Colleferro. Retuvasa: «Non è obbligatorio affidare a privati la gestione del servizio idrico…»

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COLLEFERRO (RM) – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) a proposito del servizio idrico.

«Apprendiamo con grande soddisfazione la notizia che i rappresentanti della Commissione Europea hanno affermato quanto noi ripetiamo da almeno tre anni: il servizio idrico può essere gestito attraverso enti di diritto pubblico.

Non è quindi obbligatorio affidare ai privati questo servizio essenziale, ma esso può essere gestito da aziende speciali comunali o consorzi tra comuni. E’ la soluzione che proponiamo al Comune di Colleferro da molto tempo soprattutto dopo l’esito inequivocabile dei referendum del 12 e 13 Giugno 2011, forti anche dell’approvazione, il 14 Aprile scorso, della legge n. 5 della Regione Lazio Tutela, governo e gestione pubblica delle acque.

Il ragionamento della Commissione Europea è molto semplice: gli stati nazionali sono liberi di decidere se un servizio di interesse generale – così vengono detti i servizi pubblici – sia di tipo economico o non economico. Quando però si sceglie a chi affidarli, si deve essere conseguenti: se si decide che un servizio è di interesse economico si dovrà necessariamente ricorrere ad una gara per l’assegnazione e si dovranno rispettare tutti i vincoli di libera concorrenza; in caso contrario, ci si può avvalere di enti di diritto pubblico, come consorzi tra enti o aziende speciali, senza obbligo di gara.

La differenza è sostanziale: mentre le società di capitali hanno come scopo principale di fare il maggior fatturato possibile, le aziende speciali hanno come obiettivo l’erogazione del servizio migliore al minor costo possibile.

Attenzione però a non confondere la gestione “in house”, con cui in Italia si definisce quella svolta da enti di diritto privato a totale capitale pubblico – tanto per capirci, l’ex Gaia SpA – e di cui si parla nel succitato articolo, con la gestione per mezzo di enti di diritto pubblico – ad esempio le aziende speciali -.

Per tale motivo abbiamo più volte ribadito la necessità di inserire nello Statuto Comunale il principio che l’acqua non è una merce e che la sua gestione deve essere sottratta alle regole di mercato.

Questo primo passo aprirebbe la via alla ripubblicizzazione del servizio idrico, che a Colleferro è in mano ai privati dal 1997.

A distanza ormai di quasi 20 anni, possiamo senza dubbio trarre le conseguenze della gestione privata. Gli investimenti effettuati, sia rilevanti che poco onerosi, sono stati quasi tutti finanziati da enti pubblici – Comune o Regione -, nonostante la gestione privata fosse stata invocata perché, si diceva, il privato avrebbe avuto soldi da investire mentre le casse degli enti pubblici erano vuote. La rete idrica, bisognosa di cospicue ristrutturazioni, è vecchia e perde acqua in abbondanza (ricordiamo l’abbassamento di pressione nella rete a causa di enormi perdite protrattasi per mesi che è stata risolta dall’intervento di ditte esterne; tra l’altro ci piacerebbe conoscere chi ha pagato questi lavori e quanto sono costati); il sistema di depurazione è al limite della sua capacità ed è in essere un ampliamento.

Anche dal punto di vista economico le cose non vanno meglio. A parte l’impossibilità di sapere quanto paghiamo nel complesso per il servizio, ci sono stati aumenti illeciti perché deliberati dal Consiglio Comunale dopo la loro applicazione, passaggio che deve essere fatto ovviamente prima di applicare le nuove tariffe. Ricordiamo anche le bollette esorbitanti arrivate a diversi utenti con conguagli dal 2002, difficili da verificare.

La lista potrebbe proseguire ma quanto detto basta a capire la necessità urgente di rimettere in mano pubblica questo bene indispensabile alla vita e garantirne una gestione trasparente e partecipata».

 

F.to Retuvasa

 

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