Colleferro. Inaugurati i locali dell’ex Direzione Bpd che diventano di proprietà del Comune ed ospiteranno l’Aula Consiliare

Nola Ferramenta outfitNola Ferramenta outfit

COLLEFERRO – Nel pomeriggio di ieri, 30 Maggio, simbolicamente, e nella realtà, Colleferro ha vissuto uno dei momenti più importanti della sua storia: la sede dell’ex Direzione della Bpd è diventata di proprietà del Comune, e l’Amministrazione comunale del Sindaco Pierluigi Sanna ha disposto che diventasse la nuova sede dell’Aula Consiliare.

Farmacia Comunale Colleferro ScaloFarmacia Comunale Colleferro Scalo

All’inaugurazione dei rinnovati locali dell’ex Direzione Bpd, erano presenti numerose ed importanti autorità: il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, il Vicario Generale della Diocesi Velletri-Segni Mons. Franco Fagiolo, il Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Velletri Giancarlo Amato, il Senatore Giorgio Salvitti, il Generale Enzo Vecciarelli, il Dirigente del locale Commissariato di P.S. Rita Sverdigliozzo, il Comandante la locale Compagnia Carabinieri Cap. Vittorio Tommaso De Lisa, il Comandante la locale Compagnia GdF Cap. Alessia Mazzaferri, l’Ispettore Superiore Polizia del Commissariato di Colleferro Antonio Rossi, il Comandante la locale Stazione Carabinieri M.llo Antonio Carella, il Comandante del Distaccamento dei VVFF Colleferro Claudio Babbo, la Comandante della Polizia Locale di Colleferro Antonella Pacella, il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Alessandro Panci, il Parroco della Chiesa Madre di S. Barbara Don Marco Fiore, Mons. Luciano Lepore.

A fare “gli onori di casa” c’era la compagine amministrativa della città, ad iniziare dal Sindaco Pierluigi Sanna, con il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami, il Vicesindaco Giulio Calamita, gli Assessori Sara Zangrilli, Marco Gabrielli e Diana Stanzani, il Segretario Comunale Ciro Ramunni nonché i Consiglieri Comunali di maggioranza e di opposizione.

Ecoerre-Poliambulatorio_SpecialisticoEcoerre-Poliambulatorio_Specialistico

All’ingresso del Palazzo di architettura razionalista dell’ex Direzione Bpd – dopo aver “superato” il servizio d’ordine degli agenti della Polizia Locale e dei volontari della Protezione Civile – Giorgia Coratti della Segreteria del Sindaco ha dato il benvenuto a tutti salutando e presentando le Autorità intervenute.
Subito dopo il Sindaco Pierluigi Sanna ha accompagnato il Prefetto di Roma Lamberto Giannini in una breve visita all’interno del Sacrario per poi vivere un momento di raccoglimento in memoria di quei defunti e procedere alla benedizione impartita da Mons. Franco Fagiolo.

Il tradizionale taglio del nastro è avvenuto ai piedi della scala che conduce al primo piano dell’edificio dov’è stata realizzata l’Aula Consiliare.
Il filare delle autorità ha poi iniziato a salire e, giunto sulle rampe laterali della scala – che dopo il primo pianerottolo si divide in due – il Sindaco, il Prefetto, il Procuratore Capo, l’Assessore Zangrilli e rappresentanti di Avio, hanno scoperto due grandissimi e meravigliosi arazzi donati da Avio.

Dopo una breve pausa nel corridoio davanti ad un monitor – sul quale scorrevano fotografie in bianco e nero, d’epoca e non, degli interni del palazzo – gli intervenuti hanno preso posto all’interno dell’Aula Consiliare.
Le suppellettili dell’Aula consiliare che erano nella vecchia sede, sono state sapientemente risistemate nel nuovo locale. Le sedie per il pubblico – una cinquantina – sono trasparenti e contribuisco ad “allargare” lo spazio, almeno quello visivo, comunque più ampio del precedente.
Solo la fotografia del Presidente della Repubblica non ha ritrovato la solita collocazione alle spalle del Presidente del Consiglio Comunale, dal momento che al posto della parete in muratura vi è un’ampia porta vetrata scorrevole…

Subito dopo gli inni d’Italia e d’Europa – cantati dal vivo – ad aprire gli interventi è stata l’Assessore al Patrimonio Sara Zangrilli che brevemente ha narrato la storia che ha portato dalla data dell’esproprio (il 4 Dicembre 2022) fino all’inaugurazione: «Una grande sfida perché, devo essere sincera, i lavori hanno rispettato tutte le tempistiche che avevamo prefissato. Abbiamo pensato di inaugurare in questi giorni e siamo riusciti a farlo. Per questo dobbiamo assolutamente ringraziare tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto. Come potrete vedere, magari dopo avrete modo di fare i due passi, la ristrutturazione ha riguardato soprattutto, la cosa che ci premeva di più, essendo un luogo che ospiterà l’aula consiliare, l’abbattimento delle barriere architettoniche.
È stato realizzato un ascensore ed i servizi sono stati ristrutturati sempre nell’ottica dell’abbattimento delle barriere architettoniche, che è qualcosa su cui con l’assessore Diana Stanzani stiamo lavorando in tutti gli immobili di proprietà del Comune.
Questo luogo è stato completamente ristrutturato dal punto di vista impiantistico. Dal punto di vista estetico, la cosa più importante – in cui ci ha guidato la Soprintendenza nella persona della Soprintendente Lisa Lambusier che ringrazio – è stata quella di ristrutturare, ma lasciando intatta quella che era l’identità storica. Quindi lasciando inalterato l’edificio come si presentava storicamente. Potete vedere ad esempio gli infissi, non sono stati cambiati, sono stati effettuati solo piccoli lavori di manutenzione. Ulteriori lavori futuri verranno effettuati sempre in questa stessa ottica.
Questo luogo insieme al cantiere del Castello e al suo parco sicuramente sono luoghi identitari per la città, sono i due luoghi che ci riportano al passato ma che ad oggi saranno fruibili nel presente e quindi rappresenteranno anche il nostro futuro.
Tanti sono i cantieri aperti in città, nel settore degli impianti sportivi, il terzo piano dell’edificio dell’Auditorium, lo stesso Castello…, ma questo sicuramente è l’immobile che – tornando di proprietà pubblica – ci emoziona di più e credo che ne sia una dimostrazione il fatto che oggi questa sala e anche la sala in fondo sono piene di persone».

Dopo i ringraziamenti ai presenti ed a quanti hanno contribuito alla realizzazione del progetto, la parola è passata al Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami che ha dato lettura ad un testo inviato dalla Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti, Lisa Lambusier, impossibilitata a partecipare all’evento.

«È con grande rammarico che non posso oggi essere presente in questa rilevante giornata. Saluto tutti voi presenti.
Oggi si presenta un importante restauro che testimonia la forte sensibilità con la quale passo dopo passo si recupera la storia e l’identità di questa città in un consapevole e valorizzante processo di trasformazione.
Grazie di cuore al Sindaco Pieluigi Sanna, che animato da una illuminata visione futura di questa città, con coraggio persegue operazioni di recupero, rifunzionalizzazioni e valorizzazione capaci di restituire parti di celate identità in una costruttiva modifica contemporanea di riutilizzo così da concorrere ad un processo di sensibilizzazione, rilettura e conoscenza delle radici culturali e storiche di questa comunità.
L’edificio che da oggi ospiterà la sede del Consiglio Comunale, ha rivestito nella storia della città una rilevante importanza e ha caratterizzato una parte di sviluppo del suo impianto urbano.
Costruito tra il 1935 e il 1938 è stato sede della Direzione Generale della Società Bombrini Parodi Delfino, società che ha generato la nascita e la crescita urbana di Colleferro, a partire dal primo villaggio operaio del 1913/1934, sviluppatosi attraverso il Piano di Morandi degli anni Trenta e il secondo sviluppo, sempre con progetto di Morandi, del primissimo dopoguerra a partire dal 1945.
L’edificio che oggi viene inaugurato non è dunque solo un importante esempio ben conservato di architettura razionalista, ma viva testimonianza della storia e della identità di questa città, non solo relativa al suo sviluppo urbano ma soprattutto sociale. L’edificio infatti ospita la sede del Sacrario del 1938, testimonianza della più grande tragedia operaia che ha scandito la nascita e l’evoluzione dell’industria di Colleferro.
Gli interventi sulle architetture di questo periodo sono estremamente delicati, perché sono architetture caratterizzate dall’avere la forma coincidente con la struttura, ed essere progettati e disegnati nei più minimi dettagli; la progettazione interessava non solo l’organismo architettonico, ma scendeva nei disegni di dettagli degli spazi interni, fino ad arrivare alla progettazione spesso degli arredi.
Il recupero che oggi viene inaugurato si è mosso con il corretto approccio metodologico, partendo da una profonda e attenta conoscenza del processo progettuale originario ed accostandosi con le dovute trasformazioni per la rifunzionalizzazione attraverso operazioni di attento recupero e delicate e sensibili progettazioni delle aggiunte che non alterano minimamente l’armonia architettonica dell’originario progetto.
Ringrazio l’amministrazione, nella figura del sindaco, per avere voluto ridare vita a questo monumentali spazi, nella corretta consapevolezza che il migliore metodo per la conservazione delle nostre architetture passate sia il loro utilizzo attraverso interventi di recupero capaci di raccontare il nostro passato aumentandone così conoscenza e senso di appartenenza».

È stata poi la volta del Prefetto di Roma Lamberto Giannini: «Questo è un momento estremamente importante per questa città, sono lieto di esserci e penso che sia veramente un momento storico quello di unire un edificio che caratterizza così fortemente un’identità cittadina che nasce con questa fabbrica nel periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale, quando c’erano delle necessità importanti di costruire una fabbrica di armamenti lontano dal fronte che poteva svilupparsi e si è dato vita ad una grandissima impresa industriale.
Un’impresa industriale che è stata caratterizzata da tragedie grandi e adesso con questo ritorno della cittadinanza e con questo restauro c’è una unione, a mio avviso, importantissima tra quelli che erano i cittadini di ieri, molti dei quali si sono sacrificati e hanno perso la vita e i cittadini di oggi, tutti però coesi in un’attività di sviluppo, in un’attività di convivenza civile anche con valori importanti, importantissimi.
E io questo l’ho riscontrato a Colleferro perché è circa un anno che sono Prefetto della Provincia di Roma ed è la seconda volta che vengo a Colleferro. L’altra è stata l’inaugurazione di una piazza per Willy, quel ragazzo che ha perso la vita in maniera così importante. Però poi c’è una caratteristica che unisce tutti i cittadini di Colleferro, che io sto notando, quella di ripartire dal ricordo, di ripartire da onorare delle vittime innocenti per dare vita a qualcosa di bello e così come è bellissima quella piazza, è anche bellissima questa sala, sono belli questi luoghi che stanno intorno ed è anche molto significativo come verrà utilizzata: la vita politica della città, la vita amministrativa, ma anche i matrimoni, la cultura, le feste.
Ecco, io penso che questo sia molto importante e molto bello. Faccio i complimenti all’Amministrazione comunale, al Sindaco e a tutte le persone presenti, me soprattutto a tutta la cittadinanza di Colleferro perché quando c’è la spinta a fare cose così belle, significa che c’è molto valore identitario e molto amore per il posto dove si vive. Grazie».

Dopo il Prefetto è intervenuto il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna che ha salutato le Autorità presenti e tutti gli intervenuti.
«… Nelle “Città Invisibili” Italo Calvino afferma che “una città prende la forma nel deserto a cui si oppone”, beh effettivamente se pensiamo al deserto che qui deve essere stato riconoscibile all’inizio del Novecento e poi pensiamo alla bellezza che le donne e gli uomini di questa comunità operosa ed operaia hanno lasciato a noi abitanti di questo presente, speriamo anche un prossimo futuro, beh non possiamo che dire che la forma presa da Colleferro, opponendosi a quel deserto sia stata una forma che a noi fa sentire orgogliosi figli di quanto siamo stati e di quanto siamo ancora oggi.
In tanti ci hanno chiesto come si chiamerà questo luogo.
Era una domanda che non ci siamo posti, e le domande che non vengono spontanee probabilmente sono sbagliate.
Perché sarebbe sbagliato cambiare il nome di questo luogo. Questa era, è e rimane la Direzione, perché Direzione deriva dal latino directio.
Ed è, a prescindere da chi in quel momento storico guida qualcosa, un ottimo strumento, un’ottima condizione, un ottimo stato fisico.
Perché significa che c’è qualcuno che guida, che dirige e che sovraintende alla vita della comunità. Triste è la comunità che non ha una direzione e una direzione in quegli anni fu data in maniera monumentale come avete visto dai marmi, dai legni, da queste volte monumentali che sono quelle originali e da tanti altri aspetti, dalla luminosità di questo edificio, che non poteva che essere utilizzato oggi, in questo nostro presente, per ospitare il Consiglio Comunale.
Perché il Consiglio Comunale, eletto dal popolo, secondo i principi democratici che ci contraddistinguono e che ci guidano e ci ispirano, è il luogo è l’assise che dà la direzione alla città di oggi e alla città di domani e ben si coniuga a convivere, come ha detto Sua Eccellenza prima, con il Consiglio Comunale, l’arte, la conoscenza che è qui oggi rappresentata dalle mostre in allestimento che verranno inaugurate domani e di cui hanno parlato il Sole 24 Ore, l’Ansa nei giorni scorsi, perché fanno parte del Festival Internazionale di Fotografia che qui ospitiamo per la prima volta e per questo ringrazio il Presidente dell’Ordine degli Architetti che con la sua presenza impreziosisce, e di molto, questo nostro pomeriggio e per questo sta bene qui anche l’Università ed è giusto – saluto i professori che ho visto numerosi, i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado – ma soprattutto l’Università che ha dato negli ultimi anni a Colleferro una ventata di freschezza, che ha dato ai nostri luoghi, Signor Procuratore a quella bella piazza, che abbiamo inaugurata alla sua presenza, una forte schiera di ragazze e di ragazzi che arrivano qui da tutta Italia perché l’Università pubblica della nostra Repubblica offre loro un percorso di vita e di studio dignitoso, utile e apprezzato per entrare con la schiena dritta nel mondo dei grandi, nel mondo degli adulti, nel mondo che contraddistingue chi in questo Paese lavora, produce e genera sviluppo e progresso.
È vero quello che ha detto la Soprintendente nella sua lettera. Il tutto era stato pensato già nel 1935. Ma se andiamo a vedere bene le carte – non posso che ringraziare i tanti giovani tecnici che hanno approfondito la storia della città morandiana e nello specifico di questo palazzo – dobbiamo dire la verità.
E cioè che è stato tirato su in quattro mesi, tra la fine del 1937 e l’inizio del 1938. È stato tirato su in quattro mesi, in un momento storico nel quale si respirava un’aria amara, l’aria della percezione che la guerra poteva scoppiare da un momento all’altro. Un’aria che impedì a Parodi, al senatore, di assecondare in tutto e per tutto il genio di Morandi, che tante altre volte aveva secondato.
Non si trovava il ferro. Guardate com’è la storia, senza scomodare Vico, ai suoi corsi e ricorsi. Non si trovava il ferro e quindi la gabbia bella, monumentale, in cemento armato precompresso che Morandi aveva immaginato, non era possibile perché in quattro mesi il ferro non si sarebbe stato trovato da nessuna parte.
E la Direzione in questo luogo modificò il progetto di Morandi che immagino non avrà gradito e lo riadattò ai blocchi di cemento forato e precompresso che il cementificio faceva proprio su commissione della Bpd. Una storia di intrecci, di geni, di fatica e di lavoro che plasma una comunità nuova, la plasma bella, la plasma utile, la plasma nobile, la plasma monumentale.

E quel progetto cambia la direzione della città stessa, cambia la vita delle donne e degli uomini che qui hanno lavorato, che qui hanno ascoltato e pianto il boato prima e i morti dopo in quella mattina del 29 Gennaio del 1938. Certo qui si deve essere avvertito imponente lo scopo che è stato avvertito in tutti i paesi vicini e che è avvenuto a due passi da qui, nel luogo che tutti i colleferrini conoscono e che visitano il 4 Dicembre.
Uno scoppio che ha segnato la storia d’Italia al punto tale da generare la prima legislazione italiana sul contenimento degli incidenti e dei rischi dovuti alla lavorazione dell’esplosivo proprio nel 1938. Uno scoppio che ha fatto decidere all’epoca la Direzione di collocare qui al pian terreno il Sacrario che abbiamo visitato poco fa e al quale abbiamo reso omaggio per ricordare all’epoca i caduti del 1929 e quelli del 1938, oltre 60, che in quella occasione terribile, sottoposti alla pressione dello sforzo bellico, entrarono nelle due fasi all’interno dello stabilimento.
La prima, quella delle 7 e 55, che per noi con i fiorini è riconoscibile. Ogni volta che entriamo a Santa Barbara, ogni volta che vediamo la grande pala d’altare del Mazzacurati, vediamo ai piedi di quella palla quell’orologio, disegnato con le piccole listarelle del mosaico di uno dei più grandi mosaicisti italiani del Novecento. E in quell’ora, disegnata, ferma, alle 7 e 55 noi ricordiamo il primo degli scoppi, quello che venne generato dall’imperizia di quei due poveri operai a cui nessuno aveva spiegato, che era sconsigliabile utilizzare gli arresi di ferro in una fabbrica di esplosivi.
E poi il secondo, quello che genera il dibattito tra i dirigenti, tra Don Umberto che racconta in quel libro in maniera stupenda gli episodi, tra il direttore della fabbrica dell’epoca, che deve essere stato coraggioso e combattuto, in un dibattito che alla fine sfocia in una buona intenzione, quella di entrare per soccorrere. Gli ingegneri si dividono in due gruppi, alcuni dicono non entriamo perché arriverà il peggio, altri dicono entriamo, ci sono i feriti da soccorrere.
Arriva la seconda ondata, quella che fa più morti, quella che non lascia scampo a nessuno, quella che fa sparire i corpi al punto tale da essere costretti ad incidere i nomi nel marmo affinché ai familiari rimanesse un minimo di memoria.
Una memoria dolorosa che non si è fermata il 29 Gennaio del 1938 ma che è continuata, ed è durata fino ai giorni nostri, fino a Pignalberi, fino a Sinibaldi che ricordiamo con grande dolore perché sono caduti sul lavoro dei nostri giorni, dei nostri tempi.

Una storia che è quella della città del lavoro, come la definì Paolo VI in quella storica visita del 1966, mentre era diretto a Carpineto Romano per ricordare Leone XIII. Paolo VI anticipò qui il discorso che poi avrebbe fatto a Taranto e il discorso che poi avrebbe ripetuto nell’apertura più grande fatta nel novecento al mondo del lavoro e dei lavoratori in generale. E non fu l’unico come abbiamo detto all’inizio, oltre a lui il presidente Segni e tanti altri personaggi importanti che visitarono Colleferro, ci lavorarono, pensiamo a Cesare Romiti, ci passarono perché magari la propria famiglia lavorava nello stabilimento, pensiamo a Zavattini.
Vennero perché l’arte li spingeva a venire da queste parti, pensiamo a Manfredi, a Mariangela Melato, al film “Lo chiameremo Andrea”, il primo film italiano che pone l’attenzione del nostro popolo ai temi della sostenibilità ambientale applicata al mondo del lavoro; a Sordi e a tanti altri.
Questo luogo c’era già. Ogni volta che la città ha avuto momenti buoni, momenti meno buoni, questo luogo c’era già. C’era già un luogo destinato ad imprimere la direzione.
Questo luogo deve essere stato un luogo di tumulto nel marzo del ’50, nei giorni dell’occupazione di fabbrica, probabilmente il più grande cortocircuito fra la dirigenza e le masse delle lavoratrici e dei lavoratori.
Questo luogo è un luogo simbolo.

Oggi si celebra il passo che la comunità compie per rientrare in fabbrica. Orazio avrebbe detto “hoc erat in votis”, questo era nei nostri desideri, nei nostri sogni, probabilmente era nei progetti di tante donne e di tanti uomini che si sono impegnati per rendere Colleferro migliore. Da una vita, in fabbrica entrano le persone e escono a fine turno.

Non era mai capitato invece che in fabbrica entrasse la città.
All’interno dei cancelli la città è sempre stata, diciamo così, un alter ego. È vero che siamo un po’ come le vigne di una volta, noi alla fabbrica sembriamo come la vite che cresce intorno al frassino, siamo vissuti in simbiosi sempre, ma è vero anche che siamo stati gelosi gli uni con gli altri dei reciproci spazi.
Questo invece è un passo diverso, non c’è gelosia dei reciproci spazi ma la città entra in fabbrica, la comunità entra nella Direzione e diventa essa stessa direzione dell’oggi e del domani. Questo è il primo dei passi, il secondo sarà sempre quest’anno, Dio piacendo, la via romana, e poi numerosi altri che abbiamo concordato, che abbiamo studiato, che abbiamo messo a punto insieme ad Avio, insieme a Secosvim. Noi siamo a questo punto protagonisti di un momento di cambiamento.

Un momento di cambiamento che imprime alla città un mutamento positivo perché al contrario di tante altre città industriali, Colleferro non è diventato un deserto ed oggi non c’è un deserto a cui doversi opporre, ma Colleferro ha trovato una sua strada, una strada di rigenerazione , una strada fatta di ricerca, una strada fatta di sviluppo, una strada fatta di progresso scientifico e di aumento della conoscenza che ci porta e ci colloca all’interno di uno scenario europeo – io quest’anno faccio il Vice Presidente della CVA, il mio Presidente, il Sindaco di Siviglia che immeritatamente rappresento – in un presente di cui siamo naturalmente artefici ma che ci colloca e ci rende importanti sullo scacchiere nazionale e addirittura internazionale.
Io poi voglio dire, mi sento un po’ concludendo l’intervento, anch’io mi sento un po’ alla fine della corsa, però era importante che la comunità avesse la possibilità di continuare, a prescindere dalle persone, il proprio cammino e di trovare in un luogo preciso la sua direzione.
Non si cambia Aula consigliare tutti i giorni, probabilmente s’è cambiata l’aula consigliare dalla Liberazione a oggi una volta sola, perché una volta stava in una cameretta all’ultimo piano del Comune e poi, diciamo così, con qualche politica un po’ azzardata dal punto di vista artistico, il Palazzo Comunale si è trasferito al piano di sotto.

Oggi invece le cose cambiano e le cose cambiano non per noi, ma per coloro che verranno e a cui lasciamo una, diciamo così, predisposizione ad affrontare il domani un po’ più forte, un po’ più solida. I colleferrini direbbero “un po’ di cemento” perché noi siamo particolari da questo punto di vista, non abbiamo una caratteristica enogastronomica, ma abbiamo caratteristiche più pesanti, più solide e più tipiche del secolo breve, del secolo che però ci ha dato la vita e che ha impresso un marchio positivo ed indelebile alla nostra storia, al nostro domani, e a quello che verrà dopo.
Grazie davvero a tutti perché questo è un giorno importante, un giorno che lascia qualcosa alle persone che amano la nostra città e che regala alle persone che non ci conoscono e che vogliono invece conoscerci meglio, un saluto affettuoso, accogliente, sorridente, umano, che di questi tempi non fa affatto male, e soprattutto, diciamo così, simbolo di una città che non ha più bisogno di nascondersi.
Perché noi siamo stati abituati a nasconderci, il segreto militare e tante altre cose avevano abituato i colleferrini a stare sempre un po’ in disparte, ma ci invitano a mostrarci e a mostrare quanto di bello abbiamo e quanto di buono possiamo mettere a disposizione di tutti gli altri. Grazie».

[fotoservizio a cura di Eledina Lorenzon]