Colleferro. “Semi di Libertà”. La sfida quotidiana delle donne Afghane. Selay Ghaffar ospite in Aula consiliare [FotoeVideo]

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COLLEFERRO (RM) – “Semi di libertà” è il titolo dell’incontro che si è tenuto nel pomeriggio di ieri, Martedi 13 Ottobre, presso l’Aula Consiliare del Comune di Colleferro, promosso dalle Associazioni “Ponte Donna” e “Socialmente Donna” e che ha avuto quale ospite Selay Ghaffar, una delle icone del movimento democratico e femminista in Afghanistan, direttrice e fondatrice di Hawca – Humanitarian Assistence for Women and Children of Afghanistan.

Selay Ghaffar, in Italia per una serie di incontri ed eventi organizzati su tutto il territorio nazionale da associazioni e gruppi che si occupano di cooperazione internazionale e di diritti delle donne, ha partecipato nella stessa mattinata al Convegno “Voci di Donne che resistono” tenutasi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente della Camera On. Laura Boldrini.

Nel suo intervento introduttivo il Sindaco Pierluigi Sanna ha espresso la sua grande soddisfazione per questa «visita che ci onora e ci emoziona e soprattutto ci porta a riflettere sulla situazione in Paesi dove la democrazia e la pace sono obiettivi ancora da attualizzare».

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Il Vicesindaco ed Assessore alle Pari opportunità e Servizi Sociali Diana Stanzani, visibilmente emozionata, ha espresso «grande soddisfazione per ospitare una personalità di così grande importanza che combatte giorno dopo giorno per il sostegno delle donne afghane e dei loro diritti, quanto mai necessario per uno sviluppo realmente democratico della società afghana».

 

Carla Centioni, Presidente di Associazione Ponte Donna ha quindi presentato la giornalista, esperta di medio oriente Patrizia Fiocchetti, rappresentante del Coordinamento italiano di sostegno alle donne afghane, che ha esposto la triste situazione che vive oggi l’Afghanistan, una situazione peggiorativa per quanto riguarda tutti gli obiettivi annunciati dalla Nato nel 2001. In quattordici anni si sono sprecati miliardi di dollari per una ricostruzione che non è mai stata realizzata, ed una gran parte dei fondi della comunità internazionale sono usati per allargare le basi militari o sono finiti nelle mani dei signori della guerra che oggi siedono in Parlamento. Agghiaccianti le percentuali di vittime civili di una guerra di fatto combattuta, così come le percentuali di donne vittime di stupri o di violenze domestiche, e l’aumento di suicidi tra le giovani, spesso costrette a sposarsi tra i dodici ed i sedici anni.

Selay Ghaffar, sciarpa colorata al collo ed un viso dolcissimo, nel suo intervento accorato, tradotta da Patrizia Fiocchetti a cui è legata da profonda amicizia e da progetti condivisi, ha parlato del suo Afghanistan, della storia delle donne, vittime di violenza, che si rivolgono alla ‘casa protetta’ o ‘shelter’ di Kabul, o che ottengono assistenza psicologica e legale nei Centri di Kabul, Herat e Jallalabad. Sicuramente in Afghanistan c’è un peggioramento della situazione sociale e della sicurezza, la guerra della Nato ha aumentato la miseria, infatti secondo l’Indice sullo sviluppo umano l’Afghanistan è tra i 10 paesi più sottosviluppati, con oltre 20 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e il 60% dei bambini che soffrono di malnutrizione.

Rispetto all’originario obiettivo di portare democrazia, si è creata una spaccatura nel Paese con due Presidenti in continua disputa, non si è realizzato un controllo sul commercio di oppio, anzi la produzione è aumentata ed ora il territorio pullula di raffinerie illegali. L’esportazione di eroina e la corruzione rappresentano le uniche voci in attivo dell’economia nazionale.

Nel Paese ci sono due milioni di tossicodipendenti, tra cui molte donne e perfino bambini. Nei grandi centri si sono create scuole, corsi di formazione, ma solo per giustificare l’occupazione, mentre nei centri rurali manca tutto. La sicurezza non è garantita e le donne, le attiviste, gli operatori delle Ong occidentali e non, corrono tutti grossi pericoli. Basti pensare all’attacco all’Ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz di questi giorni.

Nonostante questa triste situazione Selay Ghaffar si è detta fiduciosa, convinta che libertà, democrazia e parità dei diritti tra uomini e donne, debbano passare attraverso un processo politico del quale sia protagonista il popolo afghano, che deve prendere coscienza di sé e trovare l’unità per intraprendere un’azione che porti alla costituzione di un governo popolare. Solo attraverso questo percorso si potranno poi gettare le basi per uno sviluppo strutturale ed economico del Paese. I sogni e le speranze – ha concluso Selay – sono ancora presenti nei giovani afghani.

Un lunghissimo applauso ha sottolineato le ultime parole di Selay Ghaffar che ha lasciato di corsa l’Aula Consiliare per andare ad allattare il suo piccolo, e questo è stato sicuramente il gesto più dolce e carico di speranza per chiudere l’incontro.

 

Eledina Lorenzon

L’intervento di  Selay Gheffar

 

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