Colleferro. Quando la Terra si ribella: la lezione dei ragazzi dell’Itis “S. Cannizzaro” incanta il Teatro Vittorio Veneto con “La fine del mondo storto”
COLLEFERRO – A volte basta un blackout per riaccendere le coscienze. Lo sanno bene i giovani attori del Laboratorio Teatrale dell’Itis “S. Cannizzaro”, che nella serata di ieri, 25 Maggio, sul palco del Teatro comunale Vittorio Veneto, hanno trasformato un’apocalisse tecnologica in un inno alla vita, alla solidarietà e all’essenziale.
Lo spettacolo “La fine del mondo storto”, liberamente tratto dall’omonimo libro di Mauro Corona, è stato ben lontano da una recita scolastica: una scossa emotiva, un pugno nello stomaco e una carezza, tutto insieme.
L’energia in sala era palpabile fin dalle prime battute. Le luci si sono abbassate su un mondo iperconnesso e frenetico, fatto di notifiche, schermi accesi e vite digitali. Poi, all’improvviso, il silenzio.
La Terra, stanca dell’arroganza umana, decide di spegnere ogni motore. Niente più corrente, niente più smartphone, nessuna rete a cui aggrapparsi. Un gigantesco, catartico “game over” che costringe l’umanità a guardarsi negli occhi, nuda e fragile.
Ed è qui che si è evidenziato il talento degli alunni-attori. Con una maturità artistica davvero sorprendente per la loro età, i ragazzi hanno dipinto sulla scena il disorientamento di una generazione che, privata dei suoi strumenti digitali, si scopre improvvisamente analfabeta nel linguaggio della natura. I loro volti, le voci, i silenzi carichi di tensione hanno raccontato la paura, ma anche la riscoperta di gesti dimenticati: il valore di una parola sussurrata senza filtro, il calore di un aiuto reciproco, la forza di una comunità che si stringe per sopravvivere.
L’aspetto più potente della serata è stato proprio il paradosso messo in scena: il monito sul bisogno di tornare all’essenziale, di rispettare il pianeta e di ritessere legami veri, è stato gridato con forza proprio da chi fa parte della generazione più digitalizzata di sempre. Un grido che, proprio perché arriva da loro, assume un valore profetico e straziante.
I ragazzi del Cannizzaro non hanno finto, hanno vissuto il palco, facendo riflettere un pubblico incollato alle poltrone su temi urgenti come la crisi ecologica e la fragilità di un sistema iper-tecnologico che diamo per scontato.
Dietro questo piccolo miracolo teatrale c’è il lavoro certosino e appassionato di un team docente che ha saputo fondere l’alto valore educativo del testo con il potenziale espressivo degli studenti.
Un plauso va alla regia sensibile e magistrale della Prof.ssa Monica Rosa Fraticelli, che ha guidato i ragazzi con mano sicura, e alle Prof.sse Carla Gaibisso ed Elisabetta Pinchera, che hanno curato il progetto con dedizione e passione.
La loro capacità di trasformare un laboratorio scolastico in una macchina emotiva così perfetta dimostra quanto il teatro sia uno strumento educativo insostituibile.
Alla fine, il Vittorio Veneto si è rivelato con un applauso lunghissimo.
Non era solo un riconoscimento alla bravura del cast e di tutto il team tecnico. Era un grazie per averci regalato, in una fredda sera di provincia, la magia del vero teatro: quella che intrattiene, fa pensare e, forse, cambia un pezzettino di chi guarda.
È stata la prima “standing ovation” di tante per questi ragazzi. Noi ci saremo.
























