Colleferro. In Piazza Italia un’installazione del Maestro Diego Stella per onorare la Giornata della Memoria e le vittime dell’Olocausto
COLLEFERRO – La Giornata della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 Gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto.
È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º Novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.
La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale – tenutasi il 24 Gennaio 2005 – durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto.
Anche Colleferro onora la memoria dell’Olocausto con una installazione artistica temporanea, “Ero solo un bambino”, realizzata dall’artista Diego Stella. Posizionata nella prima mattinata di oggi in Piazza Italia, l’installazione verrà rimossa al termine della giornata.
Nel pomeriggio a partire dalle ore 17, in diretta streaming dall’Aula Consiliare, si terrà un Concerto del M° Stefano Spallotta.
«In occasione della Giornata della Memoria – ha affermato il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna – l’Amministrazione comunale – insieme al Maestro Stella – ha messo a disposizione della cittadinanza – nel rispetto delle prescrizioni anti-Covid – un’installazione artistica che ricorda, e ci induce alla riflessione, rispetto all’Olocausto, ed al dramma delle vittime di quella immane tragedia…
Nel pomeriggio, intorno alle ore 17 dall’Aula Consiliare, in diretta streaming, il M° Stefano Spallotta eseguirà un breve concerto in onore di questa giornata mondiale del ricordo e della riflessione».
Di seguito, in video, gli interventi del Sindaco Pierluigi Sanna e del Maestro Diego Stella.
Così il critico d’arte Cristina Corbò: «Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 Gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Diego Stella artista originario di Colleferro, realizza una commovente installazione dal titolo “ERO SOLO UN BAMBINO” in occasione del giorno della memoria.
L’opera temporanea e giornaliera accompagna gli spettatori durante le poche ma preziose ore dedicate al ricordo di uno degli eventi più drammatici per la storia dell’uomo.
Troneggia al centro della piazza una fredda e lucente ruspa, cuore dell’installazione e perno dell’intera metafora inscenata dall’artista. Rimandando all’istante all’azione scavatrice della macchina, la ruspa, seppur immobile, avvia nella mente sensibile dello spettatore un movimento involontario, venerando nel silenzio della sua memoria quel rumore familiare di terra e sassi rivoltati.
La macchina sotto l’attenta guida dell’uomo viene manovrata abitualmente con lo scopo di modificare il paesaggio creando vuoti da poter riempire ma, come rimarca Stella, può permettere, esasperandone la potenza, di raggiungere anche profondità inconsapevolmente calpestate e dimenticate.
Ecco che allora quella bestia metallica al centro della piazza assume un ruolo sostanziale, di imperativo alla memoria, all’azione reminiscente che porta l’uomo al recupero di ciò che è stato per poter procedere a costruire ciò che sarà.
Ma nella rispettosa discrezione che è solita accompagnare il ricordo della tragedia della morte dei 16 milioni di ebrei durante l’Olocausto, nell’opera di Diego Stella disturbano non poco quel manichino di bambino e il piccolo pigiama a righe che spunta brutalmente, sporco e consunto, dal cumulo di terra sotto il braccio, si direbbe, quasi materno della ruspa sovrastante.
E a turbare ulteriormente quella scritta “Ero solo un bambino”.
L’artista non solo invita a ricordare la storia, a mantenere attiva la memoria, ma costringe lo spettatore a soffermarsi su un particolare dramma, su quel numero quasi irrisorio ma altrettanto tragico delle morti infantili: un milione e mezzo.
Un milione e mezzo di sogni incompiuti e di piccole anime che, come delicatamente rappresenta l’artista, hanno abbandonato i loro corpi fragili e si sono incamminate verso una quiete silenziosa di pace e mistero. Ma nell’abisso della malvagità che l’uomo ha dimostrato vergognosamente di essere capace di toccare, Diego Stella lancia una corda di salvezza, in quel pozzo buio a permettere la risalita verso la superficie lascia cadere un filo rosso, sottilissimo ma indistruttibile: la speranza.
E l’artista ha voluto riporre quel filo rosso di speranza e di memoria ovunque, intorno alla scena, nascondendola tra gli alberi, spargendola sfacciatamente nei dettagli nascosti della piazza della cittadina, proprio come nella vita.
alla fiducia che, citando l’artista, “…scavando nella memoria si può costruire un futuro migliore”».




















