o meno occulti della “politica della monnezza” di questo territorio aprano le labbra, muovano le corde vocali o le dita sulle tastiere senza arrossire ma con la faccia di bronzo che gli è congeniale da sempre per dire che tutti i Comuni sarebbero morosi allo stesso modo.
Sarebbe moroso egualmente sia chi non paga da un triennio sia chi non paga da un trimestre sia chi non paga da tre settimane nel tentativo guascone di mettere i Sindaci contro i lavoratori sulla pelle dei quali hanno sempre giocato i soggetti citati poc’anzi; gli stessi che tentano in questo modo di far passare il messaggio che se la loro creatura dovesse fallire di nuovo non sarebbe per responsabilità di chi l’ha riprodotta con gli stessi vizi e gli stessi peccati bensì di color che oggi con fatica difendono in prima linea e come possono la trincea.

Vigliacchi come Cadorna che invece di ammettere i suoi errori di strategia militare dà la colpa ai soldati che indietreggiano tramortiti dopo una Caporetto disfatta né per scelta né per loro responsabilità.

E la colpa ulteriore, ancor più grave di questi Sindaci sarebbe quella di aver manifestato l’8 Luglio con “RifiutiamoLI”, contro gli inceneritori di Colle Sughero. Resta da capire perché sarebbe stata una colpa e non invece un dovere civico e perché, coerentemente con le loro esperienze di vita e con le loro campagne elettorali i Sindaci non avrebbero dovuto manifestare contro la scelta sbagliata di Regione e Comune di Roma riguardo il revamping di quei forni all’interno di un sito di interesse nazionale per l’inquinamento ambientale.
Revamping necessario a risolvere i problemi della Capitale, revamping protagonista di un grande sperpero di denaro pubblico al quale i Sindaci si oppongono perché in conflitto sia con la tutela della salute sia con la scommessa di un consorzio che si propone attore di una gestione virtuosa moderna ed a freddo dei rifiuti del territorio e che tenta di trasformare la “Valle dei Veleni” e la “città della monnezza” nel primo distretto eco sostenibile dell’Italia centrale nell’arco di 10 anni.

Quei Sindaci hanno quindi manifestato a pieno titolo ed assieme alle loro comunità il loro dissenso verso scelte calate dall’alto e contrarie agli interessi del territorio.
Dissenso che non si fermerà ai soli cortei ma giungerà a vincere questa battaglia, quella più importante di tutte.
Gli inceneritori non si revampizzeranno e dovranno soccombere ed essere riconvertiti così da salvare anche le maestranze.

La Regione ed il Comune di Roma dovranno modificare le loro intenzioni dinnanzi alla volontà di una “città presente” che ambisce a divenire “città futura” e di un territorio che ha preso coscienza e si sente unito. Unito per la prima volta forse anche perché amministrato da donne e da uomini con idee e valori diversi, da Sindaci umili abituati all’uso del buon senso per i quali la coerenza e l’onestà intellettuale contano di più della poltrona, da gente che viene dal basso e sa di essere al servizio come sa che essere al servizio significa ascoltare la base, confrontarsi con le parti sociali, tenere la barra dritta, perseguire il bene comune.

Uniti tutte le battaglie saranno vittoriose, intanto “hic manebimus optime” tutti ai nostri posti ci troveranno convinti sempre della forza rivoluzionaria della verità, della sua ricerca e della sua affermazione alla quale in questo mio scritto un po’ lungo ho voluto rendere omaggio prima di ogni altro aspetto.

Affermata la verità, conosciuta la verità, diffusa la verità il resto cade e se lo porta via il vento nobile e schietto della storia, lo stesso che divide gli uomini dai caporali».

F.to Pierluigi Sanna 
Sindaco Pro tempore della Città di Colleferro

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