15 Maggio 2026
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Colleferro. Inaugurato l’Archivio Storico – Centro di Documentazione intitolato a “Renzo Rossi”. Un altro, succoso, frutto della “Rigenerazione urbana”

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COLLEFERRO – Nel tardo pomeriggio di ieri, 23 Dicembre, ha avuto luogo in Piazza dei Cosmonauti a Colleferro, la cerimonia di inaugurazione del nuovo Archivio Storico – Centro di Documentazione, intitolato al compianto Renzo Rossi.

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E proprio con lo scoprimento della targa di intitolazione – posta sulla porta di ingresso dell’Archivio Storico e coperta temporaneamente dal tricolore – si è aperta una cerimonia il cui ospite d’onore – assente solo fisicamente – era proprio Renzo Rossi.

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Forse per consentire l’immersione anticipata dei visitatori nel “mood” di un archivio storico, al centro della piazza c’era una Plymouth Cranbrook nera degli anni ’50, «Auto d’epoca appartenuta alla moglie di Gerardo Parodi Delfino…».

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Tra i numerosi cittadini intervenuti, erano presenti – oltre al Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, agli assessori, al Presidente del Consiglio comunale Emanuele Girolami ed a numerosi consiglieri comunali – i familiari di Renzo Rossi e la relativa discendenza nonché tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione logistica e documentale della struttura: l’Ing. Mauro Casinelli, l’Arch. Luca Calselli, l’Arch. Emanuela Mentuccia fino all’archivista comunale Roberta Bruno, che ha raccolto tutto il lavoro svolto in questi anni.

Dopo lo scoprimento della targa, si è aperta la porta d’ingresso dell’Archivio Storico e, prima di entrare nei locali che custodiscono la breve ma ricca storia della città, il Sindaco Sanna e la figlia di Renzo Rossi, Agnese, hanno tagliato il nastro tricolore inaugurale retto dai nipotini di Renzo e dalla figlia del sindaco.

Un piccolo ingresso precede l’accesso vero e proprio all’archivio: una porta con sopra un tabellone più grande della targa esterna: Archivio Storico – Centro di Documentazione “Renzo Rossi”.

Varcandola si accede quindi all’interno dei locali che ospitano l’archivio.
L’ambiente è moderno, minimale, con un soppalco che divide orizzontalmente la cubatura.
Sulla parete a sinistra ci sono istallati due proiettori che illuminano, sotto di loro, un grande schermo interattivo formato 3:1, sul quale scorrono immagini relative al sito web dell’archivio e poi un video commemorativo con foto in bianco e nero scattate e/o raccolte da Renzo Rossi e dal figlio Matteo, oltre ad un estratto di un intervista a Renzo Rossi inserita nel documentario “Colleferro ’38” di Michela Micocci.

Al piano soppalcato c’era la mostra fotografica “Casa dell’Uomo”, curata da Giorgio Negrin. La mostra, ancora omaggio alla memoria di Renzo Rossi, è costituita da immagini che raccontano la vita della comunità colleferrina con scorci che evocano atmosfere passate particolarmente suggestive.

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Ad aprire gli interventi è stata l’archivista comunale Roberta Bruno che tra l’altro ha letto uno scritto di Renzo Rossi, risalente al 2006, non quale, a tutti gli effetti, venivano lanciate le basi per la realizzazione della struttura inaugurata ieri: «… Questo gusto della conservazione, questo desiderio di recupero e di sistemazione non sono altro che il concetto embrionale di un archivio. A Colleferro, che ha da poco toccato i 70 anni dalla sua fondazione, c’è la necessità di realizzare un archivio della memoria, per evitare che vadano dispersi tanti tasselli che compongono il mosaico della nostra storia…».

Non poteva sapere, Renzo, che stava in effetti esprimendo una “volontà testamentaria”…

A seguire è intervenuto l’Ing. Casinelli che ha voluto ricordare gli innumerevoli incontri con Renzo Rossi «per cercare di capire come realizzare questo spazio» e ha sottolineare lo stato in cui versavano quei locali prima degli interventi di bonifica e di restauro per i quali sono stati necessari due diversi finanziamenti…

«Questo luogo – ha affermato l’Arch. Calselli – è la sintesi, il compendio di un lavoro che è durato tanti anni… Le grandi idee nascono dal cuore. E allora ricordo, e qui ci ritrovo, quel cuore che aveva Renzo Rossi per Colleferro, ritrovo il cuore del sindaco Sanna quando parlavamo di Colleferro che poteva diventare un’altra cosa, la prima Città della Cultura del Lazio. Sembrava assurdo, no? Quel cuore lo ritrovo qui. Quel progetto parlava di una comunità che doveva recuperare consapevolezza sulla bellezza della città e qui c’è anche il mio cuore, perché è stato un progetto visionario, bello, su cui abbiamo tanto lavorato e qui è racchiusa la sintesi di tutto quel lavoro fatto anche grazie alla collaborazione dell’Arch. Mentuccia…».

Particolarmente accorato è stato poi l’intervento di Patrizia Lunghi, moglie di Renzo: «Questa sera è molto difficile. Non è una gioia ovviamente, perché Renzo non c’è…
Questo sarebbe stato il suo momento, un momento che desiderava da tanti anni. Voi adesso vedete l’opera compiuta, ma Renzo praticamente ha dedicato tutta la sua vita a raccogliere documenti materiali.
Era un “accumulatore seriale” come si diceva lui.
Da tanto tempo ipotizzava questo centro di documentazione. Ha cominciato ad accumulare materiali di Colleferro penso da quando ha cominciato a lavorare al comune era il 79. Ho memoria delle sue prime foto relative a Colleferro con la prima mostra dell’artigianato. Da lì ha iniziato a scattare. Ricordo Renzo in tante altre maniere, ma voi tutti lo ricorderete con la macchina fotografica al collo che come un prezzemolo, era presente in tutte le manifestazioni…
Diceva di aver raccolto nel suo archivio più di 17mila foto che vanno dal 1920 circa fino ai nostri giorni, ovviamente quelle del 1920 non sono le sue, ma le ha recuperate dalle varie famiglie di Colleferro, stimolandole a raccoglierle, a portarle qui perché è una memoria storica, la memoria viva della città.
Renzo il centro di documentazione l’ha sempre desiderato, l’ha implorato per anni, poi ha trovato Pierluigi che l’ha supportato e sopportato.
Dal primo centro con la Collezione Cremona, fino a questo luogo…
Ricordo quando entusiasta mi ha preso la mano e mi ha portato qua dentro. Mi diceva di fare attenzione, Infatti era un locale ingombro di masserizia… Io non vedevo niente. Vedevo soltanto una accozzaglia di roba e lui invece già vedeva tutto. Vedeva il soppalco, gli scaffali e quindi mi ha illustrato dettagliatamente come sarebbe dovuto essere e adesso è così, come lo voleva lui…
Vi dico soltanto grazie per quello che avete fatto per Renzo, grazie a tutti…».

Poi a parlare è stato Matteo Renzi: «Sono nato a Colleferro, ma l’ho lasciato da ragazzo. Nonostante ci sia nato, ho imparato a conoscere e amare Colleferro col tempo, da grande, non perché ci sono nato, ma perché l’ho scoperto passo passo, ogni volta che tornavo a casa.
Ogni volta «Matteo, vieni ti faccio vedere una carta, ti faccio vedere una foto, una cartolina, un documento,…». Ogni volta era un tassello in più nell’archivio e piano piano ho scoperto un paese che non conoscevo una storia che non avevo mai visto prima di cui non avevo idea quando ci abitavo.
Ed è veramente con grande piacere che vedo tutto questo lavoro, tutto questo archivio, realizzato in qualcosa che io desideravo tanto. Io spero – come per me quello è stato un percorso di crescita che mi ha avvicinato al mio paese di nascita, a conoscerlo, ad apprezzarlo – che possa essere lo stesso per tanti altri che magari sono già qui e non lo conoscono abbastanza e tutti quelli dopo di noi che verranno, che potranno non solo apprezzare meglio il posto in cui sono cresciuti, ma anche la persona che c’era dietro a tutto questo lavoro.
Ringrazio tantissimo il sindaco e l’amministrazione. È bello vedere che dopo tanti anni, tante cose, tanti semi che lui ha seminato, stanno germogliando.
Oggi per la prima volta, dopo qualche mese che mancavo, ho attraverso la Via Romana. Era un altro sogno che aveva… Grazie mille».

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Il Sindaco Sanna ha annunciato subito che il suo intervento sarebbe stato lungo…
«Ringrazio la famiglia di Renzo perché se la memoria di Renzo può essere coltivata è perché essenzialmente la famiglia è contenta di questo percorso che la città fa e che continuerà a fare ancora per tanti anni.
Ringrazio Patrizia per quello che ha detto, e anche con te (Matteo), anche se ci vediamo poco, sento una certa affinità, di te mi ha parlato continuamente…
Poi ringrazio la Giunta, perché la Giunta ha creduto in questo progetto, in particolare Sara Zangrilli.
Questo progetto fa parte di una serie di progetti che noi abbiamo finanziato con la rigenerazione urbana e avete visto dalle immagini che proprio di rigenerazione urbana possiamo parlare e quando iniziammo a lavorare su questi ambienti, qualche anno fa, la situazione qui era una situazione di degrado assoluto che è stata recuperata prima con la Biblioteca, poi con Piazza dei Cosmonauti, oggi con l’archivio storico, il centro di documentazione Renzo Rossi e – incrociamo le dita – fra qualche giorno ci potrebbe essere anche la notizia del finanziamento del piano di sopra…
Poi ringrazio il Consiglio, il Consiglio passato e quello attuale, ci sono tanti consiglieri, ho visto il Presidente del Consiglio Comunale, perché il Consiglio ha tenuto particolarmente che l’ufficio tecnico arrivasse qui prima che ogni altro cantiere della rigenerazione, questo è il primo cantiere della rigenerazione che noi inauguriamo.
Ci sono tante coincidenze che fanno pensare ad un percorso lineare, invece è stato un percorso tanto tortuoso…».
Il Sindaco ha ripercorso poi la storia delle “migrazioni” dell’archivio storico dal Museo Marconiano, all’idea della Villa di Via Gramsci dove invece andrà la stazione di posta del Piano di Zona.
«Forse questo era nei progetti, che l’archivio dovesse venire qui, dovesse venire a fianco alla biblioteca.
Stamattina ho pensato se preparare o no un discorso, ma poi alla fine mi son detto che il flusso di coscienza in questo caso sarebbe stato il migliore discorso, per questo ringrazio tutti i dipendenti comunali che hanno collaborato a vario titolo a questa apertura…

Sui tavoli vedrete, quando concluderemo, tante carte, tanti documenti molto belli. Su, nel soppalco, vedrete la mostra di Negrin, che ha lavorato alacremente in questa settimana. Io lo ringrazio perché è uno dei tanti volontari che partecipa a questa storia che, come quella dei rifugi, non è finita, ma continua sulle gambe di altri. Penso sia la più grande soddisfazione.

Io sono stato un vero cretino quando non ho capito la fretta di Renzo. io ero a volte anche irritato: l’ho sempre ascoltato, gli ho sempre dato carta bianca e gli ho sempre fatto fare tutto. Perché sapevo che quello che mi chiedeva era giusto. Però negli ultimi tempi aveva una fretta addosso che certe volte non mi spiegavo. «Dobbiamo correre, dobbiamo correre… » e io gli dicevo: «Renzo, ora sei andato in pensione piano piano, farò il sindaco fino al 2025-2026 non ti preoccupare che ce la facciamo a fare tutto…

E invece quella fretta, era una fretta che uno di 34-35 anni non poteva capire… Ho capito soltanto dopo… Sono stato un cretino a non percepire che quella fretta aveva una motivazione intrinseca.
Però abbiamo fatto tutto lo stesso.
Nessuno credeva che Colleferro potesse essere la prima città regionale della cultura, e invece lo siamo stati lo siamo stati anche grazie al grande lavoro di Renzo.
In questo luogo ci sonno migliaia e migliaia e migliaia di foto, decine e decine di volumi rilegati di giornali.
Ma le fotografie, inutile dirvelo, sono stupende.
Ci sono le fotografie dei fondi familiari ma ci sono le fotografie che abbiamo ricevuto in consegna ad Ovada…
Ci andammo con Renzo e con il vigile urbano…
La sera stessa il sindaco, con me, firmò un atto in cui mi consegnava il materiale in custodia, ce l’abbiamo in custodia noi quel materiale…
Non mi ha mai chiesto mille lire di rimborso, questo lo dico sempre io, mai, manco per il caffè e penso che un po’ di soldi ce l’abbia pure rimessi perché quando non riusciva a farsi regalare le cose, le comprava a vario titolo poi non mi aspettava se io non riuscivo a fare un impegno di spesa con l’economo faceva lui poi era un macello…

Il grande talento di Renzo era questo: coinvolgere e convincere le persone.
La custodia di questo luogo, come la custodia dei Rifugi, della Biblioteca, del Museo Archeologico, non è una custodia che poggia sulla sabbia, ma è una custodia che poggia sulla roccia.
Perché abbiamo dei funzionari comunali – noi siamo l’unico comune di questa provincia che continua ad assumere funzionari del settore culturale – all’altezza di farlo avendo noi scelto la gestione pubblica di queste cose, una gestione competente di chi ha passato una vita, come Roberta, a studiare come si fa a conservare le carte…

La più grande forma di immortalità che si può regalare su questa terra penso sia quella di un segno che rimane al di là della conclusione del nostro percorso terreno nelle cose, nei luoghi e nelle persone.
Questa è una cosa che rimane in un luogo che è stato per tanti anni un luogo di studio, un laboratorio dei ragazzi che studiavano qui al professionale, in questi ambienti c’erano i laboratori dell’Ipia.
È un luogo che torna ad essere un luogo per i ragazzi. Il laboratorio del vecchio Ipia è biblioteca, è archivio, è il centro di ricerca e poi è un luogo di conservazione della memoria e noi diciamo di essere una comunità che ama solcare le orbite, nessuna comunità imbocca volontariamente senza pericolo il mare aperto, senza avere grandi e pesanti ancore sulla propria imbarcazione, le ancore servono come servono le radici alle piante, servono soprattutto quando si è particolarmente giovani.

Ci avviamo al novantesimo… Novant’anni per una città non sono niente. Intorno a noi ci sono comunità che hanno millenni di storia, e proprio in virtù di questa nostra forma di freschezza, potremmo dire che novant’anni sono il proemio alla storia di questa comunità, che spero duri novecento anni e anche di più, o 9mila, decidiamo quanti ne vogliamo augurare, penso che sia giusto in questo proemio riassumere la storia dei 90 anni e qui ce n’è anche di più, perché si inizia addirittura dagli anni 10 del secolo, dagli anni dello zuccherificio, dagli anni in cui Colleferro ancora non era fondata…».

(fotoservizio in collaborazione con Eledina Lorenzon)