Colleferro. Guerra in Ucraina. Fiaccolata per la Pace. Sanna: «L’Europa invii la diplomazia e non le armi. Noi stiamo già facendo la nostra parte…»

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COLLEFERRO – Nel tardo pomeriggio di ieri, 15 Marzo, centinaia di persone hanno partecipato alla Fiaccolata per la Pace organizzata dall’Amministrazione comunale.

Farmacia Comunale Colleferro ScaloFarmacia Comunale Colleferro Scalo

In testa al corteo, insieme al Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, c’erano il Sindaco di Gavignano Ivan Ferrari, Sindaco di Labico Danilo Giovannoli, il Sindaco di Montelanico Sandro Onorati, la Sindaca di Zagarolo Emanuela Panzironi, il Consigliere comunale di Segni Bruno Recchia.
A seguire cittadini in silenzio che hanno voluto dimostrare la propria contrarietà alla guerra.
Esposti la bandiera dell’Ucraina ed uno striscione con su scritto “Restiamo Umani” che, insieme al “Mai più” dei manifesti, hanno in qualche modo rappresentato gli slogan dell’intera manifestazione.

Il corteo è stato scortato dagli agenti della Polizia di Stato del locale Commissariato ed accompagnato da quelli della Polizia Locale che hanno gestito la viabilità nel percorso della fiaccolata che è partita da Piazza della Repubblica per concludersi in Piazza Italia. Hanno collaborato alla gestione del corteo anche i volontari dell’Ass. Arma dei Carabinieri.

Oltre a comuni cittadini hanno partecipato alla fiaccolata anche assessori e consiglieri comunali, rappresentanti dei Carabinieri e dirigenti scolastici.

Giunta in Piazza Italia, la fiaccolata è stata accolta dalla Banda Filarmonica di Colleferro che ha eseguito l’Inno europeo (“Inno alla Gioia”), l’Inno ucraino (“L’Ucraina non è ancora morta”) e l’Inno italiano (“Inno di Mameli”).

Dopo gli inni, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ha preso la parola ringraziando la banda filarmonica: «Bene avete fatto ad inserire al centro l’inno ucraino in modo tale che anche la musica dia simbolicamente l’idea di quanto tutti noi ci stringiamo attorno al popolo che oggi soffre a causa della guerra.
Siamo qui impegnati in un gesto di vicinanza al popolo ucraino.
Certo questo non ferma le bombe, ma la nostra Repubblica – con la Costituzione probabilmente più avanzata del mondo, che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali – è bene che dia in ogni piazza degli oltre ottomila comuni italiani un segnale evidente di vicinanza alla popolazione ucraina.
Ringrazio le consigliere comunali Luigia Fagnani e Anna Maddalena Renzi che mi hanno proposto questa iniziativa che ho subito accettato per dimostrare che siamo qui stasera anche noi, per testimoniare una particolare vicinanza. La nostra città anche concretamente insieme a tutte le altre ha immediatamente risposto con la raccolta degli alimenti e dei farmaci, con la disponibilità immediata all’accoglienza che abbiamo regolamentato e messo a disposizione di chi gestirà l’accoglienza di chi fugge da un conflitto.

La guerra non è finita – come qualcuno ha affermato – con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Magari si è combattuto lontano da casa nostra. Anche se io i Balcani me li ricordo…
Forse nessuno ci credeva più che ci saremmo ritrovati in piazza con le fiaccole a causa della guerra in Europa.
Perché la libertà, e la pace, sono come l’aria: ci si accorge di quanto siano importanti solo quando vengono a mancare.
Si parla di circa 900mila persone che potrebbero arrivare in Italia…

Oggi si riflette su cosa fare, su come agire. Dobbiamo prepararci ad accoglierle. Raccogliere ciò che serve. Apriremo una sottoscrizione per sostenere anche economicamente le famiglie che ospiteranno i profughi.
Il messaggio più forte che le piazze italiane debbono mandare a chi ci governa a chi in Europa poi ci rappresenta, è quello dell’autorevolezza.
L’autorevolezza perché se a dirimere il conflitto ci vanno una volta la Turchia, una volta Israele ed una volta la Cina significa che l’Europa non è in grado di dirimere il conflitto dentro casa sua. Questo significa che l’Europa non è utile e se non lo è, fa una brutta fine…
E poi c’è il tema del metodo, quello dei padri costituenti, che è quello della diplomazia e del dialogo. Le facciano a Roma le trattative – non in Bielorussia, in Turchia o in Cina – visti i messaggi che il Pontefice ha mandato più volte.
Invertiamo la tendenza. Inviamo diplomatici, non armi.
Credo che i più concreti ed esposti rappresentanti dello Stato non saranno mai d’accordo con l’invio delle armi, come non lo saranno mai i sindaci. Saremo sempre d’accordo con un intervento diplomatico europeo e delle Nazioni Unite, e non di altri istituti, nella trattativa diplomatica per la risoluzione del conflitto senza ulteriore spargimento di sangue.

Questo è il messaggio da inviare e lo abbiamo fatto anche in occasione di un incontro, insieme al Sindaco Gualtieri, con alcuni Sindaci ucraini.
Non ci si può chiedere di sostenere la proposta dell’invio delle armi o della chiusura dello spazio aereo.
A noi si può chiedere di dialogare, di utilizzare le armi che ci hanno consegnato i padri costituenti e che ci appartengono.
Il nostro è un triplice compito, quello dell’accoglienza, della solidarietà intelligente in collaborazione con chi sa cosa fare senza “spontaneismi” ma in modo coordinato, e di sostenere la risoluzione diplomatica del conflitto tenendosi lontani dalla consegna di ulteriori armi ad una nazione, ad una zona di guerra dalla quale arrivano immagini raccapriccianti.
Un finale ringraziamento a tutti e che anche Colleferro invii, insieme ai Comuni qui rappresentati, questo messaggio a tutti coloro che hanno orecchie per ascoltare e che vogliono intendere quello che effettivamente c’è da intendere in un momento delicato come questo».